Essendo il commento molto articolato e necessitando di adeguata risposta, ho ritenuto di fare ciò in un ulteriore post.
Ecco il contenuto del commento:
Ecco ora la mia risposta diretta, certo che verrà letta dal diretto interessato.
Caro sig. Celli, ho notato che sulla homepage del sito della sua azienda è presente una sezione "Job opportunities".
La tranquillizzo subito, perché non ho assolutamente intenzione di sottoporle una mia candidatura (anche perché un lavoro già ce l'ho e mi soddisfa ampiamente), però le voglio rivolgere una domanda: cosa penserebbe nel ricevere un CV inviato pedissequamente in un colpo solo via email a tutta una serie di destinatari in chiaro?
Oppure cosa penserebbe nel riceverlo imbustato ma palesemente non rifocalizzato per le richieste specifiche della posizione richiesta?
Ecco, appunto, è quello che ho pensato io nel leggere il suo commento ;-)
Vede, lasciare un commento "ciclostilato" su tutta una serie di blog che hanno trattato un determinato argomento non significa conversare, ma ricorda più che altro un comunicato stampa o una circolare.
Se poi nessuno dei blog in questione è riconducibile alla persona a cui intende rivolgersi, appare incomprensibile questo suo approccio.
Se vuole comunicare qualcosa di personale a Sybelle, può utilizzare l'indirizzo email che è sempre stato presente sul suo blog e che finalmente ora centinaia di persone le hanno indicato come raggiungere.
Se invece, come scrive, l'intenzione è quella di pubblicare una lettera aperta, noterà come in una situazione come questa le sarebbe stato molto utile avere un blog aziendale (o personale, in cui racconta delle sue passioni, perché no?), cosa che potrebbe tenere in considerazione per un futuro.
Attenzione, però: un blog, alla stregua di qualsiasi canale aperto al pubblico, una volta aperto va seguito adeguatamente, cosa che richiede prima la comprensione di alcuni aspetti.
La comunicazione tramite i media digitali è materia complessa di suo, anche per chi ne fa uso quotidianamente, figuriamoci per chi si avventura senza le dovute conoscenze né un adeguato supporto.
Linguaggio, tempi e modi sono molto differenti rispetto alla comunicazione offline, monodirezionale e con relazioni di tipo uno a molti.
Una prima differenza è che il web non ha orari di ufficio: le conversazioni vi avvengono con cadenza 24/7/365 e in tempo reale.
Ovviamente è umanamente impossibile monitorare costantemente tutte le conversazioni che riguardano la propria persona, il proprio brand o l'uso illecito dei propri contenuti coperti da licenza d'uso, però è possibile seguire e gestire le conversazioni più critiche utilizzando metodologie e strumenti adeguati, cosa che un blogger esperto o un professionista (uno vero) dei media digitali già effettua abitualmente.
Tutte le conversazioni che rimarranno al di fuori di questo monitoraggio saranno solo un piccolo rumore di fondo, con un impatto minimo su quel che la riguarda.
Il fatto che lei sia stato impegnato in un viaggio d'affari non costituisce una giustificazione ma semmai una negligenza da parte sua, dal momento che con un qualsiasi smartphone può ricevere notifiche automatiche per ogni evento che desidera monitorare, per esempio, così come può delegare parte di questa attività a personale dedicato e preparato, la cui presenza è fondamentale un'azienda importante come la sua.
In qualsiasi istante, da qualche parte in Italia e nel mondo, ci sarà sempre qualcuno che parlerà di John Ashley (almeno, glie lo auguro), a volte bene e altre volte meno bene; appunto per questo è importante presidiare e monitorare le conversazioni sul web, l'unico media veramente misurabile (i cartelli, per esempio, non lo sono).
Faccia tesoro di tutto quanto le persone si raccontano tra loro, perché sono tutte informazioni preziose per il marketing di un'azienda e che nessun sondaggio o dato di vendita le darà mai.
E' un vero peccato, e glie lo dico sinceramente, che trenta anni della passione che ha profuso nel portare la sua azienda ai livelli in cui è arrivata attualmente, siano rovinati in così poco tempo per un banale e gestibilissimo scivolone comunicativo.
Asserendo di essere rimasto sconvolto da tutto il can-can verificatosi invece è positivo, in quanto significa che lei comincia a essere consapevole sia di avere sottostimato abbondantemente la potenza comunicativa dei media digitali e sia che la sua azienda ha un grosso gap comunicativo da colmare.
Sulle contestazioni mosse contro la produzione dei prodotti brandizzati John Ashley (perché le critiche di Sybelle riguardavano altro ed erano assolutamente lecite) le è stata offerta occasione per smentirle e spiegare la discrepanza tra i dati pubblicati sul sito della Camera di Commercio non coincidono e la sua versione, cosa che però non è avvenuta, quanto meno non in modo convincente.
Ovviamente è liberissimo di lasciare chiunque legga nel dubbio, ma tenga presente che di solito i dubbi non chiariti diventano sospetti.
Come è stato da molte parti osservato, se lei avesse ritenuto determinati commenti sul blog di Sybelle offensivi o lesivi, visto che questi limiti sono soggettivi, avrebbe potuto farlo presente direttamente alla tenutaria del blog che, in mancanza di questo, evidentemente ha ritenuto che non ci fossero problemi di sorta.
Comunicazione in fondo è anche questo, no?
Tanto per fare un esempio, sul blog di Alessandro Gilioli, dove ha lasciato un commento identico a questo, è capitato in più di una occasione di leggere commenti ben più lesivi, ma non per questo qualcuno è passato per vie legali o ha chiesto di rimuovere contenuti.
Io stesso dovrei sentirmi in serio imbarazzo al pensiero di ospitare sul mio blog un commento suo in cui attribuisce a Sybelle una premeditazione nel pubblicare quell'articolo; addirittura ipotizza che possa averne avuto un tornaconto.
Queste secondo me sono affermazioni gravissime da cui io ovviamente mi dissocio totalmente e di cui lei si assume ogni responsabilità.
Per come la vedo io, chiunque parli di qualche argomento attraverso un blog solitamente ha come tornaconto il fatto di avere esercitato il proprio diritto a esprimersi (e, a volte, di essere ascoltato), cosa non del tutto scontata visto quello che capita in altre parti del mondo e, purtroppo, a volte anche in Italia; mi scusi se è poco.
Anche se le sembrerà strano, ci sono milioni di persone che quotidianamente leggono, scrivono, commentano, condividono e dedicano spontaneamente parte del loro prezioso tempo ad altri che spesso non hanno mai incontrato di persona, in cambio di nulla.
Non solo, tenga anche presente che il numero di queste persone è in fortissima crescita.
E' vero quel che dice, che "nella vita non basta aprire un Blog per realizzarsi criticando quello che fanno gli altri", anche se sono fermamente convinto che sia il caso di Sybelle.
E' altresì vero, però, che non basta non aprire un blog per eliminare le critiche altrui (il riferimento è alla sua azienda).
Saluti.