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La Listening room di Isobar: un luogo fisico per l’ascolto dei social media

16 Mar Posted by in Uncategorized | 1 comment

Il monitoraggio del buzz online (non solo su Facebook) è sempre più strategico per le aziende ma, nonostante ciò, continua a essere difficile superare la diffidenza delle aziende che potrebbero avvicinarsi a questa tipologia di servizi.

Quando si parla per esempio di social media monitoring, di misurazione dell’efficacia delle campagne di marketing, di net reputation, di sentiment analysis, di big data analytics, non di rado ci si rende conto di avere di fronte sguardi straniti e dubbiosi.

Per questo motivo, quando ho scoperto che Isobar ha creato per i propri clienti un luogo fisico dove poter ascoltare il buzz sui social media, ho pensato “questa è davvero una bella iniziativa!“.  In questa Listening Room – come la chiamano loro – sono presenti sei megaschermi televisivi che visualizzano tutto ciò di rilevante che in tempo reale viene pubblicato sul web.

L’iniziativa, sviluppata dalla social media unit di Isobar diretta da Francesca Sole, prevede tre attività:

  • web monitoring su un panel di 200 milioni di siti attivi per ascoltare il tone of voice delle conversazioni e capire, anche attraverso un’analisi semantica dei contenuti, chi sono gli utenti attivi, quello che dicono dei brand, per poi analizzare come emerge la brand reputation.
  • digital PR e attività virali (es. caricamento online di contenuti di videosharing e attivazione di blogger per accrescere la brand awareness delle marche).
  • social account management, per avvicinare i brand ai consumatori.
In questo modo è indubbiamente più immediato rendersi conto dell’impressionante volume delle conversazioni in rete (molte delle quali rilevanti, altre impietose, altre ancora proattive) che riguardano noi o il nostro settore di interesse, ma anche del grande lavoro che sta dietro alla raccolta, alla pettinatura, all’aggregazione, all’analisi e all’utilizzo dei dati in maniera strategica.
A certi livelli purtroppo il fai-da-te con mezzi di fortuna – per quanto fattibile – non paga e non ci si dovrebbe improvvisare buzz-busters alla leggera.
Ecco quindi un video esplicativo.

 

 

Maggiori dati, caratteristiche e obiettivi dell’iniziativa li si trova qui.

Nota a margine: ho scelto un bebè che ascolta come immagine iniziale perché penso che la curiosità e l’attenzione a ciò che avviene nell’ambiente circostante tipici di quella fase dello sviluppo renda molto bene l’idea del giusto approccio ai social media.

 

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