Redazionale




Alive in Wonderland

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Posto di Bloggo
  
Martedì 09 Marzo 2010 17:17
 


Ogni giorno che passa ho modo di rendermi sempre più conto di essere una persona fortunata.
Già, perché non è da tutti vivere in un Paese in cui le regole sono poco chiare e interpretabili, oppure emanate da soggetti che non possiedono una profonda conoscenza della materia regolamentata e che non si avvalgono come dovrebbero della consulenza di esperti.

Questa spada di Damocle sulla testa ci regala quotidianamente i brividi dell'imprevisto, i piaceri dell'avventura e palpitazioni continue, specie se affrontiamo le giornate col giusto piglio di spavalderia e masochismo.
A volte ci coglie la paura di non farcela, ma è impagabile la soddisfazione che ne traiamo ogni qualvolta riusciamo a farla franca, un po' come quando da piccoli giocavamo a nascondino e ci salvavamo, magari liberando tutti.

Questo è un Paese per temerari, per coloro che amano vivere nel rischio, non per i codardi e le persone che hanno paura di esprimere le loro opinioni, anche se questo significa ricorrere a contorsioni linguistiche per evitare termini e argomenti a rischio, oppure per ricercarli di proposito per sfidare la sorte.

Per esempio, un domani potrebbe entrare in vigore una legge, magari senza passare attraverso il normale iter parlamentare e con campo di applicazione retroattivo, in cui alcune delle cose che esprimo e condivido via web diventino improvvisamente illegittime o censurabili.
Magari una major potrebbe contestarmi la legittimità degli stessi contenuti di questo post a causa di un titolo che richiama quello di un noto film, oppure per il video di YouTube che riproduce un videoclip musicale di un noto artista italiano.
Potrei forse finire in qualche guaio per avere usato impropriamente la parola "Damocle" se per una sfortunata coincidenza questo fosse lo stesso nome di qualche personaggio importante che dovesse sentirsi leso dal vedersi accostato a un'arma come la spada.

Vuoi mettere? Certe cose non hanno veramente prezzo.
Già, sono proprio fortunato.

 


 

Appello per Banda Larga in tutti i Comuni del Veneto entro il 2012

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Posto di Bloggo
  
Sabato 27 Febbraio 2010 22:09
Ricevo e giro dall'amico Gigi questo appello a favore dell'estensione della Banda Larga a tutti i Comuni del Veneto entro il 2012.
Potete sostenere questa iniziativa registrandovi sul wiki o iscrivendovi all'apposito gruppo su Facebook, in cui potete partecipare attivamente lasciando i vostri suggerimenti.
L'innovazione passa necessariamente attraverso il potenziamento delle attuali infrastrutture tecnologiche.
Purtroppo, se osserviamo la fotografia della situazione nel resto d'Europa documentata in questa indagine appena pubblicata da IAB Europe, il nostro Paese è ancora parecchio indietro e non registra miglioramenti significativi rispetto al report della Commissione Europea dello scorso luglio.
Gigi e gli altri promotori dell'iniziativa sono convinti che l'ambito regionale sia quello adatto per portare avanti concretamente questi discorsi in Veneto, specie per quanto riguarda la disponibilità di risorse economiche.
Vogliamo provare a dargli una mano tutti?

 
 

Grave minaccia per il web in Italia?

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Posto di Bloggo
  
Mercoledì 24 Febbraio 2010 11:15
In molti si ricorderanno del video che nel 2006 alcuni studenti di una scuola di Torino caricarono su YouTube.
Mi riferisco al filmato che mostrava loro azioni di bullismo nei confronti di un compagno autistico, riportato da tutti i media.
Il video fu rimosso dalla piattaforma a fronte della richiesta della Polizia italiana, con la quale Google collaborò per identificare gli autori del gesto.
Successivamente questi vennero 
condannati a 10 mesi di servizio sociale, mentre il PM di Milano incriminò anche quattro dipendenti di Google, David Drummond, Peter Fleischer e George Reyes e Arvind Desikan, con l'accusa di diffamazione e di mancato rispetto della privacy (secondo quanto stabilito dalle leggi italiane).

Oggi ai primi tre di questi dipendenti è stata applicata la condanna, nonostante le accuse di diffamazione si siano rivelate infondate.

