Esempio di aspetto di una sezione blog (sezione FAQ)

L'erba del vicino è sempre più verde

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Giovedì 25 Marzo 2010 11:18


 
Siamo un po' tutti esterofili, specie quando si parla di tecnologia e innovazione.
Può quindi capitare di leggere articoli che, con le dovute proporzioni, ci ricordano che alcuni anni prima in Italia qualcuno ha intrapreso la stessa strada.
E' il caso per esempio della storica testata Tuttomoto, pur se a periodicità mensile, affiancata per tutto il 2007 dalla versione web Tuttomoto.com e dall'inizio del 2008 esistente solo in quest'ultima forma.
Attualmente è parte integrante del più ampio portale motoristico Auto-news.it 

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 16 Luglio 2010 17:14 )
 

Alive in Wonderland

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Martedì 09 Marzo 2010 17:17

 


Ogni giorno che passa ho modo di rendermi sempre più conto di essere una persona fortunata.
Già, perché non è da tutti vivere in un Paese in cui le regole sono poco chiare e interpretabili, oppure emanate da soggetti che non possiedono una profonda conoscenza della materia regolamentata e che non si avvalgono come dovrebbero della consulenza di esperti.

Questa spada di Damocle sulla testa ci regala quotidianamente i brividi dell'imprevisto, i piaceri dell'avventura e palpitazioni continue, specie se affrontiamo le giornate col giusto piglio di spavalderia e masochismo.
A volte ci coglie la paura di non farcela, ma è impagabile la soddisfazione che ne traiamo ogni qualvolta riusciamo a farla franca, un po' come quando da piccoli giocavamo a nascondino e ci salvavamo, magari liberando tutti.

Questo è un Paese per temerari, per coloro che amano vivere nel rischio, non per i codardi e le persone che hanno paura di esprimere le loro opinioni, anche se questo significa ricorrere a contorsioni linguistiche per evitare termini e argomenti a rischio, oppure per ricercarli di proposito per sfidare la sorte.

Per esempio, un domani potrebbe entrare in vigore una legge, magari senza passare attraverso il normale iter parlamentare e con campo di applicazione retroattivo, in cui alcune delle cose che esprimo e condivido via web diventino improvvisamente illegittime o censurabili.
Magari una major potrebbe contestarmi la legittimità degli stessi contenuti di questo post a causa di un titolo che richiama quello di un noto film, oppure per il video di YouTube che riproduce un videoclip musicale di un noto artista italiano.
Potrei forse finire in qualche guaio per avere usato impropriamente la parola "Damocle" se per una sfortunata coincidenza questo fosse lo stesso nome di qualche personaggio importante che dovesse sentirsi leso dal vedersi accostato a un'arma come la spada.

Vuoi mettere? Certe cose non hanno veramente prezzo.
Già, sono proprio fortunato.

 




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Ultimo aggiornamento ( Martedì 09 Marzo 2010 17:37 )
 

Appello per Banda Larga in tutti i Comuni del Veneto entro il 2012

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Sabato 27 Febbraio 2010 22:09

Ricevo e giro dall'amico Gigi questo appello a favore dell'estensione della Banda Larga a tutti i Comuni del Veneto entro il 2012.
Potete sostenere questa iniziativa registrandovi sul wiki o iscrivendovi all'apposito gruppo su Facebook, in cui potete partecipare attivamente lasciando i vostri suggerimenti.
L'innovazione passa necessariamente attraverso il potenziamento delle attuali infrastrutture tecnologiche.
Purtroppo, se osserviamo la fotografia della situazione nel resto d'Europa documentata in questa indagine appena pubblicata da IAB Europe, il nostro Paese è ancora parecchio indietro e non registra miglioramenti significativi rispetto al report della Commissione Europea dello scorso luglio.
Gigi e gli altri promotori dell'iniziativa sono convinti che l'ambito regionale sia quello adatto per portare avanti concretamente questi discorsi in Veneto, specie per quanto riguarda la disponibilità di risorse economiche.
Vogliamo provare a dargli una mano tutti?

 


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Ultimo aggiornamento ( Sabato 27 Febbraio 2010 23:01 )
 

Grave minaccia per il web in Italia?

