Home Web 2.0 e dintorni: media digitali, social network e web advertising. http://www.myweb20.it/ Thu, 11 Mar 2010 02:31:24 +0000 Joomla! 1.5 - Open Source Content Management it-it Alive in Wonderland http://www.myweb20.it/Posto-di-Bloggo/alive-in-wonderland.html http://www.myweb20.it/Posto-di-Bloggo/alive-in-wonderland.html  


Ogni giorno che passa ho modo di rendermi sempre più conto di essere una persona fortunata.
Già, perché non è da tutti vivere in un Paese in cui le regole sono poco chiare e interpretabili, oppure emanate da soggetti che non possiedono una profonda conoscenza della materia regolamentata e che non si avvalgono come dovrebbero della consulenza di esperti.

Questa spada di Damocle sulla testa ci regala quotidianamente i brividi dell'imprevisto, i piaceri dell'avventura e palpitazioni continue, specie se affrontiamo le giornate col giusto piglio di spavalderia e masochismo.
A volte ci coglie la paura di non farcela, ma è impagabile la soddisfazione che ne traiamo ogni qualvolta riusciamo a farla franca, un po' come quando da piccoli giocavamo a nascondino e ci salvavamo, magari liberando tutti.

Questo è un Paese per temerari, per coloro che amano vivere nel rischio, non per i codardi e le persone che hanno paura di esprimere le loro opinioni, anche se questo significa ricorrere a contorsioni linguistiche per evitare termini e argomenti a rischio, oppure per ricercarli di proposito per sfidare la sorte.

Per esempio, un domani potrebbe entrare in vigore una legge, magari senza passare attraverso il normale iter parlamentare e con campo di applicazione retroattivo, in cui alcune delle cose che esprimo e condivido via web diventino improvvisamente illegittime o censurabili.
Magari una major potrebbe contestarmi la legittimità degli stessi contenuti di questo post a causa di un titolo che richiama quello di un noto film, oppure per il video di YouTube che riproduce un videoclip musicale di un noto artista italiano.
Potrei forse finire in qualche guaio per avere usato impropriamente la parola "Damocle" se per una sfortunata coincidenza questo fosse lo stesso nome di qualche personaggio importante che dovesse sentirsi leso dal vedersi accostato a un'arma come la spada.

Vuoi mettere? Certe cose non hanno veramente prezzo.
Già, sono proprio fortunato.

 


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postmaster@myweb20.it (Administrator) frontpage Tue, 09 Mar 2010 16:17:56 +0000
Google Public Data per realizzare grafici animati con grandi volumi di dati http://www.myweb20.it/Googlando/google-public-data-per-realizzare-grafici-animati-con-grandi-volumi-di-dati.html http://www.myweb20.it/Googlando/google-public-data-per-realizzare-grafici-animati-con-grandi-volumi-di-dati.html Da Google Labs è appena stato rilasciato Google Public Data Explorer, un nuovo tool per rappresentare visivamente grandi insiemi di dati.
Per poterne verificare le potenzialità, Google mette a disposizione alcune dimensioni di analisi di dati (per lo più demografici) acquisiti da World Bank.
Ai grafici è possibile applicare un minimo di personalizzazioni, come la scelta del tipo di rappresentazione tra quattro tipi diversi, la selezione delle nazioni o la scelta degli anni da esaminare.
Per ogni grafico è prevista un'animazione, realizzata in Flash, che ne mostra l'andamento dei dati durante il periodo esaminato: questa animazione può infine essere linkata o incorporata in qualsiasi pagina web.
 
I dati attualmente disponibili purtroppo non sono aggiornatissimi (i più recenti sono del 2008), così come le dimensioni di analisi sono abbastanza generaliste e non specifiche di un determinato contesto (ergo, fatti pochi report si sono esaurite le analisi possibili).
Il motivo è appunto che questi dati sono stati forniti solo a fini dimostrativi per cominciare a familiarizzare con lo strumento.
Andando direttamente alla fonte, cioè sul sito di World Bank, la situazione addirittura peggiora perché i dati in alcuni casi si fermano al 2007: i dati aggiornati al 2010 sono infatti disponibili solo a pagamento.
 
Teoricamente è possibile caricare e visualizzare su Public Data i propri dati, chiedendo a Google di partecipare a questo che per il momento rimane un esperimento.
Non è invece ancora prevista la possibilità di esportare i dati.
 
La tecnologia su cui si basa Public Data Explorer deriva da quella di Trendalyzer, una compagnia acquisita da Google qualche anno fa e specializzata appunto nella rappresentazione grafica dei dati.
 
Qui sotto c'è un breve e semplice documento che mostra come funziona in pratica Google Public Data Explorer.


Già che c'ero, ne ho approfittato per giocare un po' sia con questo strumento che con quello messo a disposizione da World Bank.

 
Trends realizzati con Google Public Data

Ho rappresentato l'andamento, nel corso del decennio 1998-2008, delle seguenti dimensioni:
  • numero di utenti internet ogni 100 abitanti della nazione in esame
  • numero di abbonamenti a cellulari ogni 100 abitanti
  • tempo occorrente a una startup per avviare un business
 
In tutti i rapporti ho messo a confronto alcune delle nazioni più rappresentative del mondo occidentale (incluse Olanda, Svezia e UK, che notoriamente dominano queste classifiche), paesi asiatici e paesi emergenti (Cina, Brasile, Turchia, Iran).
 
Nel primo grafico vediamo subito che la diffusione di Internet in Svezia, pur rimanendo a ottimi livelli, negli ultimi anni ha subito addirittura un'inversione di tendenza.
Un brusco calo della penetrazione lo possiamo notare anche in Italia, ma con una copertura che raggiunge solo metà della popolazione.
E' invece in forte crescita la copertura nei paesi emergenti, nonostante i dati siano fermi al 2008 e Turchia e Iran non siano ancora alle attuali quote, decisamente interessanti.
 


 
Il secondo grafico mostra invece l'incredibile diffusione di telefoni cellulari a Hong Kong (quasi 1,7 per abitante!) ma anche in Italia (anche se in fase calante).
Sorprendentemente gli States non occupano una buona posizione in questo trend, mentre paesi emergenti come Iran e Brasile sono quelli col trend migliore (avvantaggiati anche dal fatto che le telecomunicazioni fisse non sono capillari sul loro territorio).
 

