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Sabato 03 Gennaio 2009 08:00 |
In un ritaglio di tempo mi è capitato di riflettere sui brand che nel corso del 2009 hanno avuto una certa influenza su di me e che in qualche modo mi hanno aiutato o arricchito.
L'idea, a metà strada tra il gioco e l'esercizio di stile, era quella di identificare tutti quei marchi che, alla luce della mia esperienza, avrei potuto attribuire a una ipotetica categoria #maipiusenza.
Ridendo e scherzando, di nomi di brand me ne sono venuti in mente uno dietro l'altro, così ho pensato di annotarli sull'iPhone, più come promemoria per me stesso che per altro.
Mi sono però accorto che sarebbe stato meglio ordinare queste note in qualche modo: indeciso tra uno schema gerarchico, una classificazione tramite etichette e una matrice di Ansoff, ho pensato di rappresentare il tutto tramite mind mapping.
Alla fine il risultato è stato apprezzabile, tant'è che ho deciso di condividerlo qui sul blog.
Alla categoria “maipiusenza” ho associato:
- TomTom, in quanto fedele compagno dei miei spostamenti e più attendibile di Google Maps. Ho perso il conto di tutto il tempo che mi ha fatto risparmiare, di tutte le volte che mi ha tratto d'impaccio e delle multe che mi ha risparmiato, anche se ammetto di abusarne un pochetto. Giudizio: rassicurante.
- Barcamp, in quanto nel 2009 la mia partecipazione a eventi legati al web 2.0 e ai media digitali ha privilegiato queste non-conferenze rispetto a congressi, seminari e forum come mi accadeva negli anni precedenti. Giudizio: social.
- Infostrada, perché senza una connessione Adsl, per quanto non eccelsa, col cucù che mi connetto al web. Stare senza connessione internet è quanto di peggio possa capitare a un web addicted (ok, esistono mali peggiori nella vita) e nel 2009 non ho avuto particolari problemi, a differenza dei due mesi di isolamento totale del 2008. Giudizio: l'importante è esserci.
- Delicious, lo strumento che ha risolto brillantemente i miei problemi di organizzazione dei contenuti. L'uso smisurato e sofisticato che ne ho fatto ha decretato la fine del salvataggio di files sul computer, del salvataggio dei bookmarks nei brower, della riclassificazione periodica dei bookmarks e del pensionamento senza rimpianti di Google Bookmarks. Giudizio: ordinato
- Postoditacco, il mio personal brand. A dire il vero non mi è mai piaciuto e lo trovo scomodo ogni volta che devo digitarlo per connettermi a un servizio 2.0 (attualmente sono circa 500 quelli a cui sono registrato), però a questo punto è tardi per i ripensamenti. C'è di buono che, quando mi registro a un nuovo servizio, trovo sempre questo account disponibile e che non è appetibile per i cybersquatters: inoltre credo che sia abbastanza mnemonico (forse perché singolare, mah). Giudizio: autoreferenziale
- Friendfeed, indiscutibilmente il servizio web a cui ho dedicato più tempo, forse più che a tutti gli altri messi insieme. Utile e divertente allo stesso tempo. Nel secondo semestre ho rivisto radicalmente il mio uso della piattaforma e centellinato il tempo che vi dedicavo (in precedenza arrivato a livelli “sovrumani”) grazie anche a una ottimizzazione dei flussi (spero che questo termine non infastidisca nessuno ;) ). Giudizio: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.
- Moo, più di un biglietto da visita, specie i miei realizzati con una certa creatività. Oltre a contenere la mia identità digitale, raccontano anche qualcosa sia dei contenuti che condivido che del mio modo di pensare. E' l'unico caso in cui preferisco il supporto analogico a quello digitale: li porto sempre con me e nel 2009 ne ho distribuiti a bizzeffe. Li ho preferiti ai Poken per il maggior livello di personalizzazione (parere squisitamente personale e opinabile), anche se sul finire dell'anno ho ceduto alle lusinghe del panda che lampeggia. Giudizio: lei non sa chi sono io!
