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La VERA storia della bufala su Spielberg

05 Feb Posted by in #EPICFAIL | Comments
La VERA storia della bufala su Spielberg

Questa è la vera storia del più grande abbaglio collettivo mondiale del 2014. Chi non ricorda la foto su Facebook di Steven Spielberg accanto a un triceratopo cinematografico disteso, usato per le riprese di Jurassic Park? In tutto il mondo si parlò di persone che avevano commentato indignate la foto, pensando che l’animale fosse stato ucciso.

Ne parlo solo ora perché ho appena ricevuto la liberatoria da uno dei protagonisti della vicenda, da me subito contattato per approfondirla.

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Quando alcuni utenti cominciarono a condividere su Facebook degli screenshot del thread dei commenti, notai che venivano estrapolati solo commenti che si prestavano a essere derisi.

Visto però che il thread di commenti ne conteneva quasi tremila, il rischio che le estrapolazioni fossero completamente decontestualizzate era molto forte.

Mi ero andato così a scorrere tutti i commenti, fino a raggiungere quelli di Vincent Smith, la persona che per prima ha criticato la foto e che è la stessa che ho contattato in chat. In realtà Vincent ironizzava, ben consapevole che i triceratopi fossero estinti da un pezzo.

Per accorgersene “bastava” leggere i commenti appena prima e dopo quelli degli screenshot.

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Tanto per dirne una, Vincent tra le altre cose diceva “di questo passo i triceratopi si estingueranno nel giro di 6 milioni di anni“. Era chiarissimo che stesse scherzando.

Solitamente, chi riporta una notizia o una storia distorta lo fa perché è una persona superficiale o in malafede. Eppure, il fatto che il primo post, datato 6 luglio, fosse stato pubblicato dall’umorista Jay Branscomb doveva fare pensare che anche i commentatori stavano al gioco.

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Vincent Smith

Invece, come spesso accade in questi casi, al buon senso e alla professionalità è stata preferita la via più comoda e redditizia: quella dei click e delle ricondivisioni facili.

Non importa se questo va ad alimentare un fenomeno e a certificare una notizia. Non importa se di mezzo ci va la reputazione di una persona, sputtanata su scala mondiale.

Macché, non sia mai detto che ci si faccia certi scrupoli.

Già con centinaia di commenti in pochi vanno a commentarne qualcuno che non sia tra gli ultimi tre, figuriamoci se poi ci si accorge che ci sono state delle ricondivisioni, tante ricondivisioni.

Con migliaia di commenti, vuoi che nessuno abbia già verificato se queste persone stanno scherzando o se sono davvero convinte di ciò che dicono? Perfetto, commento anch’io.

Ci sono migliaia di ricondivisioni? Perfetto, diffondo anch’io.

Una testata concorrente ne sta parlando? Perfetto, ne scrivo un articolo anch’io.

Eppure tra i compiti di un giornalista dovrebbe esserci proprio quello di verificare ciò di cui si parla, di sentirsi moralmente responsabili dell’impatto che può avere un comportamento superficiale.
E allora no, non è perfetto. Questo non è giornalismo ma intrattenimento costruito intorno al nulla assoluto.

La storia è diventata virale; sui social media si sono scatenati i meme e il divertissement, mentre l’etica giornalistica risultava “non pervenuta”.
Il post su Facebook ancora oggi riceve commenti, che hanno ormai superato quota 12 mila (di cui 10 mila aggiunti nei primi dieci giorni).

Per rendere l’idea della popolarità raggiunta da questa storia, ho selezionato alcune testate giornalistiche e fonti autorevoli che ne hanno parlato.

In Italia: Corriere, Repubblica, La Stampa, Il Messaggero, Il Giornale, Rai News, Huffington Post Italia, Affaritaliani, Giornalettismo, Dagospia, Attivissimo.

Negli States: USA Today, Huffington Post, LA Times, Daily NewsCBS LocalBuzzfeed, Business Insider, Gawker.

In UK: BBCDaily Mail, The Independent, Mirror.

Nel resto del mondo: Le Figaro (Francia), Focus (Germania), Bild (Germania), Europapress (Spagna), La Vanguardia (Spagna, Catalogna), Metro (Svezia), National Post (Canada), La Nacion (Argentina), India Today (India), News.com (Australia), NTDTV (Cina), Tasvirnama (Iran), RIA Novosti (Russia, ex agenzia di stampa).

Tutte hanno parlato di migliaia di persone credulone, ignoranti, ingenue, ingannate, non capacitandosi di come dai social media possa emergere un numero così alto di persone con un basso livello di comprensione di ciò che legge. L’unica testata che si è preoccupata di approfondire è stato l’HuffPost della versione statunitense.

L’altro giorno sono riuscito finalmente ad avere una conversazione privata (di cui riporto uno stralcio) con Vincent, che ha confermato le mie impressioni e mi ha autorizzato a scriverlo.

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Come si può vedere, fortunatamente Vincent l’ha presa col giusto spirito, anche se non era una cosa scontata. Concludo con un paio di citazioni.

Mangiate merda, milioni di mosche non possono sbagliare” – Marcello Marchesi

Ergo, abbiamo un cervello: usiamolo.

L’altra è questa.

Una bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe” – Mark Twain

 


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