Cara On. Mariastella Gelmini,

ieri milioni di italiani hanno scoperto che
morire di istruzione si può: è capitato ieri mattina quando il crollo del soffitto di un'aula scolastica ha causato la morte di uno studente e il ferimento di altri venti, di cui 4 in gravi condizioni.
Lo studente deceduto aveva un nome e un cognome: si chiamava
Vito Scafidi, aveva 17 anni e frequentava la quarta G del liceo scientifico “Darwin” di Rivoli in provincia di Torino.
Lei ci parla di “
Tragedia veramente incomprensibile: non è possibile che un ragazzo perda la vita a scuola”.
Pur apprezzando il fatto che non abbia utilizzato il termine “fatalità”, noi cittadini italiani riteniamo che il termine
incomprensibile poco si addice a questa tragedia, le cui cause vanno ricercate più lontano.
Se è vero, come scrivono i maggiori quotidiani nazionali, che il soffitto è crollato a causa del cedimento dei sostegni di un tubo di ghisa della rete fognaria (posizionato addirittura nel 1934) posto nel controsoffitto, quando questa tubatura doveva essere di plastica e il controsoffitto doveva essere realizzato di cartongesso anziché di laterizi,
non può essere incomprensibile.
Se è vero che la notte prima, a causa del maltempo che aveva fatto cadere un albero nelle vicinanze, si erano formate vistose crepe nei muri di alcune aule, che la mattina stessa erano stati avvertiti scricchiolii e che già da tempo cadevano pezzi di muro,
non può essere incomprensibile.
Ci domandiamo quindi tutti se si poteva prevedere ed evitare il disastro, magari
stanziando i fondi necessari per le opere di manutenzione e di adeguamento alle normative di sicurezza, oppure sospendendo le lezioni, ma non abbiamo dubbi sul fatto che in questo momento la stessa riflessione la stia facendo Lei.
Nel caso, si tratterebbe di
disastro ed omicidio colposo, ma comunque le indagini dovrebbero accertarlo.
Già, le
normative.
Secondo le verifiche di Legambiente, in Italia 10 mila edifici scolastici, pari al 42% del totale (percentuale che in Piemonte sale al 62%), non hanno il certificato di agibilità statica e sono a rischio di disastri come questo.
Il 24% invece necessita di interventi urgenti.
Il 48% non ha il certificato di prevenzione incendi.
I cittadini presenti in queste 42 mila strutture sono ben 9 milioni.
Oltre metà di queste strutture risale a prima del 1974, anno di entrata in vigore della legge che regolamenta la costruzione in zone sismiche. Guarda caso, tre quarti di questi edifici si trova proprio in zone ad alto rischio sismico.
E' preoccupante che stavolta il dramma non sia successo in una zona depressa del profondo sud d'Italia, ma in quel nord che tanti immaginano come esempio di efficienza e modernità: se andiamo a guardare le Regioni con edifici scolastici privi di agibilità statica, colpisce sicuramente il vergognoso Abruzzo 8,51% dell'Abruzzo, quanto stupiscono il 38,8% del Piemonte e il 31,38% della Lombardia.
Curiosamente eccellono Basilicata, Campania e Molise con il 100% degli edifici a norma; lo dico con autentica soddisfazione perché non voglio nemmeno prendere in considerazione l'ipotesi che queste percentuali siano falsate da certificazioni rilasciate in modo “allegro”.
Noi cittadini non vogliamo approfittare di questa tragedia per attaccare il Suo operato e il Governo che rappresenta: sappiamo benissimo che la situazione disastrata della Pubblica Istruzione deriva da decenni di mala gestione, di scelte sbagliate da parte dei Ministri e dei Governi che l'hanno preceduta, di soldi non spesi, di mala gestione del personale didattico, di programmi antiquati e tantissimi altri problemi.
Vogliamo semplicemente esprimere un concetto estremamente semplice, cioè che, pur in un momento di ristrettezze economiche come quello attuale,
è assolutamente autolesionista togliere fondi all'istruzione e alla formazione delle nuove generazioni, scelta che l'Italia pagherà molto probabilmente a caro prezzo negli anni a venire, ma soprattutto che ciò non può in nessun caso avvenire
a discapito dell'incolumità delle vite umane.
Quanti altri Vito Scafidi dobbiamo perdere ancora?