- Yokohama, i pneumatici per i quali ho interrotto anni e anni di fedeltà assoluta verso Michelin, con cui ho percorso centinaia di migliaia di chilometri con soddisfazione. Nello specifico, si tratta di un modello invernale (Winter M+S) con un comportamento su acqua, neve e ghiaccio strepitoso: provare per credere! Giudizio: tutto sotto controllo.
- Asus, il brand sia del notebook che del personal computer. Del primo sono talmente soddisfatto che me lo porto appresso ovunque e che ha fatto crollare miseramente il livello di utilizzo del desktop. Magari non lo uso, ma mi piace sapere di averlo sempre con me, “perché non si sa mai”, con tanto di cavetteria al seguito. E' di una comodità impagabile (oltre che esteticamente gradevole), seconda solo a quella dell'iPhone: se avesse anche i tasti retroilluminati per l'uso notturno (ah, il Mac...) sarebbe perfetto. Giudizio: compagno fedele.
- Apple, il marchietto riportato sulla propaggine delle mie mani e che risponde al nome di iPhone (altro brand importante). Questo è il mio unico dispositivo col logo della mela morsicata, tanto piccolo quanto potente. E' un potente dispositivo che ha rivoluzionato l'utilizzo del mio tempo e potenziato esponenzialmente la gestione delle mie comunicazioni, delle mie relazioni sociali e dei contenuti (condivisi e non). Oggi come oggi non saprei proprio come farne a meno. Giudizio: la mia finestra sul mondo.
- Vodafone, perché senza un gestore che ti fornisce un servizio di connettività mobile dati (ovviamente flat o giù di lì) per l'iPhone non me ne faccio niente. Ogni tanto mi aiuta anche a fare e ricevere telefonate, quando proprio non ne posso fare a meno. Nel 2009 nelle zone che batto io sono migliorate sia la copertura H3G che la qualità del segnale, ma perfettibili se ci si avventura per aree sperdute. Se Vodafone mi consentisse anche di utilizzare il tethering gratuito con l'iPhone, farei i salti carpiati dalla gioia. Giudizio: tutta intorno a me, o quasi.
- Samsung, perché dopo un altro monitor più 2 due chiavette Mp3 acquistati nel corso dell'ultimo anno, penso di potermi definire un aficionado (o meglio, un cliente soddisfatto) di questa azienda. Giudizio: non tradisce le aspettative.
- My web 2.0, il mio blog usato inizialmente come palestra e successivamente come condivisione, prima del boom di social network come Facebook e Friendfeed, per i quali l'ho un po' trascurato. E' un po' la mia casa, dove ritorno dopo essermene andato a zonzo per il mondo a fare esperienze nuove e dove racconto quanto di nuovo ho appreso. Giudizio: home sweet home.

Alla categoria “stazionari” ho associato:
- Facebook, che non è mai decollato come mio canale di comunicazione. Sarà stata l'interfaccia, sarà stato il fatto di non trovarci persone e contenuti secondo le mie aspettative, rispetto ad altre piattaforme, sarà che mi consente di fare un po' di tutto senza eccellere in niente, oppure per alcune policy poco rassicuranti, ma la scintilla non è mai scoccata. In compenso la gestione della privacy è eccellente. Giudizio: amico è una parola grossa.
- Tumblr, per tutti i meme che creerebbero rumore se annotati nel mio blog, ma che farebbero la loro sporca figura se conservati qui. A differenza di altri per i quali costituisce il contenitore principale, per me è un ripiego per ciò che non trova spazio nel mio blog. E' un peccato perché Tumblr, se utilizzato bene, consente di realizzare cose pregevoli. Vedremo nel 2010. Giudizio: si può dare di più (riferito al sottoscritto).