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Mercoledì 24 Febbraio 2010 11:15

In molti si ricorderanno del video che nel 2006 alcuni studenti di una scuola di Torino caricarono su YouTube.
Mi riferisco al filmato che mostrava loro azioni di bullismo nei confronti di un compagno autistico, riportato da tutti i media.
Il video fu rimosso dalla piattaforma a fronte della richiesta della Polizia italiana, con la quale Google collaborò per identificare gli autori del gesto.
Successivamente questi vennero 
condannati a 10 mesi di servizio sociale, mentre il PM di Milano incriminò anche quattro dipendenti di Google, David Drummond, Peter Fleischer e George Reyes e Arvind Desikan, con l'accusa di diffamazione e di mancato rispetto della privacy (secondo quanto stabilito dalle leggi italiane).

Oggi ai primi tre di questi dipendenti è stata applicata la condanna, nonostante le accuse di diffamazione si siano rivelate infondate.

Con questa sentenza viene a crearsi un precedente importantissimo: si afferma sostanzialmente che i dipendenti di piattaforme di hosting sono penalmente responsabili per i contenuti pubblicati dagli utenti.
Tanto per fare un esempio, una situazione come quella capitata nei giorni scorsi e che ha coinvolto Automattic per quanto riguarda la piattaforma Wordpress potrebbe essere riletta.

Google difende a spada tratta i suoi dipendenti e afferma ovviamente di essere seriamente preoccupata come azienda, parlando di scandalo e riportando i Diritti riconosciuti in sede di Unione Europea, usando anche termini forti come "regime".
Prosegue evidenziando come la libertà di espressione può aiutare anche la creatività, pur nel rispetto della privacy.

Riporto testualmente:

"It attacks the very principles of freedom on which the Internet is built. Common sense dictates that only the person who films and uploads a video to a hosting platform could take the steps necessary to protect the privacy and obtain the consent of the people they are filming. European Union law was drafted specifically to give hosting providers a safe harbor from liability so long as they remove illegal content once they are notified of its existence."

Traduzione:

"Attacca gli stessi principi di libertà su cui Internet si basa. 
Il buon senso impone che solo la persona che carica video e film su una piattaforma di hosting possa adottare le misure necessarie per proteggere la privacy e ottenere il consenso delle persone coinvolte nelle riprese. 
Il Diritto dell'Unione Europea è stato elaborato appositamente per offrire ai provider di hosting un luogo sicuro da ogni responsabilità fintanto che essi provvederanno a rimuovere i contenuti illegali non appena la loro presenza viene loro notificata."


Google conclude mettendo in dubbio la stessa sopravvivenza del web, così come lo conosciamo, se non dovessero cambiare certe leggi, lasciando velatamente intendere che, come azienda, potrebbe concentrare la propria presenza sui mercati dove non esistono certe limitazioni, oppure rivederne i termini.

Senza dubbio l'argomento è molto caldo e ci sono parecchi spunti di riflessione (ma direi anche varie interpretazioni) sia per il legislatore che per gli utilizzatori italiani dei servizi di Google (praticamente tutti).
Voi cosa ne pensate?

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 16 Luglio 2010 17:01 )
 

Mea culpa

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Domenica 21 Febbraio 2010 22:32

In questi ultimi giorni ho seguito con interesse alcune vicende che hanno coinvolto aziende in brutti scivoloni alla propria immagine.
Mi sono chiesto se il modo in cui hanno gestito pubblicamente i problemi fosse stato efficace ed efficiente.
Ho provato a chiedermi se queste aziende si fossero comportate realmente con negligenza oppure se fossero stati i media (digitali e non) a ingigantirne o falsarne gli errori.
Non ho trovato una risposta, per un motivo molto semplice: le risposte le conosce solo chi sta dentro l'azienda coinvolta, che sa realmente come stanno le cose.
Tutti gli altri possono al massimo fare delle supposizioni.
E qui sta il punto: al di là delle responsabilità di un'azienda, come viene percepita la situazione all'esterno? Che idea se ne fanno i clienti?
L'azienda si sta impegnando per risolvere il problema oppure se ne sta fregando e ci sta pigliando in giro? Ci ha raccontato tutta la verità o ci nasconde qualcosa?
Queste sono le domande che l'uomo della strada si pone e, se non riesce a trovare risposte, i dubbi diventano sospetti e i sospetti possono diventare qualcos'altro.
 
