Esempio di aspetto di una sezione blog (sezione FAQ)

Mobile 2.0 in metropolitana

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Martedì 24 Giugno 2008 22:27

Posto di Bloggo | Page-46

Era da tempo che non prendevo la metropolitana: oggi mi è capitato di fronte un tizio distinto che se ne stava in piedi.
Era magro, brizzolato, occhi azzurri, vestiva un completo gessato con pantaloni a sigaretta così stretti che non coprivano nemmemo le scarpe.
Già, le scarpe: collo alto, lacci casual, abbastanza insolite per la temperatura ferragostana di oggi, ridicole per come le indossava lui.
Altezza 1 metro e 70, età apparente sui 45 anni, per tutto il lungo tragitto percorso insieme ha continuato ad armeggiare col fido palmare.
Poteva cascargli il mondo intorno, ma lui no, continuava a pigiare tasti in rapida successione, con una sola mano.
Incuriosito, cercavo di capire di quale marca o modello fosse questo oggetto tanto magnetico.
BlackBerry? No, troppo alto, deve essere un Nokia, un N qualcosa, di più non si capisce perché è appoggiato alla parete opposta e lo stringe gelosamente a se.
Ogni tanto alza lo sguardo e fissa nel vuoto, però si capisce che non percepisce niente di ciò che lo circonda, sta solo riflettendo su come proseguire l'interazione con l'amato palmare.
Ecco, si è rituffato a digitare a raffica.
Probabilmente è un manager che approfitta di ogni momento a disposizione per pianificare i propri impegni.
Anzi, essendo un palmare dell'ultima generazione, sta già scrivendo un documento su questi lavori e lo sta condividendo con tutto il suo team di lavoro via internet.
E' arrivata la sua fermata, deve scendere. Mi passa a fianco e inclina il palmare mostrando il display.
C'era il browser internet aperto con una bella signorina discinta e apparentemente disponibile.
Ammetto di essere rimasto un po' deluso.
Anche questo è web 2.0?
 
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 26 Gennaio 2009 11:43 )
 

Il bliglietto aereo elettronico per tutti

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Lunedì 02 Giugno 2008 13:17

Commento all'articolo pubblicato su Zeus News il 2 giugno 2008

E' praticamente cosa fatta l'adozione del biglietto elettronico da parte delle maggiori compagnie aeree, sotituendo di fatto il classico biglietto cartaceo.

Oltre al lodevole impatto ecologico ridotto grazie al minore utilizzo di carta (ma non siamo così sprovveduti da pensare che sia stato questo il motivo principale dell'iniziativa), c'è sicuramente una riduzione dei costi da parte delle compagnie, che bisogna verificare se si traduce anche in minori costi per chi acquista i biglietti.
Sicuramente ci sarà un apprezzabile risparmio di tempo sia per chi acquista (che potrà tracciare in qualsiasi momento la situazione delle proprie prenotazioni) che per le compagnie, che potranno così anticipare le previsioni sul numero di prenotazioni per un dato volo, informazione preziosissima.
Un altro motivo che sicuramente ha inciso parecchio è quello della prevenzione del terrorismo, che sarebbe ancora più efficace se esistesse un'identità digitale universale per ogni individuo, con cui confrontare i dati della prenotazione.
Non dimentichiamo infine che questi dati elettronici andranno ad arricchire i database di marketing a vantaggio delle ricerche e della profilazione dell'utenza, si spera nell'ottica di fornire un servizio sempre migliore, visto che purtroppo quest'ultimo lascia spesso a desiderare.

La considerazione fatta nell'articolo riguardante la riduzione del personale a fronte dell'introduzione di procedure automatizzate, è una questione ormai secolare.
Premetto che io sono fermamente convinto che l'evoluzione tecnologica può essere ignorata o centellinata da chi la avversa, ma prima o poi bisogna farvi i conti; purtroppo (o per fortuna) il mondo va avanti anche senza di noi, e chi non sta al passo (sia i singoli cittadini che le aziende) è destinato a rimanere tagliato fuori.
In questo caso occorre verificare se il personale addetto sia attualmente sottodimensionato (in questo caso ben venga l'automatizzazione) o sovradimensionato (in questo caso sarebbe bene riconvertire il personale addetto con attività a diverso valore aggiunto, ovviamente non auguro il licenziamento a nessuno)
.