- Skype, che tra tutti i sistemi di instant messaging mi sembra quello più usabile, produttivo, sicuro e professionale. Purtroppo non è ancora un sistema completo di collaborazione online, però compie il suo sporco dovere ed è utilizzabile anche da dispositivi mobili (dal 2009 anche da iPhone). Potrei utilizzarlo anche per fare e ricevere telefonate ma, come dicevo prima, preferibilmente utilizzo canali non vocali. Giudizio: call me, anytime anyplace anywere anyway (cit.).
- Oracle, che tra l'altro sarebbe il mio pane quotidiano, professionalmente parlando. Un brand che una volta innovava e contendeva a Microsoft lo scettro di leader mondiale dell'IT, mentre oggi acquisisce altri grossi player, i quali possiedono realtà più piccole ma visionarie e tutto sommato indipendenti. Avrebbe il potenziale per proporsi come leader assoluto nelle soluzioni di cloud computing e di database distribuiti, invece si ferma giusto un attimo prima della scelta coraggiosa. Giudizio: non rimandare a domani quello che potresti fare benissimo dopodomani

- Flickr, piattaforma dove sono finalmente passato a un account Pro, anche se i miei mezzi limitati e i miei interessi principali rivolti altrove non faranno mai di me un fotografo come si deve. Giudizio: anche l'occhio vuole la sua parte.
- Twitter, quando la sintesi è un pregio. O hai questa dote, oppure Twitter non fa per te. In 140 caratteri devi condensare un pensiero oppure una riflessione sui massimi sistemi dell'universo, però devo dire che gli url shortner aiutano parecchio. Ho cambiato il mio modo di twittare, passando dal “cosa stai facendo?” al “cosa vorresti dirmi?” ben prima che l'interfaccia tradotta in italiano lo introducesse, utilizzandolo quindi in modo più proficuo (per condividere link, ad esempio), senza tediare oltremodo i miei followers. Sono tuttora sorpreso del potenziale di questo strumento (non solo in fase comunicativa), tanto che penso di utilizzarlo di più e meglio nel corso del 2010. Giudizio: più veloce della luce.
- Michelin, i pneumatici che ho sempre imposto ai concessionari come condizione imprescindibile per l'acquisto delle autovetture, sono stati da me accantonati negli ultimi due inverni, ma li rimonterò con lo sbocciare delle primule perché sull'asciutto sono ancora una sicurezza assoluta. Voto: se mi lasci non vale.
Alla categoria “in disuso” ho associato:
- Microsoft, inteso come brand che mette a disposizione la piattaforma (Windows) e i principali applicativi che utilizzo quotidianamente in ambito lavorativo. Il mio interesse verso gli applicativi Windows è andato scemando, fino ad arrivare ai minimi storici, anche a causa della colpevole scelta del colosso di Seattle di rimanere ancorati a una visione pc-centrica dell'IT e del web. Nel 2009 ho sciolto gli ultimi indugi e ho portato sul web la stragrande maggioranza dei miei dati e dei servizi che utilizzo (ovviamente ponderando bene cosa e dove). La comodità e la sicurezza mi sembrano di un livello superiore (a costi inferiori), a patto di avere sempre una connessione web disponibile. Questo è ancora più valido da quando negli ultimi mesi sono aumentati i servizi web accessibili anche offline, Google in testa. Giudizio: attendendo il rilascio della versione definitiva di Google OS.
- H3G, l'ultimo gestore a cui mi sono legato, per accedere in mobilità dal notebook tramite chiavetta HSUPA, ogni qualvolta la connessione wi-fi non è disponibile. Sfortuna (loro) vuole che spesso riesca a trovare una connessione disponibile o che riesca a sopperire con l'iPhone. Sinceramente non saprei dare un giudizio serio sulla copertura e sulla qualità del segnale, perché l'ho utilizzato talmente poco che non ho acuisito elementi sufficienti. Inoltre le tariffe finora disponibili non mi hanno aiutato nella scelta. Giudizio: se son rose, fioriranno.