Con questa sentenza viene a crearsi un precedente importantissimo: si afferma sostanzialmente che i dipendenti di piattaforme di hosting sono penalmente responsabili per i contenuti pubblicati dagli utenti.
Tanto per fare un esempio, una situazione come quella capitata nei giorni scorsi e che ha coinvolto Automattic per quanto riguarda la piattaforma Wordpress potrebbe essere riletta.

Google difende a spada tratta i suoi dipendenti e afferma ovviamente di essere seriamente preoccupata come azienda, parlando di scandalo e riportando i Diritti riconosciuti in sede di Unione Europea, usando anche termini forti come "regime".
Prosegue evidenziando come la libertà di espressione può aiutare anche la creatività, pur nel rispetto della privacy.

Riporto testualmente:

"It attacks the very principles of freedom on which the Internet is built. Common sense dictates that only the person who films and uploads a video to a hosting platform could take the steps necessary to protect the privacy and obtain the consent of the people they are filming. European Union law was drafted specifically to give hosting providers a safe harbor from liability so long as they remove illegal content once they are notified of its existence."

Traduzione:

"Attacca gli stessi principi di libertà su cui Internet si basa. 
Il buon senso impone che solo la persona che carica video e film su una piattaforma di hosting possa adottare le misure necessarie per proteggere la privacy e ottenere il consenso delle persone coinvolte nelle riprese. 
Il Diritto dell'Unione Europea è stato elaborato appositamente per offrire ai provider di hosting un luogo sicuro da ogni responsabilità fintanto che essi provvederanno a rimuovere i contenuti illegali non appena la loro presenza viene loro notificata."


Google conclude mettendo in dubbio la stessa sopravvivenza del web, così come lo conosciamo, se non dovessero cambiare certe leggi, lasciando velatamente intendere che, come azienda, potrebbe concentrare la propria presenza sui mercati dove non esistono certe limitazioni, oppure rivederne i termini.

Senza dubbio l'argomento è molto caldo e ci sono parecchi spunti di riflessione (ma direi anche varie interpretazioni) sia per il legislatore che per gli utilizzatori italiani dei servizi di Google (praticamente tutti).
Voi cosa ne pensate?

crediti immagine
 

Mea culpa

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Posto di Bloggo
  
Domenica 21 Febbraio 2010 22:32
In questi ultimi giorni ho seguito con interesse alcune vicende che hanno coinvolto aziende in brutti scivoloni alla propria immagine.
Mi sono chiesto se il modo in cui hanno gestito pubblicamente i problemi fosse stato efficace ed efficiente.
Ho provato a chiedermi se queste aziende si fossero comportate realmente con negligenza oppure se fossero stati i media (digitali e non) a ingigantirne o falsarne gli errori.
Non ho trovato una risposta, per un motivo molto semplice: le risposte le conosce solo chi sta dentro l'azienda coinvolta, che sa realmente come stanno le cose.
Tutti gli altri possono al massimo fare delle supposizioni.
E qui sta il punto: al di là delle responsabilità di un'azienda, come viene percepita la situazione all'esterno? Che idea se ne fanno i clienti?
L'azienda si sta impegnando per risolvere il problema oppure se ne sta fregando e ci sta pigliando in giro? Ci ha raccontato tutta la verità o ci nasconde qualcosa?
Queste sono le domande che l'uomo della strada si pone e, se non riesce a trovare risposte, i dubbi diventano sospetti e i sospetti possono diventare qualcos'altro.
 
Il mio pensiero è corso quindi a un paio di eventi di cronaca recenti che ormai sono diventati vere e proprie case history.
Uno riguarda un personaggio pubblico e l'altro una nota compagnia: entrambi si sono trovati di punto in bianco nella inaspettata situazione di dover gestire un crollo della reputazione senza precedenti e conseguentemente dei profitti derivanti.
 
 
Il VIP
Il golfista Tiger Woods è stato negli ultimi anni lo sportivo che ha guadagnato di più nel mondo.
Tre mesi fa si scopre per caso che ha un amante e tutti gli USA gridano allo scandalo.
Da allora, le vicende sentimentali e giudiziarie di Tiger Woods sono diventate l'argomento di discussione preferito degli americani.
Dopo avere mantenuto un profilo basso per tutto questo tempo, il campione esce allo scoperto e in una conferenza stampa pubblica si cosparge il capo di cenere, chiedendo umilmente scusa sia alla moglie che a tutti quelli che si sono traditi dal suo comportamento.
Ok per le sacrosante scuse alla moglie, ma i tifosi che c'entrano con la sua vita privata? 
E perché mai a distanza di tre mesi? Se Tiger Woods sapeva di dovere delle scuse a qualcuno, perché aspettare tanto?
E come mai le scuse alla moglie sono state fatte in pubblico anziché in privato? Forse i panni sporchi non si lavano più in famiglia?
 