 
Col terzo grafico possiamo farci una vaga idea di quanto sia irta la strada per avviare una nuova attività, districandosi tra burocrazia e difficoltà di ogni tipo.
A parte il Brasile "non pervenuto" e la Cina lontana dai modelli imprenditoriali europei, abbiamo la scontata pole position degli USA, una incredibile Turchia che incalza e un'altrettanto sorprendente quarta posizione dell'Italia.
Ovviamente sono tutti dati da prendere con molta, molta cautela, specie quelli che non riguardano gli States, nonostante l'autorevolezza degli Istituti di ricerca coinvolti.
Ho fatto anche una ricerca per capire quali siano la metodologia utilizzata e i volumi dei campioni analizzati, se siano stati utilizzati panel o meno, ecc.; purtroppo non ho trovato informazioni al riguardo, tranne un disclaimer di Worldbank che non garantisce una eccessiva accuratezza su questi dati.
 
 

 

 
Trends realizzati con World Bank
 
A questo punto sono passato a smanettare un po' direttamente su Worldbank.org, dove le personalizzazioni erano più o meno le stesse di Google, scegliendo le "bubbles".
Nell'ordine abbiamo:
  • percentuale di utenti internet rispetto al numero complessivo di abitanti
  • percentuale di utenti internet rispetto alla percentuale di residenti nei centri urbani
  • percentuale di utenti mobili rispetto agli utenti internet
  • percentuale di utenti mobili rispetto al numero complessivo di abitanti
  • percentuale di utenti mobili rispetto alla percentuale di residenti nei centri urbani

Qui vediamo che Internet ha una penetrazione maggiore nei paesi occidentali, mentre in Cina e in India Internet è maggiormente diffuso al di fuori dei centri urbani.
La diffusione dei cellulari sul totale della popolazione è sostanzialmente simile, anche prendendo in considerazione i soli centri urbani.
 


 


 






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postmaster@myweb20.it (Administrator) frontpage Tue, 09 Mar 2010 01:00:00 +0000
Appello per Banda Larga in tutti i Comuni del Veneto entro il 2012 http://www.myweb20.it/Posto-di-Bloggo/appello-per-banda-larga-in-tutti-i-comuni-del-veneto-entro-il-2012.html http://www.myweb20.it/Posto-di-Bloggo/appello-per-banda-larga-in-tutti-i-comuni-del-veneto-entro-il-2012.html Ricevo e giro dall'amico Gigi questo appello a favore dell'estensione della Banda Larga a tutti i Comuni del Veneto entro il 2012.
Potete sostenere questa iniziativa registrandovi sul wiki o iscrivendovi all'apposito gruppo su Facebook, in cui potete partecipare attivamente lasciando i vostri suggerimenti.
L'innovazione passa necessariamente attraverso il potenziamento delle attuali infrastrutture tecnologiche.
Purtroppo, se osserviamo la fotografia della situazione nel resto d'Europa documentata in questa indagine appena pubblicata da IAB Europe, il nostro Paese è ancora parecchio indietro e non registra miglioramenti significativi rispetto al report della Commissione Europea dello scorso luglio.
Gigi e gli altri promotori dell'iniziativa sono convinti che l'ambito regionale sia quello adatto per portare avanti concretamente questi discorsi in Veneto, specie per quanto riguarda la disponibilità di risorse economiche.
Vogliamo provare a dargli una mano tutti?

 
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postmaster@myweb20.it (Administrator) frontpage Sat, 27 Feb 2010 21:09:38 +0000
Grave minaccia per il web in Italia? http://www.myweb20.it/Posto-di-Bloggo/grave-minaccia-per-il-web-in-italia.html http://www.myweb20.it/Posto-di-Bloggo/grave-minaccia-per-il-web-in-italia.html
In molti si ricorderanno del video che nel 2006 alcuni studenti di una scuola di Torino caricarono su YouTube.
Mi riferisco al filmato che mostrava loro azioni di bullismo nei confronti di un compagno autistico, riportato da tutti i media.
Il video fu rimosso dalla piattaforma a fronte della richiesta della Polizia italiana, con la quale Google collaborò per identificare gli autori del gesto.
Successivamente questi vennero 
condannati a 10 mesi di servizio sociale, mentre il PM di Milano incriminò anche quattro dipendenti di Google, David Drummond, Peter Fleischer e George Reyes e Arvind Desikan, con l'accusa di diffamazione e di mancato rispetto della privacy (secondo quanto stabilito dalle leggi italiane).

Oggi ai primi tre di questi dipendenti è stata applicata la condanna, nonostante le accuse di diffamazione si siano rivelate infondate.

Con questa sentenza viene a crearsi un precedente importantissimo: si afferma sostanzialmente che i dipendenti di piattaforme di hosting sono penalmente responsabili per i contenuti pubblicati dagli utenti.
Tanto per fare un esempio, una situazione come quella capitata nei giorni scorsi e che ha coinvolto Automattic per quanto riguarda la piattaforma Wordpress potrebbe essere riletta.

Google difende a spada tratta i suoi dipendenti e afferma ovviamente di essere seriamente preoccupata come azienda, parlando di scandalo e riportando i Diritti riconosciuti in sede di Unione Europea, usando anche termini forti come "regime".
Prosegue evidenziando come la libertà di espressione può aiutare anche la creatività, pur nel rispetto della privacy.

Riporto testualmente:

"It attacks the very principles of freedom on which the Internet is built. Common sense dictates that only the person who films and uploads a video to a hosting platform could take the steps necessary to protect the privacy and obtain the consent of the people they are filming. European Union law was drafted specifically to give hosting providers a safe harbor from liability so long as they remove illegal content once they are notified of its existence."

Traduzione:

"Attacca gli stessi principi di libertà su cui Internet si basa. 
Il buon senso impone che solo la persona che carica video e film su una piattaforma di hosting possa adottare le misure necessarie per proteggere la privacy e ottenere il consenso delle persone coinvolte nelle riprese. 
Il Diritto dell'Unione Europea è stato elaborato appositamente per offrire ai provider di hosting un luogo sicuro da ogni responsabilità fintanto che essi provvederanno a rimuovere i contenuti illegali non appena la loro presenza viene loro notificata."


Google conclude mettendo in dubbio la stessa sopravvivenza del web, così come lo conosciamo, se non dovessero cambiare certe leggi, lasciando velatamente intendere che, come azienda, potrebbe concentrare la propria presenza sui mercati dove non esistono certe limitazioni, oppure rivederne i termini.