- Bittorrent, che al pari dei suoi simili è finito nel dimenticatoio, pena anche la scarsità di tempo da dedicare poi all'utilizzo dei contenuti. Giudizio: chi l'ha visto?
- Tim, l'altro gestore che uso solo per chiamate vocali, anche perché sulla parte dati sono coperto da Vodafone (che all'epoca prevedeva dei piani tariffari più convenienti per me). L'avrei preso in considerazione come gestore per le connessioni via chiavetta HSUPA, se solo quest'ultima non fosse stata assolutamente irreperibile presso gli innumerevoli centri Tim che ho girato, oppure se avesse avuto tariffe ricaricabili vantaggiose. Giudizio: bye bye, baby.
- Nokia, che dopo innumerevoli cellulari acquistati ha lasciato spazio all'iPhone, anche se rimane il mio preferito per le chiamate vocali. Dubito che nel 2010 possa arrivare ad avere l'usabilità dell'iPhone o ad avere uno store equiparabile; piuttosto mi butterei su Android. Giudizio: c'eravamo tanto amati.
Come si può notare, la quasi totalità dei brand che ho citato è legata in qualche modo alla tecnologia e al web in particolare.
Questo è dovuto al fatto che per me questi marchi hanno rappresentato qualcosa di importante e che mi hanno fatto fare esperienze significative (sia in positivo che in negativo) rispetto ad altri che hanno rivestito un ruolo secondario nella mia vita.
Questo non vuol dire che nel 2009 io non abbia avuto a che fare con Nike, Nutella, Pioneer, Honda, Cacharel o altro, ma solo che ho attribuito meno importanza a queste altre esperienze.
Per il 2010 prevedo alcuni cambiamenti, consistenti in un paio di “new entry” importanti, la rivalutazione delle piattaforme di microblogging, la svalutazione di FriendFeed, un utilizzo consistente di H3G e... probabilmente qualche imprevisto che incontrerò strada facendo.
A proposito: la mappa mentale l'ho realizzata con l'app SimpleMindX e credo che la utilizzerò più spesso perché non è mica male, no?
permalink: I brand del mio 2009
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Giovedì 31 Dicembre 2009 00:00 |
 Venti anni esatti.
Tanto è passato da quel giorno in cui accesi per la prima volta un personal computer.
Click! Un gesto semplice che si è trasformato in rituale.
Da allora questo gesto si è ripetuto ininterrottamente per venti anni filati tutte le volte che sono entrato in tutti gli uffici in cui ho lavorato, prima ancora di togliermi la giacca, di sedermi o di bermi un caffè.
Tutte le attenzioni maniacali che dedicava a quella scatola misteriosa involontariamente finirono per contagiarmi.
Eppure non era la prima volta che avevo a che fare con i bit e con una tastiera, ma questo apparecchio non aveva niente a che vedere con gli home computer che avevo usato fino a quel momento.
Sulla targhetta c'era scritto " Olivetti M20" e appoggiato sopra c'era un monitor tutto suo, anche se dovevi rinunciare ai colori diversi da quelli dei fosfori verdi.
Al suo interno nascondeva un microprocessore 8086 più un hard disk da 11 Mb e spiccioli, su cui era caricato un sistema operativo DOS (non ricordo di quale versione, ma era una delle prime).
Questo era quanto bastava per far funzionare applicativi come Wordstar, dove con acrobazie da pianista come Control+K+C e Control+K+K provavi la sensazione del Copia-e-incolla.
Ogni documento potevo stamparlo su una stampante ad aghi oppure salvarlo su uno dei due lettori di floppy da 5" 1/4.
Per parlare con lui dovevi dirgli cose come dir, del, copy *.*, move, cd, md, così lui eseguiva fedelmente.
