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Sanità italiana 1.0

06 Ago Posted by in Uncategorized | Comments

Oggi racconto un paio di semplici storie di malasanità, che però fanno capire come la tecnologia non serve a niente se poi mancano i servizi e la cultura (e/o l’educazione).

In mattinata vado dal mio medico curante a mostrare il brutto colpo della strega che mi porto dietro da giorni e scopro che sarà in vacanza per un mese intero, periodo durante il quale dovrò rivolgermi al suo sostituto. In sala d’aspetto, davanti a me, cinque persone sopra la settantina, due donne di mezza età e una pluri-invalida.

Alcuni di loro stanno aspettando da oltre un’ora. Motivo? Il pc del medico si è guastato, per l’ennesima volta; siamo nelle mani del tecnico che, telefonicamente, cerca di risolvere il problema (piango).

Arrivano altri anziani, capiscono l’antifona e se ne tornano a casa; le giornate più afose degli ultimi 150 anni non sono esattamente l’ideale per chi non sta bene e magari ha una certa età.

Di aria condizionata neanche a parlarne: un ventilatore che spara l’aria (calda) direttamente verso le sedie (scomodissime) e via.

Appare finalmente il dottore: chiede se qualcuno è lì semplicemente per la prescrizione di farmaci, perché quelli sì, li può fare. Le visite invece no, perché dovrebbe trascrivere a mano e impiegherebbe troppo tempo.

Mi sfuggono i concetti di “a mano” e “troppo tempo“, visto che fino a non molti anni fa era prassi normalissima e visto che le persone intorno a me avevano i loro buoni motivi per trovarsi lì.

Mi sfugge il concetto di pc guasto e di persone che non possono essere visitate: di mandarle tutte al pronto soccorso non mi sembra neanche il caso. Forse un piccolo notebook/netbook di fascia bassa, da usare come muletto nelle emergenze, nella cassettiera del medico non ci starebbe poi così male, se il problema è quello. I dispositivi touchscreen immagino che siano tutti off-limits; presumo infatti che il software di connessione con la rete sanitaria debba essere installato e che non esista sotto forma di app.

Sbuffa, lui.

Quando finalmente arriva il mio turno, gli spiego il mio problema. Lui mi dice che potrebbe darmi giorni di malattia fino a venerdì (senza visitarmi) e mi chiede che cosa voglio che mi prescriva, se punture o altro.

Gli faccio gentilmente notare che il medico è lui.

Sbuffa.

Tornato a casa, mi viene in mente che lui nel pomeriggio ha anche in turno in un’altra sede, dove il pc dovrebbe essere funzionante (si spera).

Gli telefono per prendere appuntamento e mi chiede perché voglio che mi visiti.

Cade la linea. Già penso a quanto deve essere cafone un medico che riattacca la comunicazione in faccia a un paziente. quand’ecco che mi richiama.

Quindi sbuffa.

Alla fine desisto: provo a sopportare il dolore ancora qualche giorno, confidando nei poteri taumaturgici di San Voltaren.

 
 

Altra storia. Mi servono alcuni medicinali ma non riesco a uscire fino a una certa ora del tardo pomeriggio. Purtroppo la farmacia vicina a casa è chiusa, così comincia il giro dell’oca. Nel mio peregrinare scopro che gli avvisi di carta appesi all’ingresso delle farmacie chiuse, riportanti le farmacie di turno della settimana corrente, contengono errori sia sul nome della farmacia che sugli orari di apertura.

Scopro che l’app Pagine Gialle per iOS ha una bellissima icona “farmacie aperte” in home, ma in realtà le riporta tutte quante. Se non sono in grado di suggerire le farmacie aperte intorno a una coordinata geografica, il minimo che dovrebbero fare è togliere la dicitura “aperte“.

farmacie-pagine-gialle

Fortunatamente sullo Store c’è anche una interessantissima app pubblicata da Lombardia Informatica, la società di servizi regionale. Enti, ospedali, stazioni, musei, scuole, biblioteche, eventi, parchi, impianti sportivi. E farmacie.

Funziona che tu ne selezioni una, quindi provi a indovinare cosa fa e in quali orari: se indovini, vinci delle compresse contro il mal di testa.

farmacie-lombardia

 


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