Le ragioni vanno ricercate nel puritanesimo dei cittadini USA e nel calo di popolarità (e di guadagni) che questo gli ha provocato.
Basti pensare che dai 122 milioni di dollari di reddito dichiarati al fisco per l'anno 2007, Tiger Woods a fine 2009 risultava ancora lo sportivo più pagato, però dichiarando "soli" 91 milioni di dollari.
Considerando che lo scandalo scoppiò a novembre, è facilmente intuibile la portata del fuggi fuggi degli sponsor e della rescissione dei contratti nell'ultimo mese dell'anno.
Tutto questo valeva le pubbliche scuse? Secondo Tiger Woods si.
 
 
La società
L'altro scandalo di cui si è discusso parecchio in tutto il mondo è quello che da novembre (a quanto pare mese infausto) ha coinvolto il colosso Toyota, il maggiore produttore mondiale di automobili.
La colpa è di un pedale dell'acceleratore di vari modelli che potenzialmente potrebbe bloccarsi a causa di un errore di produzione.
Dopo un iniziale atteggiamento da parte di Toyota che minimizzava l'entità del problema, la casa è stata costretta dai media ad ammettere l'errore e a richiamare il 70% delle auto commercializzate negli USA.
Nel frattempo il titolo crolla a Wall Street e le vendite subiscono un tracollo.
Il traffico sul sito Toyota.com raddoppia, così come aumentano le ricerche effettuate sui motori, spesso associate a keywords come "problemi" e "richiamo".
Non a caso un visitatore su dieci del sito ufficiale proviene da queste ricerche, dimostrando di essere già a conoscenza del problema.
Purtroppo per Toyota, l'80 dei suoi visitatori non ritorna sul proprio sito ma cerca ulteriori informazioni altrove, come sui canali di news e sui social network.
 
La proverbiale affidabilità Toyota, fino all'altro mese ritenuta la migliore in assoluto nel mondo (considerando anche la controllata Lexus), nonché i famosi metodi produttivi che ne decretarono la fortuna nei decenni del dopoguerra (qualcuno si ricorda della filosofia kaizen?), vanno a farsi benedire in men che non si dica.
Cinque stabilimenti vengono completamente fermati e il presidente della società chiede scusa in prima persona, promettendo tutto il possibile affinché in futuro non si ripeta un caso simile.
Nel tentativo di instaurare un rapporto diretto e sincero con la clientela, Toyota apre anche un canale di discussione su Digg (social network molto popolare negli USA).
Tutto questo valeva le pubbliche scuse? Secondo Toyota si.
 

 
 
 
 

John Ashley e il volantinaggio 2.0

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Posto di Bloggo
  
Sabato 20 Febbraio 2010 19:54

In questo post mi lascia un commento il proprietario del marchio John Ashfield.
Essendo il commento molto articolato e necessitando di adeguata risposta, ho ritenuto di fare ciò in un ulteriore post.
Ecco il contenuto del commento:



  Cara Sybelle
Mi chiamo Andrea Celli e sono il titolare del marchio John Ashfield , oggetto del suo blog.
Ho deciso di scriverLe personalmente perché sono rientrato ieri sera da un viaggio d’affari all’estero ed appena informato dai miei collaboratori
sull’accaduto di questi giorni, sono rimasto sinceramente sconvolto da tutto quello che era successo in Internet , In seguito alla richiesta da noi inviata a WordPress per la rimozione dei commenti di quelle persone di cui non conosciamo l’identità e che , non qualificandosi , ma in modo anonimo , sul suo blog volevano chiaramente non portare una critica costruttiva, ma solo danneggiare intenzionalmente la mia azienda . 
Le ribadisco , come Le è stato già spiegato nella nostra lettera aperta, che ritengo questi commenti anonimi fortemente lesivi e diffamanti del marchio John Ashfield perché non corrispondono sicuramente alla realtà della mia azienda, un’azienda a cui io ho dedicato e dedico tuttora la mia vita , con grande passione per questo brand John Ashfield che , con grande sacrificio mio e dei miei collaboratori , è diventato una realtà mondiale realizzando in tal modo il mio sogno. 
Io non conosco nulla di Lei , né ho il piacere di conoscerLa personalmente , ma presumo che Lei sia una ragazza giovane, piena di capacità e sicuramente tecnicamente molto preparata per muovere critiche costruttive ad una immagine pubblicitaria, tuttavia non posso accettare che nel Suo blog Lei permetta di pubblicare commenti non alla sua critica, ma affermazioni anonime sulla nostra azienda , lesivi e diffamanti della nostra immagine e della nostra organizzazione aziendale e produttiva , di cui Lei non sa e non può sapere nulla, senza che Lei ne abbia controllato la veridicità . Questa è una Sua responsabilità, perché gettare fango ad una azienda è troppo facile rimanendo nell’ anonimato e sfruttando il Suo blog per tali scopi.
Dato che La ritengo una ragazza sagace ,spero Lei comprenda di aver fatto degli errori gestendo con leggerezza un blog sul mio marchio e permettendo
di trattare in esso una materia a Lei sconosciuta, errori di cui noi ne pagheremo le conseguenze.
Quindi Le chiedo sinceramente di aiutarmi in prima persona a far cessare tutto questo casino che ne è scaturito dal mondo di Internet contro la mia azienda.
Vorrei comunque anche avere l’opportunità di conoscerLa meglio per capire perché ha fatto questo e quale vantaggio può esserle venuto da questa situazione.
Se posso darLe comunque un mio consiglio per il futuro, Le dico che nella vita non basta aprire un Blog per realizzarsi criticando quello che fanno gli altri, perche come Lei saprà , lavorando si può anche sbagliare , ma forse è meglio investire le proprie energie cercando di crearlo un proprio progetto facendolo con passione e sacrificio come io ho sempre fatto
in questi anni.
 




Ecco ora la mia risposta diretta, certo che verrà letta dal diretto interessato.

Caro sig. Celli, ho notato che sulla homepage del sito della sua azienda è presente una sezione "Job opportunities".
La tranquillizzo subito, perché non ho assolutamente intenzione di sottoporle una mia candidatura (anche perché un lavoro già ce l'ho e mi soddisfa ampiamente), però le voglio rivolgere una domanda: cosa penserebbe nel ricevere un CV inviato pedissequamente in un colpo solo via email a tutta una serie di destinatari in chiaro?
Oppure cosa penserebbe nel riceverlo imbustato ma palesemente non rifocalizzato per le richieste specifiche della posizione richiesta?
Ecco, appunto, è quello che ho pensato io nel leggere il suo commento ;-)
 
Vede, lasciare un commento "ciclostilato" su tutta una serie di blog che hanno trattato un determinato argomento non significa conversare, ma ricorda più che altro un comunicato stampa o una circolare.
Se poi nessuno dei blog in questione è riconducibile alla persona a cui intende rivolgersi, appare incomprensibile questo suo approccio.
Se vuole comunicare qualcosa di personale a Sybelle, può utilizzare l'indirizzo email che è sempre stato presente sul suo blog e che finalmente ora centinaia di persone le hanno indicato come raggiungere.
Se invece, come scrive, l'intenzione è quella di pubblicare una lettera aperta, noterà come in una situazione come questa le sarebbe stato molto utile avere un blog aziendale (o personale, in cui racconta delle sue passioni, perché no?), cosa che potrebbe tenere in considerazione per un futuro. 
Attenzione, però: un blog, alla stregua di qualsiasi canale aperto al pubblico, una volta aperto va seguito adeguatamente, cosa che richiede prima la comprensione di alcuni aspetti.
 
La comunicazione tramite i media digitali è materia complessa di suo, anche per chi ne fa uso quotidianamente, figuriamoci per chi si avventura senza le dovute conoscenze né un adeguato supporto.
Linguaggio, tempi e modi sono molto differenti rispetto alla comunicazione offline, monodirezionale e con relazioni di tipo uno a molti.
Una prima differenza è che il web non ha orari di ufficio: le conversazioni vi avvengono con cadenza 24/7/365 e in tempo reale.
Ovviamente è umanamente impossibile monitorare costantemente tutte le conversazioni che riguardano la propria persona, il proprio brand o l'uso illecito dei propri contenuti coperti da licenza d'uso, però è possibile seguire e gestire le conversazioni più critiche utilizzando metodologie e strumenti adeguati, cosa che un blogger esperto o un professionista (uno vero) dei media digitali già effettua abitualmente.
Tutte le conversazioni che rimarranno al di fuori di questo monitoraggio saranno solo un piccolo rumore di fondo, con un impatto minimo su quel che la riguarda.
 