Talmente fedelmente che se gli dicevi di cancellare tutti i files di una directory e non eri posizionato su quella che pensavi, lui eseguiva lo stesso.
La lezione però l'ho imparata bene, perché in questi venti anni credo che quella sia stata l'unica cavolata che ho combinato.
Non finirò mai di ringraziare PcTools (che scoprii proprio in quell'occasione) e il mio compagno d'avventura, che mi consentirono di recuperare tutti i files.
Click! E' un gesto quasi ridicolo per chi osserva chi lo compie.
E' curioso persino per me, abituato a girare con una propaggine della mano sempre accesa e sempre connessa al web.
Questo però domani non mi impedirà di ripetere questo gesto e di ricominciare un'altra giornata di lavoro, con un click.
permalink: 20 anni
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Martedì 10 Novembre 2009 07:30 |
Questo post vuole essere un'analisi tecnica sulla gestione dei flussi e sulla pubblicazione di contenuti in FriendFeed, relativamente al meme #cartellobizzarro lanciato oggi su questo social network.
Si tratta di un meme originatosi spontaneamente quando una star televisiva come il comico Luca Bizzarri (o chiunque usi l'account riportante il suo nome, comunque legato all'account Facebook ufficiale di Luca), recentemente iscrittosi a FriendFeed, ha pubblicato una sua foto dove sorregge un cartello su cui è riportata una frase.
Non entro nel merito della frase e delle motivazioni che hanno portato Luca Bizzarri a esporsi in questo modo su un social network ostico, abitato e animato da geek particolarmente esigenti, che in passato ha respinto Pierferdinando Casini (o meglio, una sua collaboratrice che ne usava l'account).
Fatto sta che la foto è stata presa come canovaccio per realizzare foto e cartelli fantasiosi, con una creatività inaudita e con centinaia di persone che a raffica hanno pubblicato la propria personalissima interpretazione oppure hanno commentato i thread degli altri.
Molti di questi account hanno una bassa attività su FriendFeed e pochissimi iscritti: il meme fiume di #cartellobizzarro ha fatto emergere questa parte sommersa di iscritti, una nicchia nella nicchia di geek di FriendFeed.
Il fattore abilitante, generalmente fondamentale per la riuscita di una qualsiasi attività virale, è stata la notorietà di Luca Bizzarri come personaggio televisivo e di spettacolo.
In questo caso però non si è trattato assolutamente di iniziativa virale ma spontanea; certo che se Bizzarri, consigliato da non so chi (ma non credo), ha volutamente esposto un cartello ben sapendo che è quanto di meglio per fomentare un meme (unitamente al fattore abilitante di cui sopra), sono pronto a fargli i miei più sinceri complimenti perché in questo caso ha saputo interpretare come meglio non si poteva la comunicazione su questo social network.
Essendo scettico su questo aspetto, visto che molte persone che utilizzano FriendFeed da parecchio tempo ancora devono comprenderlo appieno, sono propenso per il fattore casualità.
Veniamo ora al dunque: le analisi quantitative sull'account di Luca Bizzarri.
In 11 ore l'account registrato a suo nome è passato da 418 sottoscrittori a 988.
I commenti sono passati da 85 a 126, quindi con 41 commenti è riuscito a scatenare il finimondo, facendo parlare anche blog e portali giornalistici tradizionali; apparentemente poteva sembrare assente dalle conversazioni perché i commenti e i thread su questo meme erano veramente un'enormità, mentre invece ha interagito parecchio, dal momento che 41 commenti in poche ore sono tanti anche per un grafomane come me.
Analisi quantitative sul resto degli iscritti.
Con tre soli thread ed altrettante semplicissime frasi, Luca Bizzarri ha raccolto rispettivamente 221 commenti e 159 like, 107 commenti e 7 like, 36 commenti e 47 like.
