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Culturalmente inadeguati

14 Mag Posted by in Uncategorized | Comments

La disperata protesta dei 230 cassintegrati di Acerra mi ha riportato alla mente il caso delle 240 operaie di Faenza licenziate via fax lo scorso Natale.

I primi hanno scelto di associarsi in SrL per rilevare e portare avanti la produzione, con un gesto certamente coraggioso ma evidentemente convinti di ottenerne redditività.

Le seconde hanno formato un gruppo Facebook che oggi conta oltre 100 mila adesioni.

Entrambe riportano all’attenzione generale l’urgenza di creare le condizioni per cui le imprese italiane (specie quelle che sono espressione della cultura e della unicità del territorio, non solo ciò che viene identificato col marchio “Made in Italy” ma anche le piccole realtà iperlocali) non debbano sentirsi obbligate (ma neppure tentate) di delocalizzare all’estero la loro produzione e questo deve passare attraverso il confronto finalmente responsabile tra le parti sociali (sindacati, imprese e Governo) sulla questione etica.

Delocalizzazione, imprese che cercano il massimo profitto ottenibile a qualsiasi costo, lavoratori che si aggregano in forme anche inusuali non sono però gli unici aspetti su cui riflettere. L’esempio di Omsa ci fa capire che esiste anche un serio problema culturale che si ripercuote sia sulla comunicazione che sulle strategie.

Se io, manager, scelgo un mezzo tanto impersonale quanto antidiluviano come il fax per dirti che stravolgerò in peggio la tua vita e quella della tua famiglia per chissà quanti anni, quindi tu rispondi sia a me che al resto d’Italia via Facebook, è evidente che le magagne sono più profonde. Con i tempi che corrono, a Omsa è andata ancora bene che non siano saltati fuori dei leak comprometttenti.

Se io, manager, non riesco a produrre niente di meglio, con molta probabilità anche le mie strategie economiche, di produzione e di marketing saranno frutto di un modo di pensare che oggi è ormai perdente su tutti i fronti.

Amen.

 


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