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Per una corretta informazione

25 Gen Posted by in Uncategorized | Comments

etica

Contro la cattiva informazione (indipendentemente dal fatto che sia veicolata attraverso un canale analogico oppure digitale).

Contro un certo modo di fare giornalismo, al di sopra di tutto e di tutti, per cui il fine giustifica i mezzi e asservito esclusivamente al profitto o alla politica.

Contro la mancanza di professionalità di alcuni a discapito dell’intera categoria.

Per un giornalismo che torni a fornire al cittadino un servizio di qualità.

Per un giornalismo che si basa su fonti verificate.

Per un giornalismo che rispetti la privacy.

Per un giornalismo che utilizzi un comportamento adeguato sui social network.

Per un giornalismo che torni a fare IL giornalismo.

Di seguito sono riportati due testi. Il primo è una Lettera aperta all’Ordine dei Giornalisti, che possono firmare tutti i cittadini che rivendicano il loro diritto a un’informazione corretta e responsabile, approfondita e al loro servizio. La seconda, è un esposto per l’Ordine dei giornalisti, a cui possono aderire tutti gli iscritti all’ODG. Per sottoscrivere una, l’altra o emtrambe occorre mandare una mail all’indirizzo perunacorrettainformazione@gmail.com

 

Perché ho aderito

Ho deciso di aderire non solo perché condivido pienamente le critiche al sistema dell’informazione mosse dai promotori di questa iniziativa, ma addirittura auspico che a queste se ne possano aggiungere altre come il rispetto dei diritti d’autore: per esempio è ancora fresco il caso del volume di 300 pagine venduto dal Corriere, contenente vignette su Charlie Hebdo raccolte in rete ma il cui utilizzo non era stato autorizzato dai rispettivi autori.

L’informazione corretta e di qualità è uno dei primi passi verso una società migliore.

Al decadimento etico e morale degli ultimi decenni, alla carenza culturale che abbraccia la nostra società a tutti i livelli, occorre rispondere aiutando i cittadini a capire, a imparare, a fare.

Un cittadino correttamente informato non deve essere un problema ma una opportunità.

Per quanto riguarda il comportamento sui social network, il campionario orrorifico che finora ci è stato proposto è piuttosto variegato e comprende insulti (anche quando si utilizzano account aziendali), diffusione di notizie infondate, violazioni della privacy, mancanza di buon senso e altre pessime abitudini. Per esempio, discriminazioni, bufale e sciacallaggi a cui abbiamo assistito durante l’incendio a bordo del Norman Atlantic.

La lista di chi ha aderito si trova a questo indirizzo.

 

Lettera aperta all’Ordine dei Giornalisti

“Dopo settimane nelle quali abbiamo assistito alla messa in onda di trasmissioni televisive e alla pubblicazione di articoli che veicolano cattiva informazione e rappresentano palesi violazioni della deontologia professionale, ieri, 20 gennaio 2015, ci siamo fermati di fronte alla pubblicazione da parte della testata “Il Fatto Quotidiano”, nella sua edizione cartacea e online, di un articolo titolato Greta e Vanessa, la cooperante ai migranti siriani: “Ecco come aggirare i controlli” a firma di Angela Camuso.

Riteniamo questa solo l’ultima di una lunga serie di esempi di pessimo giornalismo ai quali, nelle ultime settimane – pur in una più vasta e generale crisi di contenuti in atto ormai da tempo – si assiste in modo sistematico e impotente.

Si potrebbe parlare di una, seppur grave, banale improvvisazione priva di professionalità, se solo non ci andasse di mezzo la vita delle persone, sulla quale viene impunemente gettata un’ombra di sospetto che rischia di averere ripercussioni personali e professionali.

Ci chiediamo quale senso possa avere oggi un giornalismo che al servizio al cittadino ha sostituito un voyeurismo sensazionalista per il quale non ci si ferma neanche davanti al rispetto umano, in costante e grave violazione di tutte le norme di deontologia professionale. Quelle cioè che differenziano il mestiere del giornalista dal commentatore sui social network e dall’opinionista occasionale.

La verifica delle fonti, un linguaggio appropriato, il rispetto della privacy delle persone, sono le basi della professione giornalistica, alle quali andrebbero sempre aggiunte conoscenza e competenze specifiche dei temi dei quali si vuole trattare, nonché il valore aggiunto delle esperienze personali sul campo, ma sempre e comunque privilegiando il rispetto del lettore e delle persone coinvolte.