Altri thread di successo sullo stesso filone sono quelli di Vincio (60 commenti e 94 like), di Bak (53 commenti e 8 like), di Bastet (15 commenti e 42 like), dell' ufficio dell'abominio (36 commenti e 57 like) e di Lafra (28 commenti e 81 like).
Analisi qualitative dei flussi.
Come era prevedibile, questo meme ha monopolizzato per ore l'home page della maggior parte degli iscritti italiani; ricordo a chi non è pratico di FriendFeed che ogni commento o like lasciato su un thread riporta lo stesso in cima al flusso.
Comprensibilmente non poche persone, inizialmente divertite da questa iniziativa, si sono sentite infastidite da questa intrusione nella normalità dei loro flussi, ora profondamente alterati.
Facendo un esempio pratico, thread molto interessanti (e seri) come quelli sul ventennale della caduta del muro di Berlino oppure quella di Terre Des Hommes in favore dei bambini vittime di violenze sono risultati quasi invisibili ai più.
Qualcuno ha anche pubblicato altri thread in cui ha manifestato il proprio fastidio e l'intenzione di fare massiccio utilizzo della funzione di hide, invitando contestualmente gli altri a contenersi, proprio come se avessero di fronte il più fastidioso dei banner.
Possiamo quindi dire che la comunicazione dell'account di Bizzarri è riuscita oltre ogni più rosea aspettativa, mentre quella tra i restanti iscritti è stata gestita male e ha causato problemi.
Perché dico questo?
Perché molti hanno scambiato FriendFeed per Facebook (che, pur essendone il proprietario, al momento funziona con logiche molto differenti), sia tra i (tanti) neofiti che tra i veterani (non me ne vogliano).
A un certo punto ho temuto che qualcuno aprisse un gruppo dal nome facebookiano "Quelli ke fanno il kartello su Bizzarri" (pericolo fortunatamente scongiurato).
Dirò di più: avere sottoscritto in massa l'account di Luca Bizzarri è tecnicamente molto discutibile e io credo di essere uno dei pochi a non averlo fatto.
Questa mia affermazione nasce dalla convinzione che sia poco influente per migliorare la visibilità sui contenuti di Bizzarri ma addirittura controproducente per la nostra visibilità (e per quella di tutti i nostri sottoscrittori) sugli altri contenuti.
Facciamo un altro esempio.
I tre thread di Bizzarri io me li sono visti passare sotto il naso per tutto il giorno, pur non avendolo sottoscritto: infatti, grazie ai suoi quasi mille sottoscrittori, tra i quali c'erano probabilmente i miei 433, c'era sempre qualcuno che me lo rendeva visibile, volente o nolente.
Per un caso limite come quello di Bizzarri, molto probabilmente sarebbe inutile sottoscriverlo per la stragrande maggioranza degli iscritti a FriendFeed (ricordo che in questo social network esiste anche il concetto di visibilità estesa ai FOAF, friends-of-a-friend)
Ne bastano una decina, forse venti, ma anche no.
Per contro, se io avessi sottoscritto Bizzarri, avrei tediato oltremisura i miei 433 sottoscrittori (e forse a quest'ora me ne rimarrebbero solo 33 irriducibili): sarebbe bastato un solo commento oppure un solo like su uno di questi thread per renderlo visibile a loro.
E' anche vero che, se non lo visualizzavano a causa mia, lo avrebbero visualizzato per le interazioni degli altri, quindi avrei potuto fregarmene e mettermi a commentare allegramente anch'io (per quanto 30-40 esposizioni in più avrebbero potuto causare le convulsioni a qualcuno).
Invece ho scelto di non lasciare nessun commento e nessun like, oltre a non sottoscriverlo.
Se molte altre persone avessero agito allo stesso modo, ci sarebbe stata la giusta visibilità per il meme (e non parlo quindi solo dell'account di Bizzarri) ma anche spazio per le altre conversazioni.
