Redazionale




I brand del mio 2009

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Posto di Bloggo
  
Sabato 03 Gennaio 2009 08:00



In un ritaglio di tempo mi è capitato di riflettere sui brand che nel corso del 2009 hanno avuto una certa influenza su di me e che in qualche modo mi hanno aiutato o arricchito.
L'idea, a metà strada tra il gioco e l'esercizio di stile, era quella di identificare tutti quei marchi che, alla luce della mia esperienza, avrei potuto attribuire a una ipotetica categoria #maipiusenza.
Ridendo e scherzando, di nomi di brand me ne sono venuti in mente uno dietro l'altro, così ho pensato di annotarli sull'iPhone, più come promemoria per me stesso che per altro.
Mi sono però accorto che sarebbe stato meglio ordinare queste note in qualche modo: indeciso tra uno schema gerarchico, una classificazione tramite etichette e una matrice di Ansoff, ho pensato di rappresentare il tutto tramite mind mapping.
Alla fine il risultato è stato apprezzabile, tant'è che ho deciso di condividerlo qui sul blog.
 
Alla categoria “maipiusenza” ho associato:
  • TomTom, in quanto fedele compagno dei miei spostamenti e più attendibile di Google Maps. Ho perso il conto di tutto il tempo che mi ha fatto risparmiare, di tutte le volte che mi ha tratto d'impaccio e delle multe che mi ha risparmiato, anche se ammetto di abusarne un pochetto. Giudizio: rassicurante.
  • Barcamp, in quanto nel 2009 la mia partecipazione a eventi legati al web 2.0 e ai media digitali ha privilegiato queste non-conferenze rispetto a congressi, seminari e forum come mi accadeva negli anni precedenti. Giudizio: social.
  • Infostrada, perché senza una connessione Adsl, per quanto non eccelsa, col cucù che mi connetto al web. Stare senza connessione internet è quanto di peggio possa capitare a un web addicted (ok, esistono mali peggiori nella vita) e nel 2009 non ho avuto particolari problemi, a differenza dei due mesi di isolamento totale del 2008. Giudizio: l'importante è esserci.
  • Delicious, lo strumento che ha risolto brillantemente i miei problemi di organizzazione dei contenuti. L'uso smisurato e sofisticato che ne ho fatto ha decretato la fine del salvataggio di files sul computer, del salvataggio dei bookmarks nei brower, della riclassificazione periodica dei bookmarks e del pensionamento senza rimpianti di Google Bookmarks. Giudizio: ordinato
  • Postoditacco, il mio personal brand. A dire il vero non mi è mai piaciuto e lo trovo scomodo ogni volta che devo digitarlo per connettermi a un servizio 2.0 (attualmente sono circa 500 quelli a cui sono registrato), però a questo punto è tardi per i ripensamenti. C'è di buono che, quando mi registro a un nuovo servizio, trovo sempre questo account disponibile e che non è appetibile per i cybersquatters: inoltre credo che sia abbastanza mnemonico (forse perché singolare, mah). Giudizio: autoreferenziale
  • Friendfeed, indiscutibilmente il servizio web a cui ho dedicato più tempo, forse più che a tutti gli altri messi insieme. Utile e divertente allo stesso tempo. Nel secondo semestre ho rivisto radicalmente il mio uso della piattaforma e centellinato il tempo che vi dedicavo (in precedenza arrivato a livelli “sovrumani”) grazie anche a una ottimizzazione dei flussi (spero che questo termine non infastidisca nessuno ;) ). Giudizio: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.
  • Moo, più di un biglietto da visita, specie i miei realizzati con una certa creatività. Oltre a contenere la mia identità digitale, raccontano anche qualcosa sia dei contenuti che condivido che del mio modo di pensare. E' l'unico caso in cui preferisco il supporto analogico a quello digitale: li porto sempre con me e nel 2009 ne ho distribuiti a bizzeffe. Li ho preferiti ai Poken per il maggior livello di personalizzazione (parere squisitamente personale e opinabile), anche se sul finire dell'anno ho ceduto alle lusinghe del panda che lampeggia. Giudizio: lei non sa chi sono io!
  • Yokohama, i pneumatici per i quali ho interrotto anni e anni di fedeltà assoluta verso Michelin, con cui ho percorso centinaia di migliaia di chilometri con soddisfazione. Nello specifico, si tratta di un modello invernale (Winter M+S) con un comportamento su acqua, neve e ghiaccio strepitoso: provare per credere! Giudizio: tutto sotto controllo.
  • Asus, il brand sia del notebook che del personal computer. Del primo sono talmente soddisfatto che me lo porto appresso ovunque e che ha fatto crollare miseramente il livello di utilizzo del desktop. Magari non lo uso, ma mi piace sapere di averlo sempre con me, “perché non si sa mai”, con tanto di cavetteria al seguito. E' di una comodità impagabile (oltre che esteticamente gradevole), seconda solo a quella dell'iPhone: se avesse anche i tasti retroilluminati per l'uso notturno (ah, il Mac...) sarebbe perfetto. Giudizio: compagno fedele.
  • Apple, il marchietto riportato sulla propaggine delle mie mani e che risponde al nome di iPhone (altro brand importante). Questo è il mio unico dispositivo col logo della mela morsicata, tanto piccolo quanto potente. E' un potente dispositivo che ha rivoluzionato l'utilizzo del mio tempo e potenziato esponenzialmente la gestione delle mie comunicazioni, delle mie relazioni sociali e dei contenuti (condivisi e non). Oggi come oggi non saprei proprio come farne a meno. Giudizio: la mia finestra sul mondo.
  • Vodafone, perché senza un gestore che ti fornisce un servizio di connettività mobile dati (ovviamente flat o giù di lì) per l'iPhone non me ne faccio niente. Ogni tanto mi aiuta anche a fare e ricevere telefonate, quando proprio non ne posso fare a meno. Nel 2009 nelle zone che batto io sono migliorate sia la copertura H3G che la qualità del segnale, ma perfettibili se ci si avventura per aree sperdute. Se Vodafone mi consentisse anche di utilizzare il tethering gratuito con l'iPhone, farei i salti carpiati dalla gioia. Giudizio: tutta intorno a me, o quasi.
  • Samsung, perché dopo un altro monitor più 2 due chiavette Mp3 acquistati nel corso dell'ultimo anno, penso di potermi definire un aficionado (o meglio, un cliente soddisfatto) di questa azienda. Giudizio: non tradisce le aspettative.
  • My web 2.0, il mio blog usato inizialmente come palestra e successivamente come condivisione, prima del boom di social network come Facebook e Friendfeed, per i quali l'ho un po' trascurato. E' un po' la mia casa, dove ritorno dopo essermene andato a zonzo per il mondo a fare esperienze nuove e dove racconto quanto di nuovo ho appreso. Giudizio: home sweet home.
 
