Close

Not a member yet? Register now and get started.

lock and key

Sign in to your account.

Account Login

Forgot your password?

Free Amina

08 Giu Posted by in Uncategorized | Comments

In questo momento Amina Arraf è chissà dove, non si sa se ancora viva e in quali condizioni.

Tre sconosciuti armati l’hanno rapita mentre era in viaggio per Damasco con un amico. Ne ha dato comunicazione ai suoi lettori la cugina Rania Ismail (sperando che sia la sua vera identità), sullo stesso blog di Amina.

Già qualche settimana fa Amina aveva rischiato l’arresto e lo stupro, quando due agenti si presentarono a casa sua e uno di loro la minacciò, ma il padre riuscì a difenderla.

Come scrivevo un mese fa su questo blog, Amina è molto coraggiosa; anche dopo quell’episodio ha continuato a pubblicare le sue testimonianze sugli avvenimenti drammatici in Siria.

Doppiamente coraggiosa, perché donna in una terra dove non esiste uguaglianza di diritti tra i sessi.

Tre volte coraggiosa, perché la sua condizione di ragazza lesbica le crea nemici anche tra chi rivendica diritti al governo siriano, in una terra dove le diversità sessuali sono ancora un tabù.

A testimoniarlo sono anche alcuni commenti feroci lasciