Esempio di aspetto di una sezione blog (sezione FAQ)

Ora Google fa anche i massaggi

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Sabato 06 Settembre 2008 17:30

Oggi voglio prendere spunto da un articolo preso dal web, per affrontare il tema del giornalismo online.
Leggo l’articolo principale della sezione Tgtech di Tgcom, che parla ovviamente della notizia del momento, cioè il rilascio di Google Chrome.

Ecco come vengono illustrate le caratteristiche del prodotto (il grassetto fa parte dell'articolo originale, il rosso invece è mio):
 
"La caratteristica innovativa di Chrome è nel fatto che il browser inserisce diverse componenti che prima erano applicazioni esterne: così il programma integra un istant messanger, un lettore multimediale di video ed mp3 e altri applicativi che sfruttando l'esperienza maturata da Google con Youtube, fanno del nuovo browser un contenitore completo."

Non ci sono altri dettagli, ma solo un link "ECCO COME SCARICARE CHROME" che rimanda alla pagina di download, perfettamente inutile in quanto lo stesso articolo dice che lo si può scaricare già dalla homepage di Google.

Inoltre un errore evidente lascia intendere che tra le peculiarità di Chrome ci sia anche quella di fornire rilassanti massaggi in centri benessere (chissà, di questo passo, forse...).

Sbalordisce il fatto che chi ha scritto l'articolo non abbia capito l'impatto del rilascio di un prodotto del genere.
Da come viene descritto, sembra un software per chattare e ascoltare musica durante la navigazione in Internet e tanto basta perché l'autore dell'articolo lo definisca un contenitore completo.
In realtà per i canoni degli utilizzatori del web è da considerarsi largamente incompleto (anche per ammissione della stessa Google): lo dimostra il fatto che sia una versione beta e che siano assenti tante funzionalità come ad esempio le estensioni.

Nessun riferimento ai reali punti di forza di questo browser e all'impatto che ragionevolmente potrà avere sulle abitudini degli utenti di Internet (anche Internet mobile), nonché sui mercati mondiali del software, dei servizi e dell'advertising.

Per giorni ne hanno parlato tutti i media (chi più, chi meno): tanto per fare esempio, sulla prima pagina del Sole 24 ore era l'unica fotografia.

Su Tgcom invece nessun aggiornamento sugli sviluppi successivi al rilascio: hacker che hanno trovato dei bug, critiche a non finire per la privacy (guardare ad es. qui e qui) e per i termini di utilizzo assurdi (vedi qui), il mondo dell'advertising in rivolta (basti vedere le analoghe considerazioni fatte da Layla Pavone qualche giorno prima in occasione del rilascio di Internet Explorer 8 beta 2) per la modalità di navigazione in incognito.
Nemmeno una raccomandazione ad andare cauti con l'installazione di questo prodotto, alla luce di quanto emerso.

Il messaggio che recepisce chi legge è "clicca qui, installa e vai tranquillo", come se fosse un solitario per pc o uno screen saver.

Vi dico subito di non cercare l'area commenti perché non c'è.
Se volete quindi arricchire l'articolo con le vostre osservazioni (visto che le le informazioni presenti sono insufficienti e fuorvianti) l'unico sistema è quello di scrivere privatamente alla redazione cliccando su uno squallido link "Scrivi al TGCOM".
Questo purtroppo non vi darà nè la garanzia che qualcuno dedichi a voi lo stesso tempo che voi spontaneamente e gratuitamente avete speso per cercare di migliorare un servizio altrui, nè che vi risponda semplicemente per ringraziarvi del contributo (vi garantisco che ci sono redazioni che lo fanno).
Non darà nemmeno ad altri la possibilità di vedere cose vi siete scritti ed eventualmente commentare a loro volta.

Se invece avete avuto l'onore di ricevere una risposta da questa redazione, fatemelo sapere perché mi interessa capire se certe situazioni sono la regola oppure un'eccezione.

