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The dark side of Twitter

26 ago Posted by in Uncategorized | 2 comments

The dark side of Twitter

L’altro giorno tra i trending topic di Twitter aveva fatto capolino “tumblr“, in un modo piuttosto singolare.

Dopo una giornata di andamento altalenante – saliva, scendeva, usciva e rientrava – è uscito definitivamente dalla lista.

Una prima stranezza è che apparentemente non si sono verificati eventi così rilevanti da giustificare un picco del genere.

Se poi osserviamo il trend di “tumblr” nell’ultimo mese, notiamo che questo si ripete con una ciclicità quasi svizzera: ogni giorno raggiunge il picco massimo di menzioni intorno alla una di notte, poi scende fino a toccare il livello più basso alle 13 (ore italiane). L’assoluta regolarità di questo trend si nota ancora meglio se ci concentriamo sulla settimana in corso.

Apparentemente, quindi, non c’era nessun motivo valido per spiegare questo fenomeno.

Ricercando i tweet con quella stringa, mi sono però accorto che quasi tutti contenevano un link a un post su tumblr.com.

Perché “tumblr” è entrato nei trending topic?

L’unica spiegazione plausibile che ho trovato è che l’algoritmo di Twitter che calcola i trending topic non interpreta correttamente le recenti modifiche sulla visualizzazione degli URL.

Non avendo ricevuto ancora alcuna risposta da parte dello staff italiano di Twitter, ho cercato di approfondire questo fenomeno, scoprendo cose interessanti.

Perché a un certo punto “tumblr” è sparito dai trending topic?

Il motivo potrebbe verosimilmente essere lo stesso per il quale Wikileaks non può essere trending topic, come ben spiega Giovanni. Praticamente, è come se Twitter abbia aperto le gabbie (ergo, rilasciato la modifica sugli URL) e per il primo giorno questo topic, fino ad allora non rilevato perché occultato da t.co, è schizzato verso le stelle.

Col passare delle ore questo topic non era più una nuova tendenza ma diventava la normalità, quindi è gradualmente scomparso.

Perché “bit” (da bit.ly), “ff.im” o “wordpress” non sono diventati trending topic?

E’ legittimo a questo punto chiedersi come mai la stessa sorte non sia capitata ad altri servizi o piattaforme usatissimi.

Una ipotesi potrebbe essere l’esistenza di un controllo che scarta le parole con meno di quattro caratteri, come appunto “bit” e “ff“; in realtà non è così, perché abbiamo visto ancora qualche giorno fa “Eto” (Eto’o troncato all’apostrofo) diventare trending topic. Inoltre “FF” è utilizzato come hashtag (e non solo) in occasione del “Follow Friday“, quindi a maggior ragione non può essere questo il motivo.

WordPress e altre piattaforme di blogging, i cui URL di norma vengono quasi sempre accorciati con un qualsiasi servizio di URL shortener, invece sarebbero dovuti comparire come topic.

Strano, molto strano.

A meno che Twitter utilizzi una black list per escludere particolari topic automaticamente.

Esiste anche un controllo manuale dei trending topic?

Di certo – per ammissione del CEO di Twitter – esiste un team di moderatori che rimuove topic fastidiosi che si formano occasionalmente.

“Fastidiosi per chi?”, si chiede ancora Giovanni. Per il moderatore? E chi è lui per decidere cosa è fastidioso e cosa no?

E’ fastidioso #sucate? E’ fastidioso #GrazieBerlusconi? E’ fastidioso #thingsdarkiessay? E’ fastidioso uno qualsiasi dei tanti hashtag usati durante la primavera araba?

Dice ancora Giovanni, estendendo la discussione sul gruppo Facebook degli Indigeni Digitali:

E’ necessario che questa moderazione avvenga all’insegna della trasparenza più assoluta. Altrimenti si rischia di gettare una luce foschissima su ciò che avviene nei Social Network: senza trasparenza siamo dalle parti dell’ingegneria sociale e della manipolazione dell’opinione pubblica.

In sostanza, la condivisione delle informazioni di pubblico interesse su Twitter – quindi anche l’opinione pubblica – è fortemente condizionata dai trending topics, guidati da un algoritmo.

A questo però si affianca l’intervento manuale (in misura non quantificabile) di un team di moderatori che interviene nei casi di violazione della policy di Twitter, ma forse non solo.

Ricordo che un annetto fa Louis Gray (da pochi giorni Product Marketing Manager di Google+) scoprì per caso – grazie a un tweet pubblico inviato per sbaglio al posto di un DM – l’esistenza di due account ufficiali di Twitter tanto protetti quanto misteriosi: @twitteronnotice e @twittershoutout.

Twitter smentì i sospetti che fossero legati a una nuova funzionalità o a una sorta di moderazione interna; la versione ufficiale da allora è sempre stata che si tratta di un servizio di comunicazione interna, “per sollevare il morale dei dipendenti”.

Bisogna ammetterlo: come risposta non è delle più convincenti.

Sento l’uccellino che cinguetta, ma la foschia che lo avvolge non mi consente di vederne il colore delle piume.

 

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