Alla categoria “stazionari” ho associato:
  • Facebook, che non è mai decollato come mio canale di comunicazione. Sarà stata l'interfaccia, sarà stato il fatto di non trovarci persone e contenuti secondo le mie aspettative, rispetto ad altre piattaforme, sarà che mi consente di fare un po' di tutto senza eccellere in niente, oppure per alcune policy poco rassicuranti, ma la scintilla non è mai scoccata. In compenso la gestione della privacy è eccellente. Giudizio: amico è una parola grossa.
  • Tumblr, per tutti i meme che creerebbero rumore se annotati nel mio blog, ma che farebbero la loro sporca figura se conservati qui. A differenza di altri per i quali costituisce il contenitore principale, per me è un ripiego per ciò che non trova spazio nel mio blog. E' un peccato perché Tumblr, se utilizzato bene, consente di realizzare cose pregevoli. Vedremo nel 2010. Giudizio: si può dare di più (riferito al sottoscritto).
  • Skype, che tra tutti i sistemi di instant messaging mi sembra quello più usabile, produttivo, sicuro e professionale. Purtroppo non è ancora un sistema completo di collaborazione online, però compie il suo sporco dovere ed è utilizzabile anche da dispositivi mobili (dal 2009 anche da iPhone). Potrei utilizzarlo anche per fare e ricevere telefonate ma, come dicevo prima, preferibilmente utilizzo canali non vocali. Giudizio: call me, anytime anyplace anywere anyway (cit.).
  • Oracle, che tra l'altro sarebbe il mio pane quotidiano, professionalmente parlando. Un brand che una volta innovava e contendeva a Microsoft lo scettro di leader mondiale dell'IT, mentre oggi acquisisce altri grossi player, i quali possiedono realtà più piccole ma visionarie e tutto sommato indipendenti. Avrebbe il potenziale per proporsi come leader assoluto nelle soluzioni di cloud computing e di database distribuiti, invece si ferma giusto un attimo prima della scelta coraggiosa. Giudizio: non rimandare a domani quello che potresti fare benissimo dopodomani 
  • Flickr, piattaforma dove sono finalmente passato a un account Pro, anche se i miei mezzi limitati e i miei interessi principali rivolti altrove non faranno mai di me un fotografo come si deve. Giudizio: anche l'occhio vuole la sua parte.
  • Twitter, quando la sintesi è un pregio. O hai questa dote, oppure Twitter non fa per te. In 140 caratteri devi condensare un pensiero oppure una riflessione sui massimi sistemi dell'universo, però devo dire che gli url shortner aiutano parecchio. Ho cambiato il mio modo di twittare, passando dal “cosa stai facendo?” al “cosa vorresti dirmi?” ben prima che l'interfaccia tradotta in italiano lo introducesse, utilizzandolo quindi in modo più proficuo (per condividere link, ad esempio), senza tediare oltremodo i miei followers. Sono tuttora sorpreso del potenziale di questo strumento (non solo in fase comunicativa), tanto che penso di utilizzarlo di più e meglio nel corso del 2010. Giudizio: più veloce della luce.
  • Michelin, i pneumatici che ho sempre imposto ai concessionari come condizione imprescindibile per l'acquisto delle autovetture, sono stati da me accantonati negli ultimi due inverni, ma li rimonterò con lo sbocciare delle primule perché sull'asciutto sono ancora una sicurezza assoluta. Voto: se mi lasci non vale.
 