Sono soprattutto curioso di conoscere l'opinione di qualcun altro su questo modo di fare giornalismo.
Personalmente conosco giornalisti molto preparati e molto predisposti all'utilizzo dei nuovi media, ma ritengo che siano sottoutilizzati (o sprecati, vedete un po' voi cosa preferite) se collocati all'interno di redazioni chiuse a riccio su loro stesse.
Se poi a scrivere sul web è qualcuno che con i nuovi media c'entra come i cavoli a merenda (magari perché riciclato da una redazione offline), i cavoli diventano anche di chi si aspetta un servizio decente.

p.s. La foto mostra un messanger in azione
 


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Ultimo aggiornamento ( Sabato 15 Maggio 2010 20:52 )
 

La corsa per la Casa Bianca passa dal web

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Sabato 30 Agosto 2008 15:48

 

Pronta risposta di McCain che per contrastare la popolarità crescente di Barack Obama rivede le proprie strategie di comunicazione.
Anzitutto c'è la scelta di Sarah Palin come vice in caso di elezione: donna, giovane, promettente ed ex-missqualchecosa.
Subito dopo McCain intensifica l'utilizzo di strumenti innovativi tipici del web 2.0.
Rilevo ad esempio una presenza su Facebook (dove ad oggi ha raccolto 240 mila sostenitori), MySpace, Digg e LinkedIn.
Inoltre attraverso il proprio sito web McCain confida di raccogliere maggiori consensi (soprattutto tra l'elettorato più giovane, particolare che emerge anche dall'avatar di default scelto) e maggiori fondi che non in passato.

All'interno del sito, che di per sè non è un'idea innovativa ma è il minimo per chi si candida alla Casa Bianca, è presente anche un'area interattiva, chiamata pomposamente McCain Space (nome che richiama vagamente quello di un notissimo social network).
In quest'area, che incorpora un blog, un forum e vari contenuti multimediali, è possibile inserire i propri commenti e intavolare discussioni.
 

Ad essere sinceri, considerando l'importanza della posta in ballo, il numero di cittadini USA e, perché no, di interessati da ogni parte del mondo, ci si poteva aspettare una partecipazione ben superiore (tanti thread non hanno nemmeno 1 commento), ma d'altro canto la piattaforma è partita da poco ed è lecito rimandare le valutazioni a quando sarà a pieno regime.

Incuriosito, vado anche sul canale dedicato su YouTube pubblicizzato sul sito e, sorpresa delle sorprese, scopro che è frequentatissimo e commentatissimo: basti guardare la schermata che ho catturato per rendersene conto.

Viene quindi da chiedersi: come mai questa enorme differenza tra il sito e YouTube?
Azzardo alcune ipotesi:
--  forse il contenitore del sito, così come è stato realizzato, ha poco appeal o è poco funzionale.
--  forse le persone non si sentono a loro agio nel sito
--  forse le persone pensano che il sito sia sottoposto ad una qualche forma di censura (e in effetti l'icona "Flag as inappropriate" sotto ogni commento lo farebbe supporre, visto che non è visibile il nome di chi ha apposto il flag)
--  forse le persone ritengono che YouTube sia una piattaforma dove ci si possa esprimere con la massima libertà (e a giudicare dai vari video di reati commessi e pubblicati su YouTube l'idea si rafforza), un po' come a casa propria o in mezzo ad un gruppo di amici.
E' peraltro singolare che i frequentatori della rete percepiscano in questo modo una piattaforma come YouTube, che in passato non si è fatta molti problemi quando si era trattato di rimuovere video ritenuti sconvenienti, segno quindi che il brand YouTube gode di un notevole appeal.
 

 

 
Vado infine a visitare lo spazio di McCain su Digg: da notare come siano gettonatissimi gli articoli con la governatrice dell'Alaska Sarah Palin, che sta quindi dando un forte contributo alla causa di McCain.




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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 01 Ottobre 2008 14:56 )
 

Barack e burattini

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Venerdì 29 Agosto 2008 10:58


Barack di qua, Barack di là, Barack e Hillary, Barack come Kennedy e Martin Luther King, Barack contro Superman, Barack E' Superman.
Ora però arriva McCain: “Toc, toc! Ehi, ci sono anch’io!”.

Questa è la sintesi della popolarità attuale dei candidati in corsa per la Casa Bianca.
Apprendo oggi che il candidato repubblicano si è reso conto (con un po’ di ritardo) che il concorrente democratico finora gli ha rubato il palcoscenico, grazie ad una esposizione mediatica nettamente superiore sia quantitativamente che qualitativamente.

Non è nemmeno una questione di media, perché questo avviene in tv, in radio, sui giornali e sul web.
McCain finora non è riuscito a promuovere efficacemente la propria immagine, mentre ogni volta che Obama si gratta un orecchio parte immediatamente un tam tam su tutti i media del mondo.
A sfavore di McCain (classe 1936) gioca senza dubbio il fattore anagrafico (e di riflesso quello culturale), ma d’altronde i consulenti servono anche a quello, no?