Niente di personale contro il buon (e divertente) Luca, ma è solo una considerazione tecnica come quelle di certi coach che talvolta devono prendere delle decisioni a malincuore per il bene della squadra.
La squadra in questo caso è costituita dal patrimonio conoscitivo collettivo e dal flusso informativo che lo veicola.
A rafforzare la mia posizione, c'è il fatto che il motore di ricerca interno a FriendFeed è probabilmente quanto di meglio possa offrire oggi un social network, consentendo di includere/escludere per parole chiave, di filtrare per numero di commenti o like, per utenti/gruppi, per servizio che ha pubblicato, utilizzando anche condizioni miste grazie agli operatori booleani.
Ok, per me che mi occupo (tra le altre cose) di business intelligence non è che sia una cosa sconvolgente, ma è comunque ottima per le esigenze comuni della piattaforma e, con un po' di manualità, usabile dalla maggior parte degli iscritti (che comunque solitamente possiedono anche un background tecnico).
Utilizzando questi filtri per nascondere i thread fastidiosi (identificabili facilmente dall'hashtag #cartellobizzarro, tecnica di etichettatura di ogni buon blogger) o per recuperarli i un secondo tempo era possibile evitare di passare la giornata a cliccare su "hide" per ogni thread, ma evidentemente molti non ci hanno pensato oppure ignoravano questa possibilità.
Come accennavo sopra, è possibile trovare traccia di questo meme anche al di fuori di FriendFeed: basta fare una ricerca su Twitter oppure su Google Blog Search per rendersene conto.
A parte questa mia fredda analisi, giusto per non passare per insensibile, aggiungo che all'inizio mi sono divertito pure io, che anche io ho realizzato un cartello e che qualche like (centellinato) l'ho lasciato, ma solo sui thread di qualche amico e nemmeno su tutti quelli che mi piacevano, per gli stessi motivi sopra esposti.
Sono curioso di sentire la vostra opinione in merito a tutte le considerazioni che ho fatto.
Non voglio invece entrare nel merito, come alcuni sostengono, delle polemiche sull'appeal che alcuni personaggi noti provenienti dai media tradizionali riscuotono anche sui social media, magari scrivendo cose (ma forse non è questo il caso) che pubblicate da qualcun altro ci farebbero solo sbadigliare.
[ EDIT 10 nov h. 9.55 ] Mi fanno notare sulla discussione originatasi su FriendFeed a fronte di questo feed che è presuntuoso da parte mia propormi come coach. Ci tengo quindi a specificare che è riferito a ciascuno di noi per la parte che gli compete all'interno di una rete di relazioni, in modo da trovare un giusto equilibrio tra la soglia di attenzione e il rumore. Questo che ho descritto è il metodo che utilizzo io per la gestione dei flussi e degli overload; mi piacerebbe conoscere anche i vostri metodi e confrontare vedute differenti [ /EDIT ]
permalink: Motivi per non seguire Luca Bizzarri su FriendFeed
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Martedì 13 Ottobre 2009 14:00 |
Scegliere di avere una presenza online comporta un cambiamento radicale delle nostre abitudini.
Se da una parte l'approccio non può essere affatto quello che avevamo fino a ieri con persone, canali, contenuti e strumenti, dall'altra dobbiamo assolutamente essere consapevoli che esiste un mondo che tenta di rigettare il nostro cambiamento.
Infatti, in un mondo perfetto la nostra sovraesposizione sul web, come persone, non sarebbe un problema ma un'opportunità.
In un mondo perfetto non ci sarebbe la censura sul web, ma nemmeno l'autocensura.
In un mondo perfetto le persone si sentirebbero libere di esprimersi sui propri blog, senza preoccuparsi del fatto che chi le legge potrebbe fare un uso distorto dei loro contenuti.
In un mondo perfetto le persone userebbero senza timore la propria foto come avatar.
In un mondo perfetto le persone si registrerebbero ai vari servizi web rendendo visibile anche il proprio nome oltre al nick.