 


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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 27 Novembre 2009 22:09 )
 

Il digital divide in Italia

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Lunedì 02 Giugno 2008 00:00


Ribaltando la domanda mi chiedo: perché queste persone “dovrebbero” usare la tecnologia?
A fronte di un desiderio o di una necessità?

Negli States forse sono più abituati ad esigenze come quella di comunicare coprendo grandi distanze senza spostarsi, in Italia meno.
Gli italiani non è che siano tanto pigri, è che non hanno gli stimoli per usare strumenti che non ritengono indispensabili perché sostituibili da quelli tradizionali.

Ci sono però segnali incoraggianti: ho incontrato ultimamente nelle community online sia mamme di mezza età alla ricerca di un canale dove chiacchierare, che uomini di terza età alla ricerca di consigli su come utilizzare le nuove tecnologie (ricordo ancora con affetto un pensionato che ho aiutato quando teneramente mi ha confidato di voler conoscere le nuove tecnologie ora che ha più tempo libero).

Al congresso di Milano a cui ho partecipato l’altra settimana, ho trovato rispetto a 12 mesi prima un pubblico (composto da professionisti del settore) più predisposto e molto più preparato,talvolta più degli stessi speaker.
Spunti emersi durante congressi dei mesi passati si sono tramutati oggi in success case.
Timori, luoghi comuni e pregiudizi sono alimentati spesso dai media tradizionali e dalle majors musicali e cinematografiche, che cercano di condizionare chi potrebbe avvicinarsi al web.

Per quanto riguarda le novità che potrebbero avere un impatto sul digital divide tecnologico, leggevo l’altro ieri le dichiarazioni rilasciate da Bernabè, AD di Telecom Italia:
- Telecom si propone come fornitore unico delle infrastrutture per realizzare economie di scala
- Finora solo l’utenza ha goduto della riduzione dei costi
- Telecom taglierà costi per 300 mln/€ anno e 5 mila unità di personale addetto
- La copertura del territorio con la banda larga avverrà entro il 2015 (!!)

Il Governo invece sta studiando una “legge obiettivo” per il Broadband, con la quale trasferire sul web diversi servizi della PA, nell’intento di innescare un circolo virtuoso per gli investimenti sul web.
Per quanto riguarda invece il processo di separazione delle infrastrutture dai servizi, discusso dal 2006 e transitato per l’operazione Open Access di Telecom dello scorso febbraio, sembra ormai accantonato.

Morale: se aspettiamo il cablaggio della fibra ottica facciamo in tempo a diventare vecchi.
Più verosimilmente saranno le connessioni wireless a fare da traino al web. Lo stesso WiMax di cui tanto si è parlato rischia di essere già sorpassato nel momento in cui entrerà in funzione, visto che si parla già di tecnologie più evolute.
 



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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 27 Novembre 2009 22:26 )
 

Il CEO rimane anche se delude

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Mercoledì 28 Maggio 2008 00:00

Per i CEO (Chief Executive Officer) di tutto il mondo c'è una bella notizia: anche in caso di risultati pessimi dell'azienda, hanno molte probabilità di conservare il posto.
A dirlo è un rapporto stilato dalla società USA di consulenza Booz Allen, che ha coinvolto un panel di 2.500 società quotate in tutto il mondo e ha analizzato i risultati finanziari dell'ultimo decennio.

Nel 2007 in tutto il mondo sono stati cacciati il 13,8% dei CEO, meno rispetto al 2006 (14,3%) e del 2005 (15,4%).
Rimangono esclusi da questo conteggio i manager coinvolti in scandali e corruzioni.
I motivi dei licenziamenti solo in un terzo dei casi (appena il 2,1%) erano legati a risultati scadenti, mentre più spesso sono derivati da disaccordi col CDA.