Barack Obama (classe 1961) è un comunicatore nato, soprattutto per quanto riguarda le nuove generazioni e i nuovi media.
Leggo su Wikipedia, a proposito di Barack Obama:
La "Legge sulla trasparenza dei fondi federali Coburn-Obama" fornisce un sito web, gestito dall'Agenzia della Gestione e del Bilancio, che annota tutte le organizzazioni che ricevono fondi federali dal 2007 in avanti, e fornisce dettagliatamente quale agenzia destina i fondi, la quantità di denaro fornito, e il motivo del finanziamento o contratto.

Partecipando a vari social network, mi capita spesso di trovare community, gadget, widget, discussioni pro-Obama (ad esempio su Facebook), ma di McCain nessuna traccia.

Tanto per fare chiarezza, specifico che secondo me non esistono un “popolo del web” e un “popolo fuori dal web”, piuttosto che una “campagna on-line” in contrapposizione (o in parallelo) ad una “campagna off-line”.
Io sono la stessa persona sia quando sono sul web che quando non lo sono e le mie idee non cambiano a seconda dei contesti in cui mi trovo.
Se dal contatto diretto con altre persone, piuttosto che dai media tradizionali, ci formiamo le nostre idee e le nostre convinzioni, le porteremo avanti spontaneamente anche sui media digitali, con un “tam tam mediatico dal basso”.
“Essere in rete” è un’affermazione limitativa, perché in realtà noi siamo sempre in rete, anche quando non siamo connessi ad Internet, che è solo l’ultimo, potentissimo, canale per intrecciare relazioni.
I pensieri off-line alimentano continuamente l’on-line; i pensieri on-line dilagano rapidissimamente e conseguentemente influenzano le persone anche nella vita off-line.

Barack Obama questo l’ha capito.
 


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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 01 Ottobre 2008 14:55 )
 

Tutti pazzi per colpa della tele

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Lunedì 25 Agosto 2008 18:14


Meno male che ci pensa mamma RAI a proporci ogni tanti delle trasmissioni innovative.
Apprendo che a dicembre partirà lo show "Tutti pazzi per la tele", condotto dall'onnipresente Antonella Clerici.
Il filo conduttore della trasmissione sarà la storia della televisione e riprende uno spettacolo già andato in onda negli anni '50 (ergo, gallina vecchia fa buon brodo).

Infatti l'impressione che suscita è che giunga anacronisticamente con 50 anni di ritardo, disperato tentativo reazionario di una TV di Stato che tenta maldestramente di difendersi dall'inesorabile crescita dei media digitali.
Non mi risulta proprio che al giorno d'oggi gli italiani impazziscano per la televisione, ma forse in Viale Mazzini pensano che gli italiani siano tutti stupidi e gli si possa rifilare qualsiasi minestra riscaldata.

Creare un falso bisogno nell'opinione pubblica Condizionare l'opinione pubblica non mi sembra l'approccio migliore sia per fornire un servizio di qualità che per raggiungere buoni livelli di audience.
Perché non chiedono agli italiani cosa vogliono e lo realizzano? Perché non ascoltare le idee e i desideri che arrivano dal basso?
Un format del genere poteva idearlo mio nonno, non un'azienda che dovrebbe essere all'avanguardia tecnologica e culturale, tanto più per il ruolo di servizio pubblico che riveste.

In ogni caso, se la trasmissione dovesse avere successo (cosa di cui dubito fortemente), prevedo dei seguiti:
-  "Tutti pazzi per la radio"
-  "Tutti pazzi per il telegrafo"
 


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Ultimo aggiornamento ( Sabato 15 Maggio 2010 20:51 )
 

Le Olimpiadi sui motori di ricerca

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Domenica 24 Agosto 2008 19:24

Parallelamente alle gare Olimpiche, si sono svolte anche quelle per il posizionamento migliore sui motori di ricerca da parte di chi attraverso il web pubblica notizie e approfondimenti sulle Olimpiadi di Pechino.

Curiosamente, digitando in Google una banale stringa di ricerca tipo "Pechino 2008 blog", in cima non troviamo il blog della RAI, lo stesso già sotto accusa da parte degli utenti della rete, ma quello di Blogosfere.
In seconda posizione troviamo addirittura un blog quasi inattivo (5 post in 3 mesi) e finalmente al terzo posto il blog RAI.
Cambiando la ricerca in "Pechino 2008 sito", vediamo che il sito di RAI Sport fa anche peggio, posizionandosi in settima posizione.

Se non eccellono sui motori di ricerca, i siti e blog RAI hanno un'usabilità non ai livelli che ci si aspetterebbe da un servizio pubblico, soprattutto per un evento mediatico di questa portata.
Qualcuno in Viale Mazzini dovrebbe riflettere su questi segnali importanti.


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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 01 Ottobre 2008 15:00 )
 
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