In un mondo perfetto non ci sarebbe bisogno di apporre lucchetti sui propri account dei social network.
In un mondo perfetto le funzioni di blocco di account altrui e di revoca di sottoscrizioni ai nostri contenuti sarebbero inutili.
In un mondo perfetto non ci sarebbe bisogno delle moderazioni dei contenuti che pubblichiamo.
In un mondo perfetto gli sforzi spontanei per innovare sarebbero incentivati e premiati.
In un mondo perfetto le imprese ascolterebbero e accetterebbero parte della montagna di suggerimenti e di spunti provenienti dal basso.
In un mondo perfetto nessuno penserebbe di chiudere un proprio account web per motivi diversi dal mancato utilizzo, come per esempio il timore di essere perseguitati.
In un mondo perfetto nessuno si troverebbe mai nella condizione di dover scegliere se l'abbandonare ciò che gli piace, l'impiego del proprio tempo, la crescita sia umana che professionale, la frequentazione degli amici, oppure se rischiare di doverne pagare le conseguenze.
In un mondo perfetto tutti avrebbero uguali possibilità di accesso agli sterminati contenuti della rete e di creazione di relazioni che possano creare valore aggiunto.
In un mondo perfetto non ci sarebbe un'informazione di serie A e una di serie B, un'informazione online e una offline, ma semplicemente l'informazione.
In un mondo perfetto il contraddittorio sarebbe visto come un'opportunità per confrontarsi con realtà diverse dalla nostra e per crescere reciprocamente, senza divisioni di carattere politico, religioso, etniche, sociali, geografiche o di altro tipo.
In un mondo perfetto le tecnologie per l'accesso al web, almeno quelle essenziali, sarebbero disponibili per tutti a costi accessibili.
In un mondo perfetto i media tradizionali comprenderebbero meglio l'importanza di adeguarsi ai cambiamenti per non subirli quando sarà troppo tardi.
In un mondo perfetto non ci sarebbe bisogno dell'intervendo del legislatore per regolamentare, magari in modo goffo e maldestro, le dinamiche comportamentali degli utenti della rete, specie se mal consigliato da chi la rete non la frequenta e non la conosce.
In un mondo perfetto non ci sarebbero competitività, invidia, paura di cambiare, paura di innovare, paura di rischiare, paura di imparare, paura di aiutare.
In un mondo perfetto non ci sarebbe paura di condividere le proprie idee e le proprie conoscenze, perché le idee non condivise sono inevitabilmente destinate a invecchiare rapidamente, molto più rapidamente del suo detentore, mentre il resto del mondo avrà nel frattempo mutato le proprie esigenze e sviluppato conoscenze più avanzate.
In un mondo perfetto non ci sarebbe ignoranza ma ci sarebbero solo persone e cose nuove da scoprire.
Questo però non è un mondo perfetto, ma io me lo tengo stretto proprio per questo motivo, perché quotidianamente ho l'opportunità di affrontare nuove sfide, sempre più stimolanti, tentando di raggiungere un'utopica perfezione.
In un mondo imperfetto è possibile trovare una ragion d'essere ed essere premiati per quanto riusciamo a migliorarlo.
In un mondo imperfetto è possibile usare in modo consapevole le contromisure opportune per difendersi ma contemporaneamente riuscire a esprimersi in modo efficace e vivere serenamente.
permalink: Un mondo perfetto
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My web news -
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Giovedì 10 Dicembre 2009 07:00 |
Siete a corto di idee?
Servono nuovi spunti e trovate innovative per l'advertising?
Allora dovete assolutamente guardare questa carrellata di poco meno di un centinaio di slides (fantastiche dalla prima all'ultima!) con le migliori iniziative del secondo trimestre del 2009, che Ayman ha pazientemente raccolto.
permalink: Altri 100 grandi Adv creativi del 2009
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