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In viaggio con papà

18 Apr Posted by in Si, viaggiare | Comments

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“Papà, ora come ti senti? Vuoi che chiamo un dottore?”.

“Làsam stà”, mi risponde. Lasciami stare, nel suo dialetto milanese.

“Non devi preoccuparti. Sto cercando una soluzione, in tutti i modi”.

“Và tì”. Vai tu, aggiunge con tono seccato.

Dentro di me sento un sollievo: quando fa così vuol dire che sta meglio. E’ stato un malore passeggero.

Ma lo capisco, perché il programma era ben diverso. Dovevano essere giorni di serenità e l’occasione per fare esperienze nuove, insieme. E invece, no.

Un po’ mi sento in colpa, perché fui io a buttargli lì mesi fa “papà, ti porto a Perugia con me”. Mi sente spesso raccontare che “faccio cose, vedo gente“, mi vede carico di entusiasmo, specie quando questo è frutto di soddisfazioni. E poi, a Perugia non c’è mai stato, anche se io gli ho raccontato nei minimi particolari le mie esperienze degli anni passati e gli ho mostrato le fotografie.

Difficilmente mi chiede qualcosa su quello che faccio: a lui basta vedermi felice.

E’ felice se mi vede felice.

Questo credo che lo aiuti un poco a dimenticare che la testa e il corpo non rispondono più come una volta, con l’ictus e l’invalidità, ma è troppo orgoglioso per ammetterlo e so che ne soffre parecchio, una persona iperattiva come era lui. Lui, quella parola lì, non l’ha mai pronunciata. Nemmeno io, a dire il vero.

Ogni tanto però gli scappa una frase tipo “parcheggia qui sul posto degli handicappati”, quando lo porto in giro. Non “disabili” o “diversamente abili“, ma “handicappati“. Lì, mi prende un groppone in gola, anche se sono troppo orgoglioso per rivelarglielo.

L’altro mese mi ero sfogato su Facebook perché, nel portarlo in Duomo, mi sono reso conto che i mezzi pubblici di Milano sono ancora zeppi di ostacoli per le persone affette da disabilità (e non oso pensare in qualsiasi altro luogo d’Italia).

La sua fortuna è quella di essere incredibilmente tenace e con una grande forza di spirito: questo lo porta a tentare di tenere continuamente occupato il suo tempo e a far finta di essere indispensabile per le attività di routine familiari. Noi glie lo facciamo credere, anche quando ci rimprovera perché non facciamo le cose bene come le farebbe lui 😉

E se sapesse quello che sto scrivendo in questo momento, non mi parlerebbe più per un bel pezzo. Ne sono certo.

Non preoccuparti, papà. Vedrai, al massimo ci sarà un’altra occasione.

 


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