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Su Referendum, disinformazione e strategie comunicative

12 Giu Posted by in Uncategorized | 1 comment

Referendum 2011

Giro per paesi e città e vedo soltanto manifesti che invitano a votare SI

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Parlo con persone e la maggior parte andranno a votare SI.

Frequento i social network e vedo soltanto avatar, gruppi, thread, post, stati, inviti che invitano a votare, preferibilmente SI.

L’elettore distratto potrebbe lecitamente chiedersi per quale motivo ci si reca a votare per un referendum sul quale sembra esserci unanimità di veduta. Il basso profilo mantenuto dalle istituzioni, dalle televisioni, da parte della stampa, dai gruppi politici di centro-destra lascia il campo completamente libero a chi pensa che occorra abrogare le leggi a cui si riferiscono i quattro quesiti referendari.

Persino all’estero si interrogano retoricamente da più parti sul motivo di questa sconcertante assenza di informazione sul referendum più importante degli ultimi 150 anni, in quanto tocca beni primari (acqua ed energia) e diritti essenziali di una democrazia (l’uguaglianza di fronte alla giustizia).

Questo è ovviamente legato alla convinzione degli assenti che l’unica strada per far vincere i NO sia quella dell’astensionismo che, grazie al discusso vincolo del quorum da raggiungere, lascerebbe le cose come stanno.

Questa strategia comunicativa (o, meglio, NON comunicativa) mi fa però sorgere due perplessità.

La prima perplessità riguarda l’assenza di contraddittorio, che rischia di tradursi in un plebiscito in barba alle statistiche su tutti i referendum degli ultimi 15 anni, che hanno fallito il raggiungimento del quorum.

La seconda perplessità è che se un Governo (di destra o sinistra non ha importanza) ritiene di perdere alle urne perché la stragrande maggioranza degli italiani la pensa diversamente (stando ai sondaggi che girano) e quindi persegue la strada del boicottaggio per uscirne vittorioso, crea un pericoloso scollamento tra cittadini (cioè il Paese reale) e classe politica. Visto che chi ci rappresenta dovrebbe esprimere gli interessi della maggioranza dei cittadini, viene da sé che qualcosa non torna.

Viene pertanto da chiedersi se la strategia più logica e coerente con il mandato che i cittadini hanno concesso ai loro rappresentanti non sarebbe dovuta essere quella del confronto aperto e oggettivo, invitando tutti i cittadini a esprimersi dinanzi alle urne e fornendo loro il maggior numero di informazioni per effettuare la loro scelta.

Quello che invece osservo, sia ascoltando le persone che vedo e sia seguendo le conversazioni sui social media é che c’è molta poca conoscenza degli argomenti del referendum, dei quesiti stessi e delle possibili implicazioni di una vittoria dei SI o dei NO.

Molti voti (o astensioni) saranno probabilmente espressione di scelte emotive e delle informazioni che autonomamente i cittadini avranno recuperato chiedendo ad amici, parenti, colleghi, contatti dei social network oppure venendone influenzati nell’ascoltarne i discorsi.

I social network in particolare mi sembra che si siano appropriati di quello spazio di informazione e di discussione che altri media non concedono.

Proprio qui ho visto confronti aperti e pluralità di espressione; emblematico é il blog di Galatea, il cui post sul referendum ha generato una lunghissima e interessantissima serie di commenti (e meno male che i blog erano morti), ma soprattutto snocciolato una serie di dati (e riferimenti alle fonti) utilissimi a informarsi, a contestualizzare e a giustificare le scelte.

Questo è un servizio che doveva essere svolto dalle istituzioni; al cittadino invece è stato negato il diritto di sapere perché dovrebbe votare SI oppure NO.

Chi voleva invece trovare queste informazioni sui portali ministeriali o governativi probabilmente sarà rimasto deluso. Avrà trovato in compenso il testo in burocratichese del referendum (che obbliga a votare SI per dire NO a nucleare, a privatizzazione dell’acqua e a legittimo impedimento), oppure molti messaggi di cordoglio e auguri a figure ecclesiastiche. Hanno trovato spazio persino atteggiamenti scaramantici sullo scudetto che il Milan si apprestava a vincere.

 

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One comment

  • evilripper ha detto:

    Concordo con quanto hai scritto, l’italia necessita di un cambiamento… solamente che se nulla è cambiato finora difficilmente cambierà in futuro, cmq sia credo che internet possa aiutare molto in questo!


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