L'auto che vorrei

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Venerdì 19 Febbraio 2010 15:20


Chi mi conosce sa che sono un grande appassionato di motori e in special modo di automobili, cresciuto a pane e Quattroruote, probabilmente influenzato anche dal fatto di essere cresciuto a un tiro di schioppo dallo stabilimento dell'Alfa di Arese.
 
Uno di quelli che il venerdì sera decide con gli amici di andare al salone di Ginevra la mattina seguente, senza valuta estera (non c'era ancora l'Euro) né nazionale.
 
Uno di quelli che vola in aereo fino a Dortmund, invitato dal gruppo Audi-Volkswagen, per rilasciare pareri sui nuovi modelli Skoda camuffati.
 
Uno che, quando giocava a calcetto con gli amici, stava nella squadra di "quelli con la macchina pulita".
 
Uno che anni fa girava le concessionarie dicendo "questa è la mia autoradio (una delle prime MP3): sto cercando un'auto da mettergli intorno (giuro, è andata proprio così!)"
 
Uno che alcuni anni fa è stato il caso del mese sia su "Quattroruote" che su "Al volante", a causa di un adattatore per la predisposizione autoradio che la casa non prevedeva, la cui presenza è stata appunto fondamentale nella scelta di quella marca e di quel modello.
Oggi, senza ombra di dubbio, esprimerei attraverso il blog e i social network la mia soddisfazione o la mia insoddisfazione su una esperienza d'acquisto.

Probabilmente oggi sono anche meno talebano sulla visione del mondo dei motori, anche perché nel corso degli ultimi venti anni i miei gusti e le mie esigenze sono mutate profondamente; nel frattempo ho coltivato altri interessi, però la passione mi è rimasta e ho sempre le idee chiare su quello che desidero.

Forse è per questo che la mia attenzione è rimasta catturata da questo articolo, in cui si parla del concetto di "auto 2.0".
E' una iniziativa innovativa lanciata da una piccola casa automobilistica: l'intero progetto è guidato dalle idee e dalle scelte della comunità online, i cui "novelli Pininfarina" hanno suggerito ben 35 mila disegni di prototipi attraverso la rete, dai più piccoli particolari fino ad arrivare all'intero corpo vettura, passando per la meccanica, l'impianto elettrico, gli interni e il nome.

Ovviamente in pochi hanno le effettive competenze tecniche per ideare un particolare (specie se deve essere conforme a severe normative di sicurezza e di impatto ecologico) o per assemblare tutto l'insieme, ma questo non deve spaventare in quanto in tutto il processo di progettazione della propria "auto ideale" si è supportati dal team di Local Motors.
Non contenta, la casa si è spinta più in là prevedendo persino la raccolta degli ordini online e la costruzione dei modelli on-demand, sulla base dei consensi e delle priorità riconosciuti dalla comunità costruita attorno al progetto.
In quest'ultimo passaggio è racchiusa la vera innovazione, in quanto spesso ci si ferma ai sondaggi (online o offline), al solo disegno o alla scelta dei colori, trascurando aspetti come l'ergonomia, gli accessori o quant'altro.
Invece in un progetto community-driven tutti possono (e devono) scambiarsi consigli e suggerimenti contagiandosi vicendevolmente, nonché identificare persone con interessi simili (ma anche no, se l'obiettivo è quello di stimolare la creatività).

Il concetto è semplice: un'automobile può essere la migliore di questo mondo da tutti i punti di vista (design, consumi, costi generali, prestazioni, ecc.) ma non necessariamente sarà apprezzata dalla clientela.
Io sono certo che alcune delle soluzioni proposte dalla comunità mai e poi mai sarebbero venute in mente ai pur bravi progettisti.
 
Se ci pensiamo bene, chi di noi non ha mai immaginato o disegnato una piccola modifica a una automobile, specie da ragazzi?
Quante persone hanno personalizzato l'auto in seguito all'acquisto?

I vantaggi sono evidenti sia per chi produce e vende (zero stoccaggi, zero invenduti, abbattimento dei tempi di progettazione, ecc.), sia per chi acquista (acquisto di un prodotto realizzato su misura).
Anche ipotizzando che solo in minima parte avvenga la conversione dai suggerimenti iniziali all'acquisto finale, il costruttore avrà permesso a tutte le persone coinvolte di fruire di una esperienza particolarmente piacevole con tutti gli annessi e connessi, come per esempio il buzz spontaneo e positivo oppure il rafforzamento della percezione del brand.

Dal punto di vista del costruttore, esiste sicuramente il rischio di un effetto cannibalizzazione dei prodotti after market, però intanto il cliente è acquisito, mentre un cliente che acquista un'auto con l'idea di spendervi ancora soldi per ulteriori personalizzazioni, talvolta mal realizzate o frutto di forzati adattamenti in quanto non previste, molte volte realizzate presso terzi, potrebbe desistere dall'acquisto o sceglie soluzioni alternative.
Non parliamo poi di quanti sono costretti a non effettuare modifiche per tutto il periodo in cui l'auto è coperta da garanzia, pena la decadenza.

Probabilmente strategie commerciali e produttive come questa sono attuabili più facilmente da piccole case automobilistiche, che vogliono differenziarsi dalle produzioni di massa e aggredire mercati di nicchia mentre, in un mercato globale dove le economie di scala sono sempre più necessarie, i grandi gruppi automobilistici sono più orientati alla standardizzazione dei processi e dei prodotti.
Magari alla fine non avrà un successo strepitoso, però è bello vedere ogni tanto qualcosa di diverso, innovativo e coraggioso. Bravi! 
 
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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 16 Luglio 2010 17:04 )
 

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