Senza dubbio l'argomento è molto caldo e ci sono parecchi spunti di riflessione (ma direi anche varie interpretazioni) sia per il legislatore che per gli utilizzatori italiani dei servizi di Google (praticamente tutti).
Voi cosa ne pensate?

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postmaster@myweb20.it (Administrator) frontpage Wed, 24 Feb 2010 10:15:50 +0000
Quanti sono gli utenti di Twitter? http://www.myweb20.it/My-social-network/quanti-sono-gli-utenti-di-twitter.html http://www.myweb20.it/My-social-network/quanti-sono-gli-utenti-di-twitter.html
 
E' ufficiale: Twitter vola alto!
Nel 2010 la media dei tweet giornalieri inviati da ogni parte del mondo ha raggiunto il ragguardevole livello di 50 milioni, praticamente la media di 600 tweets al secondo.
Nel 2007 gli accessi erano 5 mila al giorno, nel 2008 sono diventati 300 mila e nel 2009 erano arrivati a 2,5 milioni al giorno, con una crescita ad andamento esponenziale.
Questi sono dati ufficiali forniti dallo stesso team di Twitter, che precisa come siano stati ripuliti dai tweet identificati come spam.

Vediamo invece rilevazioni da parte di altre fonti: secondo Comscorenel mese di gennaio il dominio Twitter.com ha ricevuto ben 75 milioni di visite da tutto il mondo: accessi, badate, non tweets.
Dal canto suo, Compete stima in 23,5 milioni giornalieri gli accessi al sito Twitter.com nei soli States.
Sia le rilevazioni di Comscore che di Compete ovviamente non tengono conto degli accessi indiretti, cioé quelli che non avvengono tramite browser ma tramite altri client o tramite API.
Secondo Alexa questi numeri sono sufficienti a portare Twitter in dodicesima posizione tra i siti più visitati nel mondo; ci dice anche che la nazione dove si twitta di più è, a sorpresa, il Sudafrica.

C'è una frase del team di Twitter che mi lascia perplesso: " tweets must be delivered to multiple followers".
Questo significa forse che ogni tweet viene ridondato per ogni follower (mi spaventa l'impatto sui volumi dei dati)? O forse più semplicemente che viene distribuito a ogni follower creando altrettanti link?
Il team di Twitter dice che ritornerà prossimamente sull'argomento fornendo statistiche anche su questi ulteriori dati.
 
 

 
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postmaster@myweb20.it (Administrator) frontpage Tue, 23 Feb 2010 06:37:06 +0000
Mea culpa http://www.myweb20.it/Posto-di-Bloggo/mea-culpa.html http://www.myweb20.it/Posto-di-Bloggo/mea-culpa.html In questi ultimi giorni ho seguito con interesse alcune vicende che hanno coinvolto aziende in brutti scivoloni alla propria immagine.
Mi sono chiesto se il modo in cui hanno gestito pubblicamente i problemi fosse stato efficace ed efficiente.
Ho provato a chiedermi se queste aziende si fossero comportate realmente con negligenza oppure se fossero stati i media (digitali e non) a ingigantirne o falsarne gli errori.
Non ho trovato una risposta, per un motivo molto semplice: le risposte le conosce solo chi sta dentro l'azienda coinvolta, che sa realmente come stanno le cose.
Tutti gli altri possono al massimo fare delle supposizioni.
E qui sta il punto: al di là delle responsabilità di un'azienda, come viene percepita la situazione all'esterno? Che idea se ne fanno i clienti?
L'azienda si sta impegnando per risolvere il problema oppure se ne sta fregando e ci sta pigliando in giro? Ci ha raccontato tutta la verità o ci nasconde qualcosa?
Queste sono le domande che l'uomo della strada si pone e, se non riesce a trovare risposte, i dubbi diventano sospetti e i sospetti possono diventare qualcos'altro.
 
Il mio pensiero è corso quindi a un paio di eventi di cronaca recenti che ormai sono diventati vere e proprie case history.
Uno riguarda un personaggio pubblico e l'altro una nota compagnia: entrambi si sono trovati di punto in bianco nella inaspettata situazione di dover gestire un crollo della reputazione senza precedenti e conseguentemente dei profitti derivanti.
 
 
Il VIP
Il golfista Tiger Woods è stato negli ultimi anni lo sportivo che ha guadagnato di più nel mondo.
Tre mesi fa si scopre per caso che ha un amante e tutti gli USA gridano allo scandalo.
Da allora, le vicende sentimentali e giudiziarie di Tiger Woods sono diventate l'argomento di discussione preferito degli americani.
Dopo avere mantenuto un profilo basso per tutto questo tempo, il campione esce allo scoperto e in una conferenza stampa pubblica si cosparge il capo di cenere, chiedendo umilmente scusa sia alla moglie che a tutti quelli che si sono traditi dal suo comportamento.
Ok per le sacrosante scuse alla moglie, ma i tifosi che c'entrano con la sua vita privata? 
E perché mai a distanza di tre mesi? Se Tiger Woods sapeva di dovere delle scuse a qualcuno, perché aspettare tanto?
E come mai le scuse alla moglie sono state fatte in pubblico anziché in privato? Forse i panni sporchi non si lavano più in famiglia?
 
Le ragioni vanno ricercate nel puritanesimo dei cittadini USA e nel calo di popolarità (e di guadagni) che questo gli ha provocato.
Basti pensare che dai 122 milioni di dollari di reddito dichiarati al fisco per l'anno 2007, Tiger Woods a fine 2009 risultava ancora lo sportivo più pagato, però dichiarando "soli" 91 milioni di dollari.
Considerando che lo scandalo scoppiò a novembre, è facilmente intuibile la portata del fuggi fuggi degli sponsor e della rescissione dei contratti nell'ultimo mese dell'anno.
Tutto questo valeva le pubbliche scuse? Secondo Tiger Woods si.
 