Alla categoria “in disuso” ho associato:
  • Microsoft, inteso come brand che mette a disposizione la piattaforma (Windows) e i principali applicativi che utilizzo quotidianamente in ambito lavorativo. Il mio interesse verso gli applicativi Windows è andato scemando, fino ad arrivare ai minimi storici, anche a causa della colpevole scelta del colosso di Seattle di rimanere ancorati a una visione pc-centrica dell'IT e del web. Nel 2009 ho sciolto gli ultimi indugi e ho portato sul web la stragrande maggioranza dei miei dati e dei servizi che utilizzo (ovviamente ponderando bene cosa e dove). La comodità e la sicurezza mi sembrano di un livello superiore (a costi inferiori), a patto di avere sempre una connessione web disponibile. Questo è ancora più valido da quando negli ultimi mesi sono  aumentati i servizi web accessibili anche offline, Google in testa. Giudizio: attendendo il rilascio della versione definitiva di Google OS.
  • H3G, l'ultimo gestore a cui mi sono legato, per accedere in mobilità dal notebook tramite chiavetta HSUPA, ogni qualvolta la connessione wi-fi non è disponibile. Sfortuna (loro) vuole che spesso riesca a trovare una connessione disponibile o che riesca a sopperire con l'iPhone. Sinceramente non saprei dare un giudizio serio sulla copertura e sulla qualità del segnale, perché l'ho utilizzato talmente poco che non ho acuisito elementi sufficienti. Inoltre le tariffe finora disponibili non mi hanno aiutato nella scelta. Giudizio: se son rose, fioriranno.
  • Bittorrent, che al pari dei suoi simili è finito nel dimenticatoio, pena anche la scarsità di tempo da dedicare poi all'utilizzo dei contenuti. Giudizio: chi l'ha visto?
  • Tim, l'altro gestore che uso solo per chiamate vocali, anche perché sulla parte dati sono coperto da Vodafone (che all'epoca prevedeva dei piani tariffari più convenienti per me). L'avrei preso in considerazione come gestore per le connessioni via chiavetta HSUPA, se solo quest'ultima non fosse stata assolutamente irreperibile presso gli innumerevoli centri Tim che ho girato, oppure se avesse avuto tariffe ricaricabili vantaggiose. Giudizio: bye bye, baby.
  • Nokia, che dopo innumerevoli cellulari acquistati ha lasciato spazio all'iPhone, anche se rimane il mio preferito per le chiamate vocali. Dubito che nel 2010 possa arrivare ad avere l'usabilità dell'iPhone o ad avere uno store equiparabile; piuttosto mi butterei su Android. Giudizio: c'eravamo tanto amati.
 