Noi crediamo che, al contrario, non vadano sicuramente toccati i fondi destinati alla messa a norma delle strutture, ma anche quelli destinati alla
formazione e alla crescita del capitale intellettivo dei giovani, risorsa ancor più importante in un contesto sociale e lavorativo come quello occidentale e mondiale in cui i Paesi emergenti aumentano giorno dopo giorno la loro competitività sui mercati grazie ad una disponibilità enorme di mano d'opera a basso costo.
La vita spezzata di Vito (sperando che i suoi 4 compagni in gravi condizioni ce la facciano) deve essere assolutamente l'ultima e riteniamo che un Ministro giovane anagraficamente come Lei possa facilmente comprendere lo stato d'animo di chi esprime rabbia e risentimento verso delle Istituzioni che in questo momento sembrano assenti.
E' vero: sul luogo oltre a Lei si sono recati anche il presidente della Regione, il

presidente della Provincia e il prefetto, ma non è con la semplice presenza sul luogo del disastro e con l'espressione del cordoglio ai familiari che la presenza delle Istituzioni viene percepita.
Mi riferisco ad esempio a quanto dichiarato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che si è detto “profondamente addolorato”.
ADDOLORATO? Noi saremmo incazzati neri! Addolorato potrebbe essere un familiare di Vito, ma capiamo che un Capo di Stato non si può sbilanciare in queste situazioni.
Sempre il presidente Napolitano ha espresso agli studenti feriti il fervido augurio di pronta guarigione.
GUARIGIONE? Si riferisce anche ai quattro ragazzi gravi, di cui uno potrebbe farcela ma rimanere paralizzato?
Le stesse parole sono state pronunciate dal Presidente della Camera Gianfranco Fini, anche a nome della Camera dei Deputati stessa.
Noi cittadini comprendiamo il ruolo istituzionale di chi ci rappresenta ma, come vede, anche il modo con cui le Istituzioni si pongono nei confronti dei cittadini ha la sua importanza e soprattutto ne avranno le iniziative concrete che verranno prese
DA SUBITO.
Il fatto che Lei abbia dichiarato anche che “nel prossimo decreto, elaborato con la protezione civile, abbiamo previsto uno stanziamento straordinario per la manutenzione delle cento scuole più a rischio in Italia" ci fa ben sperare, ma al contempo è un'ammissione del fatto di essere a conoscenza di una situazione di emergenza e di avere proposto ugualmente dei profondi tagli ai fondi per gli Istituti Scolastici, cosa che a noi cittadini appare essere molto grave.
Alla luce di quanto è avvenuto ieri nel liceo “Darwin” di Rivoli, a noi cittadini italiani risulta ancora più incomprensibile la presentazione lo scorso 2 ottobre delle iniziative per informatizzare e modernizzare la scuola italiana, svoltasi alla presenza, oltre che Sua, anche del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e del Ministro dell'Innovazione Renato Brunetta.
In quella occasione è stata infatti presentata la nuova
lavagna interattiva multimediale che sarà consegnata in più di 11.000 classi delle scuole medie, pardon, scuole secondarie di primo grado.
Per carità, le lavagne sono bellissime, con quel videoproiettore e le casse acustiche, con un PC portatile e una scelta di contenuti didattici digitali dimostrativi.
Noi riteniamo però che con i
18 milioni di Euro investiti in questo progetto (presumibilmente grazie ad un unico fornitore) si potessero fare ben altre cose.
Ad esempio avremmo pensato di destinarli per una prima serie di interventi di adeguamento alle norme di sicurezza, tanto per cominciare.
Successivamente, visto che 10 mila lavagne interattive per 11 mila classi di 1.180 scuole (il 10% del totale, destinate a raggiungere 4.180 scuole nel 2009) significano poco più di 8 lavagne per Istituto, quindi pochi minuti a settimana per studente, avremmo preferito che gli stessi fondi venissero destinati alle dotazioni tecnologiche di base.
Come soluzione sarebbe stata indubbiamente meno costosa, usufruibile da subito per
TUTTE le classi di TUTTI gli Istituti, con una limitata formazione del parco insegnanti e con meno spese di aggiornamento di software/hardware e per il training verso i nuovi insegnanti.
Concludiamo esternando la nostra speranza di non dover assistere, come spesso accade in questi casi, al vergognoso balletto del
rimpallo delle responsabilità (la Provincia di Torino ha già messo le mani avanti facendo sapere di avere risposto a tutti gli adempimenti), per scoprire poi alla fine che la responsabilità non era di nessuno e che si è trattato di tragica fatalità, perché poi sarà molto difficile da spiegare ai familiari di Vito e degli altri ragazzi.
Che ci venga risparmiato almeno questo, per quello che può servire, tanto non servirà a restituirci Vito.