Ipotizziamo per un attimo che un'azienda, una istituzione o altro soggetto non privato decida di aprire un account Twitter.
Supponiamo che l'approccio sia sbagliato (rimando le motivazioni alle tante guide presenti in rete perché l'argomento sarebbe troppo vasto da trattare) e che, dopo vani tentativi non riesca a raggiungere risultati soddisfacenti.
Aggiungiamo anche che un'analisi errata del flop porti a stabilire che i risultati non sono stati raggiunti principalmente a causa dello scarso numero di followers (analisi ovviamente fatta dalle stesse persone che hanno formulato le strategie iniziali).
Ecco che qualcuno potrebbe proporre una strategia "aggressiva e non convenzionale", cioè l'acquisto dei followers.
Non ho sbagliato a scrivere: intendo proprio un'agenzia social-media-strategist-viral-marketing-guru-evangelist-messiah che contatta utenti con determinate caratteristiche e suggerisce loro di diventare amici di persone e aziende che pagano per questo.
Impossibile? Eppure è quanto sta facendo
uSocial, "innovativa" agenzia australiana di marketing.
Il costo è di 87 dollari per mille followers, oppure $372.75 per 10 mila followers, oppure $3.479 per 100 mila followers.
Oltre i 100 mila non vanno, quindi se qualcuno volesse superare che so,
Barack Obama,
Ashton Kutcher o
Robert Scoble, credo che dovrà mettersi l'anima in pace oppure cercare di farlo con metodi tradizionali.
Non mancano poi le garanzie: se il numero di followers promesso non viene raggiunto, un ulteriore 20% di followers ci sarà fornito gratis (che letto così sembra un po' una presa in giro).
Peccato che questi followers sono quelli che io chiamo "contatti raccogliticci", i quali probabilmente avranno un livello di engagement prossimo allo zero.
Infatti non è tanto la quantità quanto la qualità a creare valore per la nostra rete su Twitter: avere followers che non ci leggono, non ci parlano e non fanno a loro volta retweet verso gli altri loro contatti non serve a niente.
I contatti vanno ricercati direttamente, anche se questo su Twitter può essere più difficoltoso rispetto ad altre piattaforme (vedi FriendFeed), perché molti utenti hanno il profilo protetto verso i non amici.
Un nuovo contatto può avere valore se conosciuto direttamente o tramite il consiglio di un amico reale, ma molto meno se avviene tramite una raccomandazione di chi ha un ritorno economico in questo.
Un nuovo contatto acquisito a pagamento, se dopo qualche tweet non ci trova interessanti, è probabile che faccia un "unfollow": sarebbe ad esempio interessante avere dei dati statistici che mostrino i followers netti rimasti dopo 1, 3 e 6 mesi.
Un nuovo contatto acquisito a pagamento, se dopo qualche tweet ci trova invasivi, è probabile che parli negativamente di noi col resto dei suoi contatti.
Ma soprattutto io mi chiedo: perché qualcuno che non mi conosce dovrebbe seguirmi su Twitter? Perché glie lo ha suggerito un'altro utente che neanche conosce?
Mi vengono in mente solo due categorie di utenti Twitter che possono cadere in questo tranello: quelli che hanno l'utenza sprotetta (e quindi il follow diventa istantaneo) e i celopiulunghisti dei social network, cioè quelli che fanno a gara per chi riesce ad avere il maggior numero di follow/followers.
In entrambi i casi, sono utenti che costituiscono solo un costo (quello dell'intermediazione) e non un guadagno.