In Europa i CEO hanno vita più dura, con una media è del 17,6% spinta dai settori TLC e IT e una durata media (7 anni nel 2007) più bassa che altrove.

Una nota curiosa: il 20% viene sostituito con figure reclutate esternamente all'azienda, ma addirittura i risultati in questi casi peggiorano del 2,2%.
 


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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 27 Novembre 2009 22:26 )
 

Le aziende italiane non vogliono il Web 2.0

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Sabato 24 Maggio 2008 15:53


La School of Management del Politecnico di Milano ha effettuato uno studio sulla penetrazione del Web 2.0 all'interno delle aziende italiane.
L'indagine, denominata osservatorio Enterprise 2.0, è stata condotta attraverso l'intervista a 70 CEO italiani.
Ne è emerso un quadro paradossale: infatti, pur essendo tutti gli intervistati convinti che nei prossimi anni il modello di Social Enterprise sarà quello vincente, di fatto il 70% di loro ha dichiarato di essere poco interessato a questi nuovi paradigmi.
Infine, pochi tra gli intervistati ammettono di conoscere gli strumenti tipici del Social Network, mentre ancor meno sono quelli che dicono di utilizzarli.
 
L'altra settimana, in occasione del Media 2.0 Expo a Milano, avevo sentito anch'io questi dati (anche la percentuale dei CIO è in linea con quella del CEO).
Trovo molto grave che chi deve disegnare le strategie di un'azienda non riesca a comprendere le opportunità offerte dal web 2.0.
La mia impressione, che avevo già esposto mesi fa a Layla Pavone, è che le aziende in Italia NON vogliono il web 2.0, sia al loro interno che nei rapporti con i propri clienti.
Le aziende (non tutte ma in larga maggioranza) NON vogliono mettersi sullo stesso piano dei dipendenti e dei clienti, non vogliono "ascoltare", sanno comunicare ma non sanno dialogare.
Le aziende hanno paura di mettersi in discussione, accettando anche critiche e dissensi.
Le aziende hanno paura di creare "emergency state" a fronte di opinioni negative presenti sul web anche solo per poche ore.
Le aziende non hanno capito che DEVONO presidiare (altro concetto esposto al Web 2.0 expo) anche le discussioni negative.
Se io cerco informazioni su problemi legati ad un prodotto tramite un motore di ricerca, in cima alle serp quasi mai comparirà un link ufficiale dell'azienda che lo produce, ma solo i commenti negativi degli utenti; saranno quindi questi ultimi (i cosiddetti opinion leader) a condizionare le scelte di acquisto degli altri utenti.
 
Non è da sottovalutare nemmeno l'aspetto che uno dei plus offerti dagli strumenti del web 2.0 è quello di poter MISURARE finemente i risultati, a differenza di quanto avviene con i media tradizionali.
Purtroppo capita spesso di imbattersi in figure aziendali che preferiscono "interpretare" i risultati della propria area di competenza.
 
Concludo dicendo che un aspetto non di poco conto e molto dibattuto è quello di individuare CHI all'interno di una azienda debba sovraintendere alle strategie legate al web 2.0.
Marketing? IT? Area commerciale? La verità è che nessuna di queste aree, da sola, ha le competenze per affrontare questa sfida da sola.
Io a riguardo condivido pienamente l'idea di Marco Camisani Calzolari, che ipotizza una nuova struttura parallela e con risorse eterogenee all'interno delle aziende.
Però voglio proprio vedere quali aziende avranno il coraggio e la saggezza per affrontare una riorganizzazione interna di questo tipo.
Chi non saprà cogliere le opportunità e rinnovarsi, tra qualche anno si ritroverà inesorabilmente tagliato fuori dal mercato.
 


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Ultimo aggiornamento ( Sabato 15 Maggio 2010 20:47 )
 
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