Come si può notare, la quasi totalità dei brand che ho citato è legata in qualche modo alla tecnologia e al web in particolare.
Questo è dovuto al fatto che per me questi marchi hanno rappresentato qualcosa di importante e che mi hanno fatto fare esperienze significative (sia in positivo che in negativo) rispetto ad altri che hanno rivestito un ruolo secondario nella mia vita.
Questo non vuol dire che nel 2009 io non abbia avuto a che fare con Nike, Nutella, Pioneer, Honda, Cacharel o altro, ma solo che ho attribuito meno importanza a queste altre esperienze.
 
Per il 2010 prevedo alcuni cambiamenti, consistenti in un paio di “new entry” importanti, la rivalutazione delle piattaforme di microblogging, la svalutazione di FriendFeed, un utilizzo consistente di H3G e... probabilmente qualche imprevisto che incontrerò strada facendo.
 
A proposito: la mappa mentale l'ho realizzata con l'app SimpleMindX e credo che la utilizzerò più spesso perché non è mica male, no?
 

 


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Natività 2.0, il mio post sul Natale

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Posto di Bloggo
  
Giovedì 25 Dicembre 2008 01:44

C'era una volta, tanti anni fa in un posto lontano chiamato Neversphere, un re terribile di nome Je-rode che governava su un regno chiamato Blogosfera.
Aveva il controllo dei mezzi di informazione, soprattutto editti e proclami: tramite un corpo speciale chiamato Gestablog controllava il contenuto di telefonate, SMS e chat, moderava forum e blog, mentre erano vietatissimi P2P, microblog, wiki, tumblr, siti web, social network e aggregatori di qualsiasi tipo.

Un giorno venne informato dalla Gestablog che uno sviluppatore sarebbe riuscito a superare tutti i controlli e avrebbe lanciato un nuovo social network che avrebbe aggregato tutti i cittadini, rendendoli liberi di esprimersi e di confrontarsi liberamente.
Questo il re Je-rode non lo voleva assolutamente consentire perché pensava che ciò gli avrebbe fatto perdere tutto il suo potere e che lui non avrebbe tratto alcun vantaggio (né economico, né politico, né organizzativo, né strategico, né formativo, né ecosostenibile) dalle collaborazioni spontanee nate sul web.
Diede quindi ordine alle sue guardie di bannare tutti gli utenti internet che non si esprimevano con le 'k', che parlavano di un qualsiasi argomento di pubblica utilità e che tentavano di creare o condividere contenuti.

Frotte di blogger tentarono così di camuffarsi con servizi tipo OpenDNS e di navigare tramite Fonera, ma molti di essi furono individuati e condannati ad utilizzare il provider TeleUno+Uno con un modem a 16Kbps.
Il Bravo Sviluppatore ricercato dal re Je-rode invece scelse la fuga da Neversphere per rifugiarsi presso hosting (tale Van Der Hosting) e provider olandesi, ma la Gestablog però era sulle sue tracce.

Nel frattempo tre noti imprenditori internazionali si misero in viaggio per incontrare il Bravo Sviluppatore e proporgli un accordo commerciale, guidati dal navigatore GPS che strada facendo forniva anche preziosi consigli pubblicitari georeferenziati.
Erano il responsabile di un motore di ricerca, il responsabile di un centro media e un editore; per propiziarsi la collaborazione del Bravo Sviluppatore portavano in dono un iPhone 4G firmato D&G, un MacchiaBook con desktop 3D e batteria solare, una reflex Nikotin con focale a raggi X e modem integrato per l'upload istantaneo su Flickr.
Purtroppo ad un certo punto il GPS si guastò e dovettero basarsi sulle indicazioni di Tuttoblogocitta cartaceo.