Non abbiamo la pretesa che il giornalismo possa essere al giorno d’oggi completamente libero da logiche politiche e di mercato, ma sentiamo forte l’esigenza di ribadire i valori fondanti della professione che abbiamo scelto, per la quale abbiamo studiato e che difendiamo ogni giorno con il nostro lavoro.

Continuando su questa strada, non possiamo certo aspettarci da parte dei lettori una comprensione dei fenomeni attuali scevra da pregiudizi, sovrastrutture e stereotipi discriminanti. Ne’ possiamo aspettarci il rispetto verso la nostra categoria, sempre più priva di credibilità. Per scelte editoriali di questo tipo pagano tutti i professionisti, compresi quelli che, lontani dalle luci del mainstream e spesso a proprie spese, continuano ogni giorno a lavorare nel rispetto delle regole. La pubblicazione di articoli di questo genere, oltre a non fornire un buon servizio di informazione ai lettori, getta discredito sull’intera categoria.

Per questo motivo molti di noi hanno sentito il bisogno di sottoscrivere questo documento, che sarà la base di un esposto all’Ordine dei Giornalisti in merito all’articolo pubblicato da “Il Fatto Quotidiano”. Ma vorrebbe anche rappresentare la prima fase di un progetto condiviso di informazione approfondita e dal basso, basata sulla competenza dei temi che riguardano il mondo arabo, l’Islam e le migrazioni, che ormai da settimane vediamo raccontati in modo superficiale e approssimativo da una serie di voci che nulla hanno mai avuto a che fare con un mondo che ci riguarda tutti”.

 

Esposto all’Ordine dei Giornalisti

In quanto cittadini italiani, consapevoli del valore della libertà di stampa ed espressione (“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”, art. 21 della Costituzione italiana), e in quanto giornalisti, appellandoci alle norme e ai doveri del nostro Ordine professionale, assistiamo con crescente preoccupazione da cinque mesi ormai, a una azione di propaganda islamofobica sulle testate italiane “Il Giornale”, “Libero” e “Il Fatto Quotidiano”, culminate in una azione di linciaggio mediatico delle due volontarie Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, con coinvolgimento di persone estranee ai fatti. L’islamofobia rientra, inoltre, tra i fenomeni che la categoria si è impegnata a non alimentare attraverso la sigla di numerosi protocolli d’intesa, tra cui la Carta di Roma.

Riteniamo che questi episodi siano giunti a un livello che chi ha a cuore la nostra professione e i suoi principi non può continuare a tollerare, soprattutto quando ad essi dà seguito il presidente del nostro Ordine professionale, Enzo Jacopino, con una nota pubblica che nuoce al principio della verifica delle fonti, all’etica professionale e al dibattito civile che auspichiamo sempre vivo nel nostro Paese, nel rispetto dei cittadini italiani e di chi, con status giuridico diverso, ci vive, rispettandone le leggi e contribuendone alla crescita e allo sviluppo.

Elenchiamo qui diseguito i fatti che riteniamo doveroso portare alla luce e che, tutti insieme,hanno contribuito alla nostra esposizione in prima persona presso questa istituzione:

1)  La pubblicazione della scena della decapitazione del collega americano James Foley sulla copertina del pampleth di Magdi Allam sul quotidiano “Il Giornale” intitolato: “Non perdiamo la testa: islamofobia o difesa della nostra civiltà” in data 17/10/2014 (http://www.ilgiornale.it/news/cultura/non-perdiamo-testa-21-ottobre-col-giornale-libro-difenderci-1060289.html)

2)  La pubblicazione sui quotidiani “Il Giornale”, “Libero” e “Il Fatto Quotidiano” di articoli infamanti sulle due volontarie Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, completi di trascrizione di intercettazioni di una vecchia informativa del Ros, culminata con un “non luogo a procedere”, in cui compaiono nomi di soggetti non indagati e semplicemente intercettati in chiara violazione delle norme deontologiche e della Legge, e la cui esposizione ha causato loro danni economici e fisici gravissimi (“Il Fatto Quotidiano”:http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/17/greta-vanessa-libere-in-siria-per-aiutare-i-ribelli-anti-assad/1346838/; “Libero”: http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/11745335/Greta-e-Vanessa-tradite-da-chi.html).