 
La società
L'altro scandalo di cui si è discusso parecchio in tutto il mondo è quello che da novembre (a quanto pare mese infausto) ha coinvolto il colosso Toyota, il maggiore produttore mondiale di automobili.
La colpa è di un pedale dell'acceleratore di vari modelli che potenzialmente potrebbe bloccarsi a causa di un errore di produzione.
Dopo un iniziale atteggiamento da parte di Toyota che minimizzava l'entità del problema, la casa è stata costretta dai media ad ammettere l'errore e a richiamare il 70% delle auto commercializzate negli USA.
Nel frattempo il titolo crolla a Wall Street e le vendite subiscono un tracollo.
Il traffico sul sito Toyota.com raddoppia, così come aumentano le ricerche effettuate sui motori, spesso associate a keywords come "problemi" e "richiamo".
Non a caso un visitatore su dieci del sito ufficiale proviene da queste ricerche, dimostrando di essere già a conoscenza del problema.
Purtroppo per Toyota, l'80 dei suoi visitatori non ritorna sul proprio sito ma cerca ulteriori informazioni altrove, come sui canali di news e sui social network.
 
La proverbiale affidabilità Toyota, fino all'altro mese ritenuta la migliore in assoluto nel mondo (considerando anche la controllata Lexus), nonché i famosi metodi produttivi che ne decretarono la fortuna nei decenni del dopoguerra (qualcuno si ricorda della filosofia kaizen?), vanno a farsi benedire in men che non si dica.
Cinque stabilimenti vengono completamente fermati e il presidente della società chiede scusa in prima persona, promettendo tutto il possibile affinché in futuro non si ripeta un caso simile.
Nel tentativo di instaurare un rapporto diretto e sincero con la clientela, Toyota apre anche un canale di discussione su Digg (social network molto popolare negli USA).
Tutto questo valeva le pubbliche scuse? Secondo Toyota si.
 

 
 
 
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postmaster@myweb20.it (Administrator) frontpage Sun, 21 Feb 2010 21:32:35 +0000
Coincidenze http://www.myweb20.it/My-digital-technology/coincidenze.html http://www.myweb20.it/My-digital-technology/coincidenze.html

Ieri Friendfeed non è stato accessibile per un'oretta circa, a causa di un problema elettrico ai loro server.
Contemporaneamente, la Federal Energy Regulatory Commission ha concesso a Google Energy, una controllata di Google, il diritto di rivendere tutta l'energia extra che viene generata dai suoi centri, proprio come una utility.
Non solo: a fronte dell'acquisto massiccio di energia per alimentare i propri server, Google potrà spuntare condizioni di acquisto più vantaggiose.
Per la serie, chi poco e chi troppo.
 
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postmaster@myweb20.it (Administrator) frontpage Sun, 21 Feb 2010 10:07:38 +0000
John Ashley e il volantinaggio 2.0 http://www.myweb20.it/Posto-di-Bloggo/john-ashley-e-il-volantinaggio-20.html http://www.myweb20.it/Posto-di-Bloggo/john-ashley-e-il-volantinaggio-20.html

In questo post mi lascia un commento il proprietario del marchio John Ashfield.
Essendo il commento molto articolato e necessitando di adeguata risposta, ho ritenuto di fare ciò in un ulteriore post.
Ecco il contenuto del commento:



  Cara Sybelle
Mi chiamo Andrea Celli e sono il titolare del marchio John Ashfield , oggetto del suo blog.
Ho deciso di scriverLe personalmente perché sono rientrato ieri sera da un viaggio d’affari all’estero ed appena informato dai miei collaboratori
sull’accaduto di questi giorni, sono rimasto sinceramente sconvolto da tutto quello che era successo in Internet , In seguito alla richiesta da noi inviata a WordPress per la rimozione dei commenti di quelle persone di cui non conosciamo l’identità e che , non qualificandosi , ma in modo anonimo , sul suo blog volevano chiaramente non portare una critica costruttiva, ma solo danneggiare intenzionalmente la mia azienda . 
Le ribadisco , come Le è stato già spiegato nella nostra lettera aperta, che ritengo questi commenti anonimi fortemente lesivi e diffamanti del marchio John Ashfield perché non corrispondono sicuramente alla realtà della mia azienda, un’azienda a cui io ho dedicato e dedico tuttora la mia vita , con grande passione per questo brand John Ashfield che , con grande sacrificio mio e dei miei collaboratori , è diventato una realtà mondiale realizzando in tal modo il mio sogno. 
Io non conosco nulla di Lei , né ho il piacere di conoscerLa personalmente , ma presumo che Lei sia una ragazza giovane, piena di capacità e sicuramente tecnicamente molto preparata per muovere critiche costruttive ad una immagine pubblicitaria, tuttavia non posso accettare che nel Suo blog Lei permetta di pubblicare commenti non alla sua critica, ma affermazioni anonime sulla nostra azienda , lesivi e diffamanti della nostra immagine e della nostra organizzazione aziendale e produttiva , di cui Lei non sa e non può sapere nulla, senza che Lei ne abbia controllato la veridicità . Questa è una Sua responsabilità, perché gettare fango ad una azienda è troppo facile rimanendo nell’ anonimato e sfruttando il Suo blog per tali scopi.
Dato che La ritengo una ragazza sagace ,spero Lei comprenda di aver fatto degli errori gestendo con leggerezza un blog sul mio marchio e permettendo
di trattare in esso una materia a Lei sconosciuta, errori di cui noi ne pagheremo le conseguenze.
Quindi Le chiedo sinceramente di aiutarmi in prima persona a far cessare tutto questo casino che ne è scaturito dal mondo di Internet contro la mia azienda.
Vorrei comunque anche avere l’opportunità di conoscerLa meglio per capire perché ha fatto questo e quale vantaggio può esserle venuto da questa situazione.
Se posso darLe comunque un mio consiglio per il futuro, Le dico che nella vita non basta aprire un Blog per realizzarsi criticando quello che fanno gli altri, perche come Lei saprà , lavorando si può anche sbagliare , ma forse è meglio investire le proprie energie cercando di crearlo un proprio progetto facendolo con passione e sacrificio come io ho sempre fatto
in questi anni.
 




Ecco ora la mia risposta diretta, certo che verrà letta dal diretto interessato.