Il fatto che lei sia stato impegnato in un viaggio d'affari non costituisce una giustificazione ma semmai una negligenza da parte sua, dal momento che con un qualsiasi smartphone può ricevere notifiche automatiche per ogni evento che desidera monitorare, per esempio, così come può delegare parte di questa attività a personale dedicato e preparato, la cui presenza è fondamentale un'azienda importante come la sua.
In qualsiasi istante, da qualche parte in Italia e nel mondo, ci sarà sempre qualcuno che parlerà di John Ashley (almeno, glie lo auguro), a volte bene e altre volte meno bene; appunto per questo è importante presidiare e monitorare le conversazioni sul web, l'unico media veramente misurabile (i cartelli, per esempio, non lo sono).
Faccia tesoro di tutto quanto le persone si raccontano tra loro, perché sono tutte informazioni preziose per il marketing di un'azienda e che nessun sondaggio o dato di vendita le darà mai.
 
E' un vero peccato, e glie lo dico sinceramente, che trenta anni della passione che ha profuso nel portare la sua azienda ai livelli in cui è arrivata attualmente, siano rovinati in così poco tempo per un banale e gestibilissimo scivolone comunicativo.
Asserendo di essere rimasto sconvolto da tutto il can-can verificatosi invece è positivo, in quanto significa che lei comincia a essere consapevole sia di avere sottostimato abbondantemente la potenza comunicativa dei media digitali e sia che la sua azienda ha un grosso gap comunicativo da colmare.
 
Sulle contestazioni mosse contro la produzione dei prodotti brandizzati John Ashley (perché le critiche di Sybelle riguardavano altro ed erano assolutamente lecite) le è stata offerta occasione per smentirle e spiegare la discrepanza tra i dati pubblicati sul sito della Camera di Commercio non coincidono e la sua versione, cosa che però non è avvenuta, quanto meno non in modo convincente.
Ovviamente è liberissimo di lasciare chiunque legga nel dubbio, ma tenga presente che di solito i dubbi non chiariti diventano sospetti.
 
Come è stato da molte parti osservato, se lei avesse ritenuto determinati commenti sul blog di Sybelle offensivi o lesivi, visto che questi limiti sono soggettivi, avrebbe potuto farlo presente direttamente alla tenutaria del blog che, in mancanza di questo, evidentemente ha ritenuto che non ci fossero problemi di sorta.
Comunicazione in fondo è anche questo, no?
 
Tanto per fare un esempio, sul blog di Alessandro Gilioli, dove ha lasciato un commento identico a questo, è capitato in più di una occasione di leggere commenti ben più lesivi, ma non per questo qualcuno è passato per vie legali o ha chiesto di rimuovere contenuti.
Io stesso dovrei sentirmi in serio imbarazzo al pensiero di ospitare sul mio blog un commento suo in cui attribuisce a Sybelle una premeditazione nel pubblicare quell'articolo; addirittura ipotizza che possa averne avuto un tornaconto.
Queste secondo me sono affermazioni gravissime da cui io ovviamente mi dissocio totalmente e di cui lei si assume ogni responsabilità.
Per come la vedo io, chiunque parli di qualche argomento attraverso un blog solitamente ha come tornaconto il fatto di avere esercitato il proprio diritto a esprimersi (e, a volte, di essere ascoltato), cosa non del tutto scontata visto quello che capita in altre parti del mondo e, purtroppo, a volte anche in Italia; mi scusi se è poco.
Anche se le sembrerà strano, ci sono milioni di persone che quotidianamente leggono, scrivono, commentano, condividono e dedicano spontaneamente parte del loro prezioso tempo ad altri che spesso non hanno mai incontrato di persona, in cambio di nulla.
Non solo, tenga anche presente che il numero di queste persone è in fortissima crescita.
 
E' vero quel che dice, che "nella vita non basta aprire un Blog per realizzarsi criticando quello che fanno gli altri", anche se sono fermamente convinto che sia il caso di Sybelle.
E' altresì vero, però, che non basta non aprire un blog per eliminare le critiche altrui (il riferimento è alla sua azienda).
Saluti.
 
 
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