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Dinamiche dei network territoriali in stato di emergenza

24 mag Posted by in Uncategorized | 3 comments

Un network territoriale è costituito da un insieme di risorse umane, risorse naturali e dispositivi, interconnessi tra loro, che si attivano spontaneamente o automaticamente a fronte di eventi di una certa rilevanza per l’ecosistema locale.
Per una comunità locale ciò costituisce una autentica risorsa sia per la gestione della quotidianità che per la gestione delle emergenze.

A fronte di eventi come il terremoto in Nord Italia dell’altro giorno è interessante comprendere come si attiva un network di questo tipo, ma non è sufficiente l’osservazione dei grafi che mostrano le connessioni su Twitter o dei conteggi dei tweet: i modelli entità-relazioni non sono pensati per questo scopo.

La percezione delle dinamiche di un network territoriale avviene attraverso il confronto tra eventi, identificativi spaziali e identificativi temporali.

Passando dalla Social Network Analysis alla Geographic Network Analysis come punto di osservazione è possibile arrivare alla comprensione dei modi per raggiungere un’integrazione (economica, politica, sociale) tra aree urbane attraverso le reti sociali.

Spesso questa percezione si acquisisce senza grande dispendio di risorse: nello specifico di questo sisma, una buona base di partenza poteva essere costituita da una serie di rilevazioni da Trendsmap – un servizio online di realtime mapping dei Twitter trends nel mondo – per gli hashtag più rilevanti per l’evento da monitorare, effettuate a intervalli regolari.

Per esempio, ogni 15 minuti durante le prime sei ore (la fase più imprevedibile), ogni 30 minuti durante le successive 18 ore (la fase di espansione) e ogni ora durante la giornata successiva (la fase di rilassamento); in totale fanno 84 screenshot.

Confrontando la rilevazione per hashtag #terremoto effettuata sia alle 4 del mattino (cioè subito dopo le prime scosse) e alle ore 16 si può notare la differente distribuzione sul territorio dei tweet geolocalizzati.

Utilizzo dell’hashtag #terremoto al 20 maggio (ore 4)

Utilizzo dell’hashtag #terremoto al 20 maggio (ore 16)

 

L’area di Milano risulta tra le prime ad attivarsi; la scossa si è sentita anche lì, pur senza danni e senza essere l’epicentro del sisma.

Una distribuzione analoga si nota anche confrontando tutti i tweet geolocalizzati della mattinata con quelli dell’intera giornata, sia con focus sul Nord Italia che sull’epicentro.

Tweet geolocalizzati al 20 maggio (mattinata)

 

Tweet geolocalizzati al 20 maggio (giornata intera)

 

Conteggio Tweet con hashtag #terremoto al 20 maggio

 

Il giorno successivo si modifica ancora la distribuzione dei tweet, con residui concentrati solo intorno ai nodi forti e all’epicentro.

Utilizzo dell’hashtag #terremoto al 21 maggio

 

Altri spunti interessanti si possono cogliere osservando la poca sovrapponibilità dei tweet con le mappe – seppur parziali – dei danni; a danni maggiori non è corrisposto un proporzionale numero di tweet.

Mappe dei danni (parziali)

 

In conclusione

La dinamica complessiva dei tweet potrebbe quindi essere riassunta in questo modo:

  • fase 1: Trigger – arriva la scossa e partono i primi tweet.
  • fase 2: Attrazione – i tweet, indipendentemente da chi e da dove sono stati scritti, vengono attratti nell’orbita dei nodi territoriali più forti.
  • fase 3: Amplificazione – l’oscillazione del segnale (tweet) aumenta rapidamente sia in fase che in frequenza.
  • fase 4: Distribuzione – i tweet vengono distribuiti in modo ragionato sul territorio, arrivando dove e a chi servono.
  • fase 5: Rilassamento – graduale ritorno alla condizione di riposo.

La distribuzione ragionata (più o meno volontaria) delle informazioni è quella che parte dai nodi territoriali forti e copre capillarmente le aree interessate.

Questo scenario mi ricorda molto il comportamento delle oscillazioni smorzate tipiche dei sistemi a rilassamento (e parliamo sempre di tweet, non di oscillazioni causate dalle scosse telluriche).

Ho letto qualcuno chiedere se in situazioni di emergenza ambientale aiuti parecchio il fatto di possedere uno smartphone.

In questa ottica, personalmente ritengo che non sia proprio così importante il numero di smartphone presenti sul territorio, così come non lo è strettamente la disponibilità di banda larga (o almeno, non lo è per Twitter ma potrebbe esserlo per  l’invio di foto e video). Nella maggior parte dei casi per coprire il territorio sono comunque sufficienti pochi dispositivi mobili distribuiti uniformemente.

Dall’osservazione dei tweet geolocalizzati intorno all’epicentro, si intuisce che probabilmente il ruolo principale degli smartphone non è stato quello di supportare la comunicazione tra persone vicine, bensì quello di fornire informazioni georeferenziate a chi è distante, eventualmente per coordinare i soccorsi. Più che altro si tratta di una conferma di quanto emerso da situazioni analoghe in passato.

 

A questo punto ritengo doveroso chiedere un parere sull’argomento a Gino Tocchetti, appassionato da anni di  sviluppo di ecosistemi territoriali attraverso la convergenza tra Internet e territorio.

D.:Gino, gli ecosistemi territoriali sono autentiche risorse per le varie comunità: ritieni che per migliorare l’integrazione tra reti territoriali occorra sviluppare opportune governance o cos’altro?

R.: In caso di emergenza, le persone colpite NON hanno tempo di seguire la conversazione su Internet; fortunatamente la alimentano, ma ore dopo tornano a vedere che seguito c’è stato.

