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La sconfitta di Pirro

10 Ott Posted by in Storify | Comments

Scongiurato per il momento il comma ammazza-blog grazie all’emendamento, ho letto nel giorni scorsi affermazioni tipo “vittoria del popolo del web“, “all’emendamento ho contribuito anch’io“, “pericolo scampato” e così via.

Bella vittoria, complimenti. Purtroppo io non vedo motivi per festeggiare, come non lo avevano prima dell’emendamento i responsabili di testata, i giornalisti di primo piano e i ministri che plaudivano all’introduzione di questa legge contro gli odiati blogger.

Ricordo infatti che questo è l’ennesimo tentativo di riportare in vita quella spaventosa creatura rappresentata dalla legge bavaglio partorita nel 2009, ritenuta morta e sepolta dai più.

In particolare, nella versione riproposta prevedeva restrizioni sull’utilizzo delle intercettazioni da parte dei magistrati e sulla pubblicazione degli atti da parte dei media, carcere per i giornalisti, multe salate per gli editori e l’obbligo di rettifica entro 48 ore per i blog.

Se applicata, molte notizie importanti e di pubblico interesse non sarebbero più diventate di dominio pubblico.

Inoltre il comma contestato, in aggiunta alle norme già in vigore in materia di diffamazione, avrebbe consentito a chiunque di chiedere la rettifica di un contenuto che lo riguarda, se a propria discrezione ritiene che il contenuto sia «lesivo della sua dignità o contrario a verità».

Per non parlare poi dell’eventualità di trovarsi obbligati a registrare e gestire ogni sito come se fosse una testata.

Poi è successo quello che tutti sappiamo: la protesta su Twitter, su Facebook, sui blog, fino alla clamorosa chiusura dell’edizione italiana di Wikipedia; già, perché ora l’Italia ora può vantare il poco invidiabile primato di essere l’unico paese al mondo dove Wikipedia è rimasta oscurata per protesta.

Dice il senatore Vincenzo Vita (PD):

“C’è una vera e propria cultura nel voler bloccare la rete, presente anche in Francia con la legge Hadopi. Questa norma, inserita a forma nel ddl intercettazioni, è particolarmente incredibile certo. Ma queste azioni non sono il frutto di una sbadataggine”

E a molti è venuto infatti lo stesso sospetto.

Il problema però NON è (solo) il comma ammazza-blog o l’oscuramento di Wikipedia, anche se questi hanno dato visibilità mondiale alla porcata svista legislativa.

Il vero problema è il limite alla libera circolazione delle informazioni in rete, è quello di ledere uno dei diritti fondamentali dell’uomo. E se i giornalisti non potranno pubblicare le intercettazioni o altri atti d’ufficio (se non dopo parecchio tempo), se loro stessi non potranno pubblicarle sul proprio blog personale, se i blogger non avranno informazioni da commentare da rielaborare e da ricondividere questa libertà non sarà garantita.

Se non volete chiamarla censura preventiva, chiamatela pure come volete.

Mi spiace: non so cosa salterà fuori ma, nonostante le perdite sul campo, questa non è una vittoria.

 


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