Caro sig. Celli, ho notato che sulla homepage del sito della sua azienda è presente una sezione "Job opportunities".
La tranquillizzo subito, perché non ho assolutamente intenzione di sottoporle una mia candidatura (anche perché un lavoro già ce l'ho e mi soddisfa ampiamente), però le voglio rivolgere una domanda: cosa penserebbe nel ricevere un CV inviato pedissequamente in un colpo solo via email a tutta una serie di destinatari in chiaro?
Oppure cosa penserebbe nel riceverlo imbustato ma palesemente non rifocalizzato per le richieste specifiche della posizione richiesta?
Ecco, appunto, è quello che ho pensato io nel leggere il suo commento ;-)
 
Vede, lasciare un commento "ciclostilato" su tutta una serie di blog che hanno trattato un determinato argomento non significa conversare, ma ricorda più che altro un comunicato stampa o una circolare.
Se poi nessuno dei blog in questione è riconducibile alla persona a cui intende rivolgersi, appare incomprensibile questo suo approccio.
Se vuole comunicare qualcosa di personale a Sybelle, può utilizzare l'indirizzo email che è sempre stato presente sul suo blog e che finalmente ora centinaia di persone le hanno indicato come raggiungere.
Se invece, come scrive, l'intenzione è quella di pubblicare una lettera aperta, noterà come in una situazione come questa le sarebbe stato molto utile avere un blog aziendale (o personale, in cui racconta delle sue passioni, perché no?), cosa che potrebbe tenere in considerazione per un futuro. 
Attenzione, però: un blog, alla stregua di qualsiasi canale aperto al pubblico, una volta aperto va seguito adeguatamente, cosa che richiede prima la comprensione di alcuni aspetti.
 
La comunicazione tramite i media digitali è materia complessa di suo, anche per chi ne fa uso quotidianamente, figuriamoci per chi si avventura senza le dovute conoscenze né un adeguato supporto.
Linguaggio, tempi e modi sono molto differenti rispetto alla comunicazione offline, monodirezionale e con relazioni di tipo uno a molti.
Una prima differenza è che il web non ha orari di ufficio: le conversazioni vi avvengono con cadenza 24/7/365 e in tempo reale.
Ovviamente è umanamente impossibile monitorare costantemente tutte le conversazioni che riguardano la propria persona, il proprio brand o l'uso illecito dei propri contenuti coperti da licenza d'uso, però è possibile seguire e gestire le conversazioni più critiche utilizzando metodologie e strumenti adeguati, cosa che un blogger esperto o un professionista (uno vero) dei media digitali già effettua abitualmente.
Tutte le conversazioni che rimarranno al di fuori di questo monitoraggio saranno solo un piccolo rumore di fondo, con un impatto minimo su quel che la riguarda.
 
Il fatto che lei sia stato impegnato in un viaggio d'affari non costituisce una giustificazione ma semmai una negligenza da parte sua, dal momento che con un qualsiasi smartphone può ricevere notifiche automatiche per ogni evento che desidera monitorare, per esempio, così come può delegare parte di questa attività a personale dedicato e preparato, la cui presenza è fondamentale un'azienda importante come la sua.
In qualsiasi istante, da qualche parte in Italia e nel mondo, ci sarà sempre qualcuno che parlerà di John Ashley (almeno, glie lo auguro), a volte bene e altre volte meno bene; appunto per questo è importante presidiare e monitorare le conversazioni sul web, l'unico media veramente misurabile (i cartelli, per esempio, non lo sono).
Faccia tesoro di tutto quanto le persone si raccontano tra loro, perché sono tutte informazioni preziose per il marketing di un'azienda e che nessun sondaggio o dato di vendita le darà mai.
 
E' un vero peccato, e glie lo dico sinceramente, che trenta anni della passione che ha profuso nel portare la sua azienda ai livelli in cui è arrivata attualmente, siano rovinati in così poco tempo per un banale e gestibilissimo scivolone comunicativo.
Asserendo di essere rimasto sconvolto da tutto il can-can verificatosi invece è positivo, in quanto significa che lei comincia a essere consapevole sia di avere sottostimato abbondantemente la potenza comunicativa dei media digitali e sia che la sua azienda ha un grosso gap comunicativo da colmare.
 
Sulle contestazioni mosse contro la produzione dei prodotti brandizzati John Ashley (perché le critiche di Sybelle riguardavano altro ed erano assolutamente lecite) le è stata offerta occasione per smentirle e spiegare la discrepanza tra i dati pubblicati sul sito della Camera di Commercio non coincidono e la sua versione, cosa che però non è avvenuta, quanto meno non in modo convincente.
Ovviamente è liberissimo di lasciare chiunque legga nel dubbio, ma tenga presente che di solito i dubbi non chiariti diventano sospetti.
 
Come è stato da molte parti osservato, se lei avesse ritenuto determinati commenti sul blog di Sybelle offensivi o lesivi, visto che questi limiti sono soggettivi, avrebbe potuto farlo presente direttamente alla tenutaria del blog che, in mancanza di questo, evidentemente ha ritenuto che non ci fossero problemi di sorta.
Comunicazione in fondo è anche questo, no?
 
Tanto per fare un esempio, sul blog di Alessandro Gilioli, dove ha lasciato un commento identico a questo, è capitato in più di una occasione di leggere commenti ben più lesivi, ma non per questo qualcuno è passato per vie legali o ha chiesto di rimuovere contenuti.
Io stesso dovrei sentirmi in serio imbarazzo al pensiero di ospitare sul mio blog un commento suo in cui attribuisce a Sybelle una premeditazione nel pubblicare quell'articolo; addirittura ipotizza che possa averne avuto un tornaconto.
Queste secondo me sono affermazioni gravissime da cui io ovviamente mi dissocio totalmente e di cui lei si assume ogni responsabilità.
Per come la vedo io, chiunque parli di qualche argomento attraverso un blog solitamente ha come tornaconto il fatto di avere esercitato il proprio diritto a esprimersi (e, a volte, di essere ascoltato), cosa non del tutto scontata visto quello che capita in altre parti del mondo e, purtroppo, a volte anche in Italia; mi scusi se è poco.
Anche se le sembrerà strano, ci sono milioni di persone che quotidianamente leggono, scrivono, commentano, condividono e dedicano spontaneamente parte del loro prezioso tempo ad altri che spesso non hanno mai incontrato di persona, in cambio di nulla.
Non solo, tenga anche presente che il numero di queste persone è in fortissima crescita.
 
E' vero quel che dice, che "nella vita non basta aprire un Blog per realizzarsi criticando quello che fanno gli altri", anche se sono fermamente convinto che sia il caso di Sybelle.
E' altresì vero, però, che non basta non aprire un blog per eliminare le critiche altrui (il riferimento è alla sua azienda).
Saluti.
 