La meta era una grotta con impianto domotico di ultima generazione e dalla quale il Bravo Sviluppatore allacciava i contatti via Internet con tutta la Blogosfera tramite un collegamento “WhyMax?©”, con i servizi attivi a far data dal 25 dicembre.
A dargli una mano c'erano i suoi genitori, anche se di tecnologia non capivano un gran che e si confondevano persino con la radiosveglia digitale sincronizzata con Francoforte.
Un bue e un asinello garantivano una forma di riscaldamento eco-compatibile e a ImpattoZero©.
Due angioletti garantivano rispettivamente il supporto sistemistico (hosting, backup, migrazioni e upgrade) e il supporto SEO per il posizionamento sui motori di ricerca.
La parte SEM invece veniva curata direttamente dallo stesso Bravo Sviluppatore: egli infatti era dotato di capacità comunicative a dir poco sovrumane.
Diversi pastorblogger, ciascuno presente col proprio gregge, si erano già iscritti ai feed del Bravo Sviluppatore e registrati come utenti; inoltre si facevano carico di far conoscere al mondo tramite buzz il nuovo social network, ovviamente basato su piattaforma WordAppress.
Nel frattempo la Gestablog aveva assoldato un sicario che, tramite il suo Tumblr e coperto dall'anonimato, mirava a screditare il Bravo Sviluppatore lanciando periodicamente strali che al confronto Zeus sembrava Piero Angela.
Il 6 gennaio i tre imprenditori giunsero finalmente alla grotta del Bravo Sviluppatore: gli consegnarono i loro doni e...ma questa è un'altra storia.

Nel frattempo, godetevi i miei più profondi e sinceri Auguri di Buon Natale!

Crediti immagine



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Wired si, Wired no

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Posto di Bloggo
  
Domenica 07 Dicembre 2008 00:10


 
Sarà che ho perso un po' l'abitudine alla corrispondenza cartacea, però devo ammettere che ricevere questa lettera nella buca della posta mi ha un po' sorpreso.
Ok, sono stato tra i primi ad abbonarmi all'edizione italiana di Wired e per 2 anni riceverò ogni mese la mia copia, però per me era finita li, come qualsiasi transazione web.
Al limite mi sarei aspettato la classica email di conferma ricezione ordine oppure un contatto tramite Facebook, visto che i miei riferimenti li hanno, tutto li.
Ero preparato anche a ricevere paccottiglia di proposte commerciali, mano a mano che comincerò a ricevere le mie copie.
La lettera di ringraziamento, proprio no. La sto osservando con diffidenza, come un oggetto strano.

Il pensiero è stato veramente carino, però è anche vero che è poco personale, tant'è che non riporta il mio nome ma inizia con un generico “Gentile Signora, Egregio Signore”.

Mi viene spontaneo osservare con quale coerenza abbiano scelto lo stesso supporto (cioè la carta) del prodotto da me scelto, come da insegnamento degli esperti di comunicazione (“per le risposte alla clientela utilizzare gli stessi canali con i quali loro vi hanno contattati, ad es. rispondere alle email con altre email, non con telefonate”).
Poi però mi tornano i rimorsi di coscienza in quanto non leggo di buon grado i periodici su carta, anche (ma non solo) per un principio di ecosostenibilità, tant'è che fino all'ultimo sono stato combattuto tra l'abbonarmi e il non abbonarmi.

Morale: non sono ancora riuscito a dare un giudizio complessivo a questa lettera.
Ancora devo ricevere la prima copia e Wired mi fa già riflettere.
 


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Lettera aperta al Ministro Mariastella Gelmini

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Posto di Bloggo
  
Domenica 23 Novembre 2008 11:11

Cara On. Mariastella Gelmini,

ieri milioni di italiani hanno scoperto che morire di istruzione si può: è capitato ieri mattina quando il crollo del soffitto di un'aula scolastica ha causato la morte di uno studente e il ferimento di altri venti, di cui 4 in gravi condizioni.

Lo studente deceduto aveva un nome e un cognome: si chiamava Vito Scafidi, aveva 17 anni e frequentava la quarta G del liceo scientifico “Darwin” di Rivoli in provincia di Torino.

Lei ci parla di “Tragedia veramente incomprensibile: non è possibile che un ragazzo perda la vita a scuola”.
Pur apprezzando il fatto che non abbia utilizzato il termine “fatalità”, noi cittadini italiani riteniamo che il termine incomprensibile poco si addice a questa tragedia, le cui cause vanno ricercate più lontano.
Se è vero, come scrivono i maggiori quotidiani nazionali, che il soffitto è crollato a causa del cedimento dei sostegni di un tubo di ghisa della rete fognaria (posizionato addirittura nel 1934) posto nel controsoffitto, quando questa tubatura doveva essere di plastica e il controsoffitto doveva essere realizzato di cartongesso anziché di laterizi, non può essere incomprensibile.