3)  la pubblicazione sul quotidiano “Libero” dei nomi, cognomi ma soprattutto indirizzi fisici dei 60 indagati dalla Cia per terrorismo internazionale con residenza nel nostro Paese, in evidente violazione della legge sulla diffusione dei dati personali

4)  La diffusione da parte del presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Jacopino, di una nota intitolata “Ora basta riscatti” la quale, criticando la scelta del governo di avere pagato per  ottenere la liberazione delle due volontarie, viola sia i principi sui quali si muove lo Stato italiano in contesto internazionale, sia mette in pericolo l’attività di colleghi giornalisti che si recano in aree di crisi per fare il loro mestiere, con possibili conseguenze gravi e drammatiche sulle loro vite. (https://www.facebook.com/E.Iacopino/posts/774409035981729).

5)  La violazione della Carta di Roma (ovvero “Protocollo deontologico d’intesa concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti”, siglato da OdG e FNSI in data 13/06/2008) per l’uso assolutamente scorretto della terminologia “clandestini musulmani”  (in riferimento all’articolo Greta e Vanessa, la cooperante ai migranti: “Ecco come aggirare i controlli”, a firma di Angela Camuso, pubblicato da “Il Fatto Quotidiano” in data 19/01/2014 nella sua edizione cartacea e online), e in particolare del punto a) (“Il giornalista è tenuto ad adottare termini giuridicamente appropriati al fine di restituire al lettore ed all’utente la massima aderenza alla realtà dei fatti, evitando l’uso di termini impropri”) e del punto b) (“Il giornalista è tenuto ad evitare la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte riguardo a richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti. CNOG e FNSI richiamano l’attenzione di tutti i colleghi, e dei responsabili di redazione in particolare, sul danno che può essere arrecato da comportamenti superficiali e non corretti, che possano suscitare allarmi ingiustificati, anche attraverso improprie associazioni di notizie, alle persone oggetto di notizia e servizio; e di riflesso alla credibilità della intera categoria dei giornalisti”) della suddetta Carta, e per conseguenza il criterio deontologico fondamentale del ‘Rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati’ come indicato dall’art. 2 della Legge istitutiva dell’Ordine.

Gli episodi su elencati rappresentano chiari violazioni della Deontologia professionale, e in particolare della Carta dei Diritti e dei Doveri del Giornalista.

In particolare sono violati:

a)  Il principio del rispetto della persona e della non-discriminazione (“Il giornalista ha il dovere fondamentale di rispettare la persona, la sua dignità e il suo diritto alla riservatezza e non discrimina mai nessuno per la sua razza, religione, sesso, condizioni fisiche o mentali, opinioni politiche”);

b)  Il principio di attinenza ai fatti (“I titoli, i sommari, le fotografie e le didascalie non devono travisare, né forzare il contenuto degli articoli o delle notizie”).

c)  Il divieto di pubblicare immagini o fotografie lesive della dignità della persona (“Il giornalista non deve pubblicare immagini o fotografie particolarmente raccapriccianti di soggetti coinvolti in fatti di cronaca, o comunque lesive della dignità della persona; né deve soffermarsi sui dettagli di violenza o di brutalità”).

d)  Il diritto del cittadino alla riservatezza e il principio di presunzione di innocenza (“In tutti i casi di indagini o processi, il giornalista deve sempre ricordare che ogni persona accusata di un reato è innocente fino alla condanna definitiva e non deve costruire le notizie in modo da presentare come colpevoli le persone che non siano state giudicate tali in un processo”).

Le affermazioni contenute nel summenzionato articolo de “IlFatto Quotidiano” configurano il reato di diffamazione a mezzo stampa secondo l’art. 596-bis del Codice penale, e violano il Titolo I del d. lgs 196/2003 (Testo unico sulla privacy), che stabilisce il principio generale che “chiunque ha diritto alla protezione dei dati personali che lo riguardano” (articolo 1), che il loro trattamento a fini giornalistici “si svolga nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, nonché della dignità dell’interessato, con particolare riferimento alla riservatezza, all’identità personale e al diritto alla protezione dei dati personali” (articolo 2).

Riteniamo che gli episodi su elencati, raccolti nella loro totalità, siano un segno molto grave del livello di crisi dei media nel quale stiamo precipitando: non solo economica, non solo occupazionale ma, soprattutto, di valori morali e civili e che segna uno dei punti più bassi della storia del nostro ordine professionale fin dalla sua nascita.

(crediti immagine iniziale)

 


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