Close

Not a member yet? Register now and get started.

lock and key

Sign in to your account.

Account Login

Forgot your password?

Occupy timeline

31 Dic Posted by in Uncategorized | Comments

La timeline di Twitter è oggi altamente strategica all’interno di una strategia di comunicazione politica; può dunque  diventare luogo da dover occupare in un modo qualunque per togliere spazio agli avversari?

Tra utilizzi maldestri e suicidi mediatici (tipo Gelmini o Moratti), scarse propensioni e autentiche paure, fino alle assenze strategiche, i politici di area PdL non hanno finora brillato per l’utilizzo sapiente dei social media. Non fa eccezione il loro leader, anagraficamente e caratterialmente distante anni luce dalla mentalità occorrente per essere vincenti sui media digitali. Largo quindi a nani e ballerine, come ipotizzato da Dino?

Io non credo che esista un disegno generale per portare su Twitter i personaggi di spicco dell’orbita Mediaset, in ottica elettorale e non solo, nonostante alcune dichiarazioni di facciata, così come non credo che ciò rientri nel DNA di Mediaset o del suo proprietario.

Penso invece che buona parte di queste iscrizioni siano spontanee, innescate da un trend modaiolo o dalla ricerca di visibilità. Per intenderci, più qualcosa tipo “Ma dove vai, se Twitter non ce l’hai?” che non “#ilpiùgrandespettacolodopoiconsiglipergliacquisti“, tant’è che generalmente si tratta di personaggi non attivi politicamente, a parte singoli casi (Signorini?) dove l’apertura di un account assume lo stesso significato del presenzialismo nei salottini dove si svolgono i dibattiti politici.

Pochi VIP sono riusciti finora a interpretare Twitter per quelle che sono le sue peculiarità; molti infatti lo usano come canale mainstream, come una tv o una radio ma più IN. Ma questo forse non è così importante, tant’è che la tv trash nazionale negli ultimi trent’anni è ben riuscita nell’intento di catalizzare e cloroformizzare milioni di cervelli.

Così Niels Liedholm anni fa descriveva la sua strategia sul possesso palla (più o meno): “finché la palla ce l’abbiamo noi, non ce l’hanno gli avversari che così hanno meno minuti a disposizione per segnare“.

Questo vale quando una risorsa ha spazi limitati e rigorosamente definiti, ma è applicabile anche sul web, dove lo spazio disponibile è teoricamente illimitato? Può darsi, avendone le risorse.

Il movimento Occupy Wall Street (OWS) nacque da un appello lanciato sul sito Adbusters, quindi si diffuse in tantissime città degli States e del resto del mondo, orizzontalmente e dal basso.

Il percorso inverso, da real life al web, innestando celebrità dei media tradizionali capaci di aggregare schiere di follower (è prematuro parlare di “hub”, finché non si creeranno solide relazioni tra i poli), è certamente in grado di occupare buona parte dello spazio virtuale delle timeline di Twitter, così come il tempo speso degli iscritti.

L’altro lato della medaglia – importante – è che l’aumento del tempo speso on-line non è certo conveniente per chi possiede tv, radio e giornali. E’ però anche vero che  quasi tutte le recenti statistiche confermano che il consumo cross-mediatico è sempre più sovrapponibile (ergo, le persone twittano mentre guardano la tv, per esempio).

E’ certamente un fenomeno da tenere monitorato, nel 2012.

Sullo stesso tema, segnalo una serie di interessanti post di GBA:

Quando le star italiane sbarcano su Twitter

La trasformazione di Twitter vista da dentro

Accattonaggio digitale

Non riesco a dirtelo in un tweet

Per un uso ecologico di Twitter

 


Leave a comment