Il mio pensiero è corso quindi a un paio di eventi di cronaca recenti che ormai sono diventati vere e proprie case history.
Uno riguarda un personaggio pubblico e l'altro una nota compagnia: entrambi si sono trovati di punto in bianco nella inaspettata situazione di dover gestire un crollo della reputazione senza precedenti e conseguentemente dei profitti derivanti.
 
 
Il VIP
Il golfista Tiger Woods è stato negli ultimi anni lo sportivo che ha guadagnato di più nel mondo.
Tre mesi fa si scopre per caso che ha un amante e tutti gli USA gridano allo scandalo.
Da allora, le vicende sentimentali e giudiziarie di Tiger Woods sono diventate l'argomento di discussione preferito degli americani.
Dopo avere mantenuto un profilo basso per tutto questo tempo, il campione esce allo scoperto e in una conferenza stampa pubblica si cosparge il capo di cenere, chiedendo umilmente scusa sia alla moglie che a tutti quelli che si sono traditi dal suo comportamento.
Ok per le sacrosante scuse alla moglie, ma i tifosi che c'entrano con la sua vita privata? 
E perché mai a distanza di tre mesi? Se Tiger Woods sapeva di dovere delle scuse a qualcuno, perché aspettare tanto?
E come mai le scuse alla moglie sono state fatte in pubblico anziché in privato? Forse i panni sporchi non si lavano più in famiglia?
 
Le ragioni vanno ricercate nel puritanesimo dei cittadini USA e nel calo di popolarità (e di guadagni) che questo gli ha provocato.
Basti pensare che dai 122 milioni di dollari di reddito dichiarati al fisco per l'anno 2007, Tiger Woods a fine 2009 risultava ancora lo sportivo più pagato, però dichiarando "soli" 91 milioni di dollari.
Considerando che lo scandalo scoppiò a novembre, è facilmente intuibile la portata del fuggi fuggi degli sponsor e della rescissione dei contratti nell'ultimo mese dell'anno.
Tutto questo valeva le pubbliche scuse? Secondo Tiger Woods si.
 
 
La società
L'altro scandalo di cui si è discusso parecchio in tutto il mondo è quello che da novembre (a quanto pare mese infausto) ha coinvolto il colosso Toyota, il maggiore produttore mondiale di automobili.
La colpa è di un pedale dell'acceleratore di vari modelli che potenzialmente potrebbe bloccarsi a causa di un errore di produzione.
Dopo un iniziale atteggiamento da parte di Toyota che minimizzava l'entità del problema, la casa è stata costretta dai media ad ammettere l'errore e a richiamare il 70% delle auto commercializzate negli USA.
Nel frattempo il titolo crolla a Wall Street e le vendite subiscono un tracollo.
Il traffico sul sito Toyota.com raddoppia, così come aumentano le ricerche effettuate sui motori, spesso associate a keywords come "problemi" e "richiamo".
Non a caso un visitatore su dieci del sito ufficiale proviene da queste ricerche, dimostrando di essere già a conoscenza del problema.
Purtroppo per Toyota, l'80 dei suoi visitatori non ritorna sul proprio sito ma cerca ulteriori informazioni altrove, come sui canali di news e sui social network.
 
La proverbiale affidabilità Toyota, fino all'altro mese ritenuta la migliore in assoluto nel mondo (considerando anche la controllata Lexus), nonché i famosi metodi produttivi che ne decretarono la fortuna nei decenni del dopoguerra (qualcuno si ricorda della filosofia kaizen?), vanno a farsi benedire in men che non si dica.
Cinque stabilimenti vengono completamente fermati e il presidente della società chiede scusa in prima persona, promettendo tutto il possibile affinché in futuro non si ripeta un caso simile.
Nel tentativo di instaurare un rapporto diretto e sincero con la clientela, Toyota apre anche un canale di discussione su Digg (social network molto popolare negli USA).
Tutto questo valeva le pubbliche scuse? Secondo Toyota si.
 

 
 
 


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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 16 Luglio 2010 17:02 )
 
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