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postmaster@myweb20.it (Administrator) frontpage Sat, 20 Feb 2010 18:54:17 +0000
L'auto che vorrei http://www.myweb20.it/Posto-di-Bloggo/lauto-che-vorrei.html http://www.myweb20.it/Posto-di-Bloggo/lauto-che-vorrei.html

Chi mi conosce sa che sono un grande appassionato di motori e in special modo di automobili, cresciuto a pane e Quattroruote, probabilmente influenzato anche dal fatto di essere cresciuto a un tiro di schioppo dallo stabilimento dell'Alfa di Arese.
 
Uno di quelli che il venerdì sera decide con gli amici di andare al salone di Ginevra la mattina seguente, senza valuta estera (non c'era ancora l'Euro) né nazionale.
 
Uno di quelli che vola in aereo fino a Dortmund, invitato dal gruppo Audi-Volkswagen, per rilasciare pareri sui nuovi modelli Skoda camuffati.
 
Uno che, quando giocava a calcetto con gli amici, stava nella squadra di "quelli con la macchina pulita".
 
Uno che anni fa girava le concessionarie dicendo "questa è la mia autoradio (una delle prime MP3): sto cercando un'auto da mettergli intorno (giuro, è andata proprio così!)"
 
Uno che alcuni anni fa è stato il caso del mese sia su "Quattroruote" che su "Al volante", a causa di un adattatore per la predisposizione autoradio che la casa non prevedeva, la cui presenza è stata appunto fondamentale nella scelta di quella marca e di quel modello.
Oggi, senza ombra di dubbio, esprimerei attraverso il blog e i social network la mia soddisfazione o la mia insoddisfazione su una esperienza d'acquisto.

Probabilmente oggi sono anche meno talebano sulla visione del mondo dei motori, anche perché nel corso degli ultimi venti anni i miei gusti e le mie esigenze sono mutate profondamente; nel frattempo ho coltivato altri interessi, però la passione mi è rimasta e ho sempre le idee chiare su quello che desidero.

Forse è per questo che la mia attenzione è rimasta catturata da questo articolo, in cui si parla del concetto di "auto 2.0".
E' una iniziativa innovativa lanciata da una piccola casa automobilistica: l'intero progetto è guidato dalle idee e dalle scelte della comunità online, i cui "novelli Pininfarina" hanno suggerito ben 35 mila disegni di prototipi attraverso la rete, dai più piccoli particolari fino ad arrivare all'intero corpo vettura, passando per la meccanica, l'impianto elettrico, gli interni e il nome.

Ovviamente in pochi hanno le effettive competenze tecniche per ideare un particolare (specie se deve essere conforme a severe normative di sicurezza e di impatto ecologico) o per assemblare tutto l'insieme, ma questo non deve spaventare in quanto in tutto il processo di progettazione della propria "auto ideale" si è supportati dal team di Local Motors.
Non contenta, la casa si è spinta più in là prevedendo persino la raccolta degli ordini online e la costruzione dei modelli on-demand, sulla base dei consensi e delle priorità riconosciuti dalla comunità costruita attorno al progetto.
In quest'ultimo passaggio è racchiusa la vera innovazione, in quanto spesso ci si ferma ai sondaggi (online o offline), al solo disegno o alla scelta dei colori, trascurando aspetti come l'ergonomia, gli accessori o quant'altro.
Invece in un progetto community-driven tutti possono (e devono) scambiarsi consigli e suggerimenti contagiandosi vicendevolmente, nonché identificare persone con interessi simili (ma anche no, se l'obiettivo è quello di stimolare la creatività).

Il concetto è semplice: un'automobile può essere la migliore di questo mondo da tutti i punti di vista (design, consumi, costi generali, prestazioni, ecc.) ma non necessariamente sarà apprezzata dalla clientela.
Io sono certo che alcune delle soluzioni proposte dalla comunità mai e poi mai sarebbero venute in mente ai pur bravi progettisti.
 
Se ci pensiamo bene, chi di noi non ha mai immaginato o disegnato una piccola modifica a una automobile, specie da ragazzi?
Quante persone hanno personalizzato l'auto in seguito all'acquisto?

I vantaggi sono evidenti sia per chi produce e vende (zero stoccaggi, zero invenduti, abbattimento dei tempi di progettazione, ecc.), sia per chi acquista (acquisto di un prodotto realizzato su misura).
Anche ipotizzando che solo in minima parte avvenga la conversione dai suggerimenti iniziali all'acquisto finale, il costruttore avrà permesso a tutte le persone coinvolte di fruire di una esperienza particolarmente piacevole con tutti gli annessi e connessi, come per esempio il buzz spontaneo e positivo oppure il rafforzamento della percezione del brand.

Dal punto di vista del costruttore, esiste sicuramente il rischio di un effetto cannibalizzazione dei prodotti after market, però intanto il cliente è acquisito, mentre un cliente che acquista un'auto con l'idea di spendervi ancora soldi per ulteriori personalizzazioni, talvolta mal realizzate o frutto di forzati adattamenti in quanto non previste, molte volte realizzate presso terzi, potrebbe desistere dall'acquisto o sceglie soluzioni alternative.
Non parliamo poi di quanti sono costretti a non effettuare modifiche per tutto il periodo in cui l'auto è coperta da garanzia, pena la decadenza.

Probabilmente strategie commerciali e produttive come questa sono attuabili più facilmente da piccole case automobilistiche, che vogliono differenziarsi dalle produzioni di massa e aggredire mercati di nicchia mentre, in un mercato globale dove le economie di scala sono sempre più necessarie, i grandi gruppi automobilistici sono più orientati alla standardizzazione dei processi e dei prodotti.
Magari alla fine non avrà un successo strepitoso, però è bello vedere ogni tanto qualcosa di diverso, innovativo e coraggioso. Bravi! 
 
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postmaster@myweb20.it (Administrator) frontpage Fri, 19 Feb 2010 14:20:22 +0000
Sybelle, il caso John Ashfield e la censura di Wordpress http://www.myweb20.it/Posto-di-Bloggo/sybelle-il-caso-john-ashfield-e-la-censura-di-wordpress.html http://www.myweb20.it/Posto-di-Bloggo/sybelle-il-caso-john-ashfield-e-la-censura-di-wordpress.html


Pubblicare i propri dati su uno spazio web in hosting può causare terribili mal di pancia.
E' capitato circa un anno fa a uno dei miei contatti con Flickr e nei giorni scorsi è capitato anche ad Arianna aka Sybelle con Wordpress.com.
La situazione in cui Sybelle si è venuta a trovare è a dir poco farsesca e, come in ogni farsa che si rispetti, la vicenda ha dei personaggi, una trama e un degno finale (tuttora in corso, a dire il vero).