Se è vero che la notte prima, a causa del maltempo che aveva fatto cadere un albero nelle vicinanze, si erano formate vistose crepe nei muri di alcune aule, che la mattina stessa erano stati avvertiti scricchiolii e che già da tempo cadevano pezzi di muro, non può essere incomprensibile.

Ci domandiamo quindi tutti se si poteva prevedere ed evitare il disastro, magari stanziando i fondi necessari per le opere di manutenzione e di adeguamento alle normative di sicurezza, oppure sospendendo le lezioni, ma non abbiamo dubbi sul fatto che in questo momento la stessa riflessione la stia facendo Lei.
Nel caso, si tratterebbe di disastro ed omicidio colposo, ma comunque le indagini dovrebbero accertarlo.

Già, le normative.
Secondo le verifiche di Legambiente, in Italia 10 mila edifici scolastici, pari al 42% del totale (percentuale che in Piemonte sale al 62%), non hanno il certificato di agibilità statica e sono a rischio di disastri come questo.
Il 24% invece necessita di interventi urgenti.
Il 48% non ha il certificato di prevenzione incendi.
I cittadini presenti in queste 42 mila strutture sono ben 9 milioni.
Oltre metà di queste strutture risale a prima del 1974, anno di entrata in vigore della legge che regolamenta la costruzione in zone sismiche. Guarda caso, tre quarti di questi edifici si trova proprio in zone ad alto rischio sismico.

E' preoccupante che stavolta il dramma non sia successo in una zona depressa del profondo sud d'Italia, ma in quel nord che tanti immaginano come esempio di efficienza e modernità: se andiamo a guardare le Regioni con edifici scolastici privi di agibilità statica, colpisce sicuramente il vergognoso Abruzzo 8,51% dell'Abruzzo, quanto stupiscono il 38,8% del Piemonte e il 31,38% della Lombardia.
Curiosamente eccellono Basilicata, Campania e Molise con il 100% degli edifici a norma; lo dico con autentica soddisfazione perché non voglio nemmeno prendere in considerazione l'ipotesi che queste percentuali siano falsate da certificazioni rilasciate in modo “allegro”.

Noi cittadini non vogliamo approfittare di questa tragedia per attaccare il Suo operato e il Governo che rappresenta: sappiamo benissimo che la situazione disastrata della Pubblica Istruzione deriva da decenni di mala gestione, di scelte sbagliate da parte dei Ministri e dei Governi che l'hanno preceduta, di soldi non spesi, di mala gestione del personale didattico, di programmi antiquati e tantissimi altri problemi.
Vogliamo semplicemente esprimere un concetto estremamente semplice, cioè che, pur in un momento di ristrettezze economiche come quello attuale, è assolutamente autolesionista togliere fondi all'istruzione e alla formazione delle nuove generazioni, scelta che l'Italia pagherà molto probabilmente a caro prezzo negli anni a venire, ma soprattutto che ciò non può in nessun caso avvenire a discapito dell'incolumità delle vite umane.
 
Quanti altri Vito Scafidi dobbiamo perdere ancora?
Noi crediamo che, al contrario, non vadano sicuramente toccati i fondi destinati alla messa a norma delle strutture, ma anche quelli destinati alla formazione e alla crescita del capitale intellettivo dei giovani, risorsa ancor più importante in un contesto sociale e lavorativo come quello occidentale e mondiale in cui i Paesi emergenti aumentano giorno dopo giorno la loro competitività sui mercati grazie ad una disponibilità enorme di mano d'opera a basso costo.

La vita spezzata di Vito (sperando che i suoi 4 compagni in gravi condizioni ce la facciano) deve essere assolutamente l'ultima e riteniamo che un Ministro giovane anagraficamente come Lei possa facilmente comprendere lo stato d'animo di chi esprime rabbia e risentimento verso delle Istituzioni che in questo momento sembrano assenti.

E' vero: sul luogo oltre a Lei si sono recati anche il presidente della Regione, il presidente della Provincia e il prefetto, ma non è con la semplice presenza sul luogo del disastro e con l'espressione del cordoglio ai familiari che la presenza delle Istituzioni viene percepita.