Si attiva molto più una comunicazione DAL luogo dell’emergenza verso la rete che non viceversa, dunque i tweet non sono così importanti per il coordinamento delle risorse locali, a meno che non si crei una stazione volante di soccorso che svolga questo ruolo.

Soprattutto nel caso di emergenze diventa importante filtrare le informazioni corrette e utili, rispetto a quelle postate da qualche stupido in cerca di visibilità.

Per questo motivo un po’ di governance ci vuole, nel senso che secondo me ci vuole “servizio”, cioè’ qualcuno che si prenda “cura” e faccia quello (filtro, interpretazione,…) che i colpiti dall’emergenza non possono fare (nemmeno se fossero competenti): qualcuno che faccia da “curator” al volo, e sul posto, insomma.


D.:Quali sono le principali carenze attuali in fatto di gestione degli ecosistemi territoriali?“.

R.: ”La protezione civile e’ ancora una macchina troppo complessa per aprirsi a questo tipo di innovazione, ma questo servizio – che potrebbe anche non essere svolto sul posto – potrebbe essere portato avanti in modalità crowdsourced come avviene ora. Per essere più efficace, potrebbe forse esserci una community di volontari, gente pratica di rete che in caso di emergenza si attiva spontaneamente, si reca sul posto e fornisce gratuitamente questo servizio alla comunità.

Di solito i volontari si coordinano con la protezione civile, anche perché si tratta di muovere mezzi e prelevare persone. In questo caso penso che come servizio, il coordinamento sarebbe meno oneroso: un centro informazioni volante che pesca le informazioni in rete e le traduce in termini tali che i colpiti dall’emergenza possano comprendere e utilizzare, e che rende immediatamente chiare a tutti in rete le necessita’ che si manifestano nel territorio. Sottolineo infine l’importanza che lo facciano persone non colpite dalla sciagura perché per questo compito e’ una necessaria una certa lucidità, soprattutto nel filtro delle informazioni: non so se hai notato che razza di messaggi postavano alcuni…”.

 

 

Un ringraziamento finale, oltre che ovviamente a Gino per la sua disponibilità, va anche a Vincenzo Cosenza, a Gianandrea Facchini, ad Angelo Centini, a Luca Dello Iacovo, a Luca Tempestini per i rispettivi lavori.

Letture consigliate:

La bomba e il terremoto in Italia: mappe geografiche ed emotive“: Vincenzo Cosenza analizza il sentiment legato ai tweet sul terremoto

Il terremoto, Twitter e l’assenza delle istituzioni” – la mappa dei tweet geolocalizzati

Interactive map on Earthquake and damages” – la mappa interattiva realizzata da Angelo Centini

“L’hashtag terremoto spiegato a un profano” – la narrazione del terremoto sui social media vista da Giuseppe Granieri

Comparative analysis of Twitter metrics from two Italian crisis dataset” – Studio comparativo di eventi monitorati attraverso Twitter, a cura di Fabio Giglietto.

Il territorio è una piattaforma per lo sviluppo” – Giorgio Jannis su ecosistemi territoriali e governance

 

3 comments

  • Angelo scrive:

    Ciao Roberto, questo post è molto interessante in quanto fa notare alcune dinamiche molto importanti e segnala analisi di vario tipo in un unico hub (grazie per la citazione, e per avermi segnalato altri lavori che mi erano sfuggiti). Ciò che si evince a mio avviso è che l’informazione, anche nell’ambito delle grandi quantità di dati provenienti da Twitter, vada sempre filtrata, e che se non eliminiamo il rumore di fondo non emergeranno informazioni che influenzate da altri fattori (i centri più popolati, etc). Analizzando le foto in arrivo dalle zone intorno all’epicentro, che sono state oggetto della mia visualizzazione per BuzzDetector, ho notato proprio nelle zone più colpite da una parte la voglia di documentare i danni, dall’altra l’esigenza di sfogarsi e condividere la quotidianità in una situazione di emergenza (accampamenti di fortuna in garage, tendopoli…). Mi ha stupito come allontanandosi dall’epicentro si abbiano comportamenti simili in zone tra loro molto distanti ma che appartengono alla stessa fascia concentrica di distanza dall’epicentro… Si evidenzia quindi attraverso la tipologia di problematica evidenziata, l’intera scala Mercalli: crolli, crepe sui muri, mobili a soqquadro… Andando più distanti disagi nei trasporti ferroviari o segnalazioni di mezzi di soccorso in transito, per arrivare alle zone nella prima fascia di sicurezza del terremoto, che non hanno ricevuto danni e segnalano quanto a pochi km di distanza si sia verificato il problema. Come fa notare Gino, mi sono reso conto che ancora è presto perché queste informazioni possano essere utilizzate subito in una situazione di emergenza. Tuttavia, ritengo che abbiano un valore importante per quanto riguarda la documentazione del fenomeno, che sicuramente comprenderemo meglio nei prossimi mesi. Da ultimo non posso che aggiungere che tutta la mia solidarietà va alle famiglie delle vittime del terremoto e a tutta le famiglie della zona che hanno subito danni. Ricordo come fosse ieri il terremoto che nel 97 ha colpito la mia regione di nascita, l’Umbria e l’ondatà di solidarietà che provocò. L’augurio è per una pronta ripresa per tutte le zone colpite dell’Emilia.

  • Gino scrive:

    Grazie Roberto, per la citazione. Mi unisco ad Angelo nell’esprimere solidarieta’ ai terremotati. Sempre disponibile per essere di aiuto, come per esempio facendo girare la notizia del “parmigiano caduto” o altre, se serve.

    http://www.minimarketing.it/2012/05/vediamo-se-la-rete-funziona-davvero-comprate-il-parmigiano-caduto-e-aiutate-unazienda-colpita-dal-terremoto.html


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