I personaggi

I protagonisti di questa vicenda sono una blogger, i commentatori del suo blog, un'azienda che si sente diffamata e, appunto, Wordpress.com.


La trama

Ad aprile del 2009 Sybelle scrive sul proprio blog ospitato sul dominio wordpress.com un post in cui critica in modo sensato e costruttivo una campagna pubblicitaria di un marchio di abbigliamento.

Tra maggio e gennaio il post di Sybelle riceve i commenti di alcuni visitatori.
Tra questi visitatori ce n'è uno che, mantenendo un semi-anonimato, denuncia presunte irregolarità in una delle caratteristiche principali del prodotto (cioè la provenienza), messa in risalto in tutti i messaggi pubblicitari del marchio.
Si susseguono alcuni botta e risposta tra questo commentatore e un altro che sostiene di essere il titolare dell'azienda, con toni (questi sì) che diventano via via più pesanti, poi nulla.

Cinque giorni fa Sybelle si accorge che il suo blog improvvisamente non è più accessibile, quindi segnala la cosa allo staff di Wordpress, ottenendo qualche giorno dopo la riapertura del blog, ma senza il post incriminato.
In pratica il suo blog è passato da una condizione di oscuramento totale a quella di blog censurato.
Ovviamente Sybelle chiede ancora spiegazioni allo staff di Wordpress, che però la "rimbalza" e la invita a contattare il delatore, cioè il soggetto che ha segnalato a Wordpress di sentirsi diffamato, del quale però ovviamente Sybelle ignora l'identità.

Nel frattempo le vicissitudini di questa paradossale vicenda fanno il giro della blogosfera e su Friendfeed si sviluppano conversazioni fiume con centinaia di commenti.
Molti blogger pubblicano a loro volta dei post (sui propri blog, Tumblr, Posterous, ecc.) con la descrizione dell'accaduto o con le loro impressioni, allegando in molti casi anche il post originale incriminato, recuperato dalla copia cache di Google (anche nota come "la memoria del web").

I contenuti di queste conversazioni riguardano di tutto e di più, sia consigli alla malcapitata (recupero dei dati e migrazione su un'altra piattaforma, possibilmente self hosted, contatti diretti con lo staff di Wordpress, tutela legale), sia l'identificazione delle cause che possono avere portato alla chiusura senza preavviso di un intero blog.
Qualcuno addirittura arriva a ipotizzare uno scenario da fanta-cybercomplotto, con il primo commentatore-accusatore che dopo sei mesi si rende conto di avere scritto una boiata o di essersi esposto ad azioni legali, si pente e, anziché scrivere alla proprietaria del blog per chiedere la rimozione del commento, sotto le mentite spoglie del titolare dell'azienda accusata (email aziendale hackerata? falsi dati anagrafici? falso numero telefonico?) e incurante del fatto che in Italia questo costituisca reato, segnala a Wordpress (che naturalmente ci casca e non compie ulteriori verifiche) di essere stato diffamato in quel post.

In seguito la realtà si è rivelata molto più semplice, con Sybelle che finalmente apprende dallo staff di Wordpress che il delatore altri non è che l'azienda John Ashfield, come era intuibile nonostante un ragionevole margine di dubbio.

Alla stragrande maggioranza delle persone che hanno letto di questa vicenda però l'approccio censorio di Wordpress non è piaciuto per niente, anche se previsto dai relativi TOS.
Secondo i termini del servizio, "Automattic ha il diritto (ma non l'obbligo) di rifiutare o rimuovere, senza limitazione alcuna e a suo insindacabile giudizio, qualsiasi contenuto che a suo avviso violi le proprie politiche o che risulti in qualche modo dannoso o discutibile, quindi di sospendere o negare l'accesso e l'utilizzo del sito web a chiunque."

Se avete un blog aperto sul dominio wordpress.com o se intendete aprirne uno, è il caso di leggersi queste paginette che di solito non si fila mai nessuno, in modo da essere pienamente consapevoli del servizio che si sta utilizzando, valutando quindi se è il caso di ospitare il blog su un dominio proprio.
Tenete presente anche che "Automattic può sospendere l'accesso a un intero sito o a parte di esso in qualsiasi momento, con o senza causa, con o senza preavviso, con effetto immediato", cioè esattamente quello che è successo ad Arianna.

Non solo: Wordpress nei TOS prevede la possibilità di rimuovere anche parzialmente i contenuti di un sito o di negare l'accesso anche solo a una parte di esso (anche questo è capitato ad Arianna).
In questo caso però Automattic ha ritenuto di dovere inibire l'accesso a chiunque (quindi anche a chi ne gestisce i contenuti), nonostante i contenuti oggetto della disputa fossero molto ben circoscritti, molto limitati e perfettamente noti allo staff di Wordpress, visto che ha ricevuto una segnalazione ben circostanziata; un intervento di questo tipo invece appare più adeguato nei casi in cui siano tutti i contenuti dell'intero sito (o parte rilevante di essi) a essere oggetto di contesa.

Addosso allo staff di Wordpress piovono quindi critiche a non finire per il modo rigido e superficiale con cui ha gestito il problema, dando ascolto a soggetti estranei al servizio e non prendendo nemmeno in considerazione l'ipotesi di contattare una propria cliente, risparmiando tempi, costi, fraintendimenti e mal di pancia a un po' di persone, dandole quindi la possibilità di intervenire.
E' un comportamento che stride specie se confrontato con l'idea che Wordpress ha della libertà di espressione.
E' interessante per esempio il passaggio che recita "We will not shut down blogs because they are offensive. We think the right response to bad or offensive ideas is to speak out against them, not to censor them." (Non chiuderemo i blog perché sono offensivi. Pensiamo che la risposta giusta alle idee cattive od offensive sia quella di contestarle, non di censurarle), che sa tanto di parole al vento.

Nel frattempo Google svolge il lavoro per il quale è diventato famoso nel mondo, leggendo, memorizzando e distribuendo contenuti.

 
Il degno finale

In realtà la parola fine non è ancora stata scritta, almeno apparentemente, in quanto qualcuno per conto di John Ashfield lascia il seguente messaggio a Sybelle sia nella casella di posta elettronica che nel thread di Friendfeed dove la conversazione si era sviluppata maggiormente.

