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Smart cities e reti mesh

10 Gen Posted by in Uncategorized | 3 comments

In questi giorni mi sono ritrovato per esigenze personali ad approfondire le reti mesh, cioè quelle reti di telecomunicazioni wireless a maglie (anziché ad albero), dove ogni nodo della maglia può essere contemporaneamente trasmettitore, ricevitore o ripetitore: il vantaggio di non avere un hub centrale è quello di garantire la continuità del servizio e di aggiungere flessibilità alla rete a fronte di esigenze che mutano nel tempo.

Pur non essendo una tecnologia nuovissima, solo di recente se ne comincia a parlare con insistenza, certamente complice la maggiore attenzione al risparmio energetico, al rispetto ambientale, al contenimento dei costi e all’offerta di servizi territoriali sempre più sentiti.

I servizi supportabili sono per esempio la connettività wireless a banda larga, i ponti radio a lungo raggio, le reti di videosorveglianza, gli hot spot pubblici, le reti di sensori, i servizi Voip, le videoconferenze, la domotica e le reti per il controllo energetico.

L’area di copertura può variare dalla singola abitazione al condominio, alla struttura pubblica/privata o addirittura a un intero Comune.

Ben si prestano quindi come architetture per implementare soluzioni basate sul collaborative consumption, ottimizzando le sempre più esigue risorse disponibili.

E’ interessante in particolare la possibilità di abilitare servizi a valore aggiunto, come la domotica e il monitoraggio ambientale, attraverso reti intelligenti di sensori e attuatori.

Osserviamo per esempio alcuni screenshot che ho catturato da una presentazione: il risparmio energetico si ottiene quando i sensori non rilevano più la presenza di persone all’interno di in una struttura, riducendo o azzerando l’intensità dell’illuminazione (o del riscaldamento, della climatizzazione…).

 

Bene, ora facciamo un esempio pratico.

Usciamo da una metropoli di sera (persino dalla Milano da bere, in un contesto territoriale con una altissima concentrazione di Comuni e abitanti) e raggiungiamo una località qualsiasi; probabilmente sul nostro percorso non mancheranno né i tratti  illuminati come Las Vegas (nonostante di notte il transito sia ridottissimo) e né i tratti completamente privi di illuminazione. E’ una situazione che conosco bene, con l’aggravante che vivo in una zona particolarmente nebbiosa.

Insomma, abbiamo una distribuzione dell’energia inefficiente.

Osserviamo anche questa foto scattata dal satellite, risalente addirittura al lontano 1985, cercando di immaginare quale possa essere la situazione oggi, nel 2012.

Mi piacerebbe sapere quindi se esiste uno studio sulla possibilità di utilizzare le reti mesh per attivare/disattivare l’illuminazione stradale pubblica attraverso una rete di sensori che rilevano la presenza di persone e mezzi in transito. Se così non fosse, forse sarebbe il caso di pensarci.

crediti

 

3 comments

  • Nicola De Carne ha detto:

    Ciao Roberto sono Nicola De Carne di Wi-Next. Abbiamo fatto diversi studi sulla possibilità di utilizzare le reti mesh per il controllo dell’illuminazione stradale e le soluzioni ci sono e sono molto interessanti. L’opportunità è quella di utilizzare nodi Wi-Fi Low Power da applicare su ogni corpo illuminante ( o a gruppi ) e collegati appunti tra di loro in mesh.
    Questi nodi ricevono l’input da un sistema di controllo ( che può essere distribuito a sua volta sulla rete o centralizzato come uno SCADA ) per il controllo delle luci a LED ( con le lampade tradizionali non è possibile fare la regolazione di intensità se non a 2 livelli ) e ne restituiscono lo stato. Al contempo possono, attraverso appositi sensori, controllare la temperatura del corpo illuminante, lo stato di accensione, ecc. restituendo al sistema di controllo i singoli valori analogici o digitali.

    Sempre sulla rete mesh possono essere attestati dei sensori di movimento per le persone e per il passaggio auto ( in questo caso quelli interrati ) così da poter inviare i dati di traffico al controllore che definirà le regole di illuminazione che potrà essere gestita a nuvole di pali illuminanti regolando l’intensità di ogni singolo lampione in base all’intensità luminosa di quelli adiancenti.

    Tutto il sistema può essere ovviamente anche controllato a distanza e attivato ad esempio dalle auto della Polizia in caso di intervento collegate alla rete mesh o più semplicemente attraverso un telefono cellulare.

    Ad oggi tuttavia questi tipi di applicazioni in Italia sono inesistenti soprattutto per mancanza di volontà politica sia da parte delle amministrazioni sia da parte dei produttori dei corpi illuminanti che preferiscono non addentrarsi in proposte così innovative.

    Spero di essere stato di aiuto.
    Nicola

    • roberto ha detto:

      Ti ringrazio molto per il tuo dettagliato intervento.
      Conferma le mie sensazioni: notevoli potenzialità, diversità culturali e limitata visione innovativa.
      Quello dei costi è il motivo più sbandierato dalle amministrazioni locali, ma anche relativo.
      Lo stesso sindaco del Comune dove risiedo ha diffuso un comunicato dove lamenta il taglio ai contributi ricevuti dalle amministrazioni superiori.
      In un post di qualche tempo fa azzardavo la fornitura di servizi di e-governance sponsorizzati, alla stregua delle aiuole pubbliche; potrebbe esserci margine anche per progetti come quelli descritti, imho.
      Confesso invece che dai produttori dei corpi illuminanti mi sarei aspettato qualcosa in più: probabilmente subiscono ancora il fatto di non avere numeri tali di richieste da giustificare l’investimento.

  • […] ulteriori in fase di aggregazione: -> Smart cities e reti mesh -> Open Source Urbanism -> una delle più recenti presentazioni sul tema data journalism Il Data […]


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