Mi riferisco ad esempio  a quanto dichiarato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che si è detto “profondamente addolorato”.  
ADDOLORATO? Noi saremmo incazzati neri! Addolorato potrebbe essere un familiare di Vito, ma capiamo che un Capo di Stato non si può sbilanciare in queste situazioni.
Sempre il presidente Napolitano ha espresso agli studenti feriti il fervido augurio di pronta guarigione.
GUARIGIONE? Si riferisce anche ai quattro ragazzi gravi, di cui uno potrebbe farcela ma rimanere paralizzato?
Le stesse parole sono state pronunciate dal Presidente della Camera Gianfranco Fini, anche a nome della Camera dei Deputati stessa.

Noi cittadini comprendiamo il ruolo istituzionale di chi ci rappresenta ma, come vede, anche il modo con cui le Istituzioni si pongono nei confronti dei cittadini ha la sua importanza e soprattutto ne avranno le iniziative concrete che verranno prese DA SUBITO.
Il fatto che Lei abbia dichiarato anche che “nel prossimo decreto, elaborato con la protezione civile, abbiamo previsto uno stanziamento straordinario per la manutenzione delle cento scuole più a rischio in Italia" ci fa ben sperare, ma al contempo è un'ammissione del fatto di essere a conoscenza di una situazione di emergenza e di avere proposto ugualmente dei profondi tagli ai fondi per gli Istituti Scolastici, cosa che a noi cittadini appare essere molto grave.

Alla luce di quanto è avvenuto ieri nel liceo “Darwin” di Rivoli, a noi cittadini italiani risulta ancora più incomprensibile la presentazione lo scorso 2 ottobre delle iniziative per informatizzare e modernizzare la scuola italiana, svoltasi alla presenza, oltre che Sua, anche del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e del Ministro dell'Innovazione Renato Brunetta.
In quella occasione è stata infatti presentata la nuova lavagna interattiva multimediale che sarà consegnata in più di 11.000 classi delle scuole medie, pardon, scuole secondarie di primo grado.

Per carità, le lavagne sono bellissime, con quel videoproiettore e le casse acustiche, con un PC portatile e una scelta di contenuti didattici digitali dimostrativi.
Noi riteniamo però che con i 18 milioni di Euro investiti in questo progetto (presumibilmente grazie ad un unico fornitore) si potessero fare ben altre cose.
Ad esempio avremmo pensato di destinarli per una prima serie di interventi di adeguamento alle norme di sicurezza, tanto per cominciare.

Successivamente, visto che 10 mila lavagne interattive per 11 mila classi di 1.180 scuole (il 10% del totale, destinate a raggiungere 4.180 scuole nel 2009) significano poco più di 8 lavagne per Istituto, quindi pochi minuti a settimana per studente, avremmo preferito che gli stessi fondi venissero destinati alle dotazioni tecnologiche di base.
Come soluzione sarebbe stata indubbiamente meno costosa, usufruibile da subito per TUTTE le classi di TUTTI gli Istituti, con una limitata formazione del parco insegnanti e con meno spese di aggiornamento di software/hardware e per il training verso i nuovi insegnanti.

Concludiamo esternando la nostra speranza di non dover assistere, come spesso accade in questi casi, al vergognoso balletto del rimpallo delle responsabilità (la Provincia di Torino ha già messo le mani avanti facendo sapere di avere risposto a tutti gli adempimenti), per scoprire poi alla fine che la responsabilità non era di nessuno e che si è trattato di tragica fatalità, perché poi sarà molto difficile da spiegare ai familiari di Vito e degli altri ragazzi.
Che ci venga risparmiato almeno questo, per quello che può servire, tanto non servirà a restituirci Vito.



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Occasioni perdute

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Posto di Bloggo
  
Martedì 07 Ottobre 2008 05:07

David WeinbergerChissà se e quando mi ricapiterà, di trovarmi di fronte a David Weinberger, autentico guru di Internet (ovviamente mi riferisco alla serata di sabato 4 al Teatro dell'Arte di Milano, nell'ambito di Codice Internet).
Quel giorno, se mai ci sarà, mi farò trovare pronto con la fotocamera, ma soprattutto le batterie cariche!!
Il bello è che le batterie erano ultracariche quando ero uscito di casa, ma evidentemente non mantenevano più la carica.
Come se non bastasse, ho avuto l'altrettanto irripetibile occasione di fargli una domanda, che però non gli ho fatto.
Ne avevo una bellissima sul web semantico, ma poi mi sono chiesto "Sarà abbastanza intelligente per uno come Weinberger?", così ho fatto una cosa che solitamente non faccio mai: sono rimasto ammutolito.
 


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