"Lettera aperta ad Arianna alias Sybelle Gentile Sig.ra Arianna, Le scriviamo in merito al Suo blog relativo al nostro marchio John Ashfield per cercare di spiegarLe la motivazione per la quale riteniamo che WordPress abbia assunto tale provvedimento. Sicuramente il Suo articolo, criticante la qualità di una sola nostra pagina, confrontato all’intero programma pubblicitario che appare annualmente sulle maggiori testate giornalistiche, non avrebbe causato alcun risentimento da parte della nostra azienda poiché siamo aperti a qualunque critica costruttiva, purchè, si spera, fatta da persona con le dovute competenze tecniche e specifiche del settore. Quello che invece riteniamo inaccettabile sono, tra i commenti al Suo articolo, le affermazioni diffamanti , che nulla hanno a che fare con la Sua critica, perchè prive di alcun fondamento e non corrispondenti al vero e fortemente lesive della nostra immagine di qualità del marchio John Ashfield, immagine che abbiamo sempre cercato di curare ai massimi livelli in 30 anni di attività. Basti vedere i risultati ottenuti dal nostro brand a livello internazionale. Come Lei ben saprà, c’è una differenza sostanziale tra “critica” e “diffamazione”, e sicuramente la nostra azienda non può rimanere impassibile davanti a certe affermazioni che sappiamo false con certezza. Lei stessa, essendo la creatrice della pagina del blog, avrebbe dovuto e potuto filtrarLe, rimuovendo quelle che sono palesemente offensive del nostro marchio. Sicuramente WordPress, oscurando l’intero blog, ha interpretato in senso allargato il nostro reclamo relativo alla rimozione dei soli commenti diffamanti, reclamo che, in buona fede, non abbiamo pensato di inviare a Lei, non avendo trovato i Suoi riferimenti, ma direttamente all’hoster. Con la speranza di averLe chiarito la nostra posizione, siamo certi che Lei si renderà conto del danno di immagine che ci è stato causato prima dai commenti contenuti nel Suo blog, e tutt’ora dalla campagna diffamante scatenatasi dalla errata interpretazione del provvedimento assunto da WordPress. Chiediamo quindi anche a Lei di attivarsi affinchè questa situazione rientri nei canoni di una normale e civile discussione in rete. In attesa di un Suo positivo riscontro, Le inviamo i nostri cordiali saluti. John Ashfield"

In sostanza, ci troviamo oggettivamente di fronte a un altro caso di comunicazione molto carente, questa volta da parte di John Ashfield, che:
  • respinge ogni critica alla propria campagna pubblicitaria.
  • afferma di non avere contattato direttamente Sybelle in quanto non è riuscita a trovare neanche un suo contatto (impossibile) e conseguentemente di essersi rivolta a Wordpress che è da ritenersi come l'unico soggetto responsabile dell'accaduto.
  • afferma di avere richiesto a Wordpress "solamente" la rimozione dei commenti diffamanti
  • ribadisce di avere ricevuto un notevole danno di immagine.
  • con tono perentorio chiede a Sybelle di attivarsi affinché venga rimosso dal web qualsiasi riferimento al post, inclusi i contenuti (spontanei) pubblicati da altri.

E' una forma di comunicazione carente anche perché, quando qualcuno fa notare direttamente a John Ashfield che presso la Camera di Commercio risultano informazioni che rafforzerebbero i sospetti sul loro operato e menzionati nel commento incriminato, l'azienda perde una grossa occasione per chiarire ogni dubbio e mostrare di essere dalla parte del giusto, assentandosi completamente dal seguito della conversazione.
 
Onestamente, con tutta la comprensione che posso avere nei confronti di un'azienda che, a torto o a ragione, si ritiene diffamata, mi sembra che i tempi, i modi e i termini utilizzati dalle relazioni esterne del marchio lasciano intravedere una scarsa conoscenza della rete da un punto di vista tecnico e delle dinamiche relazionali.
Per rendere l'idea, basti pensare che un fungo non commestibile non va distrutto in mille pezzi altrimenti le sue spore si diffondono in modo incontrollato e si riprodurrà in decine o centinaia di altri esemplari.
I fatti hanno quindi dimostrato ampiamente che tutto questo non sarebbe capitato se, anziché usare un missile Cruise per colpire un farfalla, sia Wordpress che John Ashfield avessero usato canali e modi di gran lunga più tempestivi ed efficaci.
Sono certo che, di fronte a una richiesta diretta e amichevole, Arianna sarebbe stata disponibilissima a trovare un punto di incontro.


Considerazioni a latere

Da tutta questa incredibile vicenda ne escono paradossalmente danneggiati tutti i protagonisti, ma soprattutto quelli che più si sono mossi per non essere danneggiati, in proporzione:
  • Sybelle, in quanto oscurata prima, censurata poi e chissà cos'altro in futuro, a seconda di come si muoverà John Ashfield.
  • Wordpress, per il danno di immagine subito, conseguenza di una gestione a dir poco superficiale della faccenda, per l'etichetta censoria che per un po' si porterà appresso e per il modo in cui ha gestito il customer care.
  • John Ashfield, per essere riuscita nella mirabolante impresa di amplificare a livelli impensabili un messaggio negativo che lo riguardava e ormai caduto nel dimenticatoio, nonché per avere riattirato su di sè le critiche negative, fino a quel momento in larga parte concentrate sulla mala gestione di Wordpress.

Concludo con qualche considerazione.
Nessuno è perfetto. Un paio di recensioni negative accanto a giudizi altamente positivi rendono effettivamente più probabile che i potenziali clienti prendano sul serio i giudizi, perché hanno capito la tua pagina non è piena di giudizi falsi.
A buon intenditor...

Suggerisco anche una bella lettura a questo post, uno dei tanti che ultimamente mi è capitato di leggere.
Se ne avete voglia, vi consiglio di leggervi anche questo post che scrissi l'anno scorso, "15 punti per gestire le emergenze online": così a occhio e croce, John Ashfield è venuta meno ad almeno una decina di essi e Wordpress suppergiù alla metà di quelli di John Ashfield.
Giudicate voi stessi.


(To be continued)

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postmaster@myweb20.it (Administrator) frontpage Thu, 18 Feb 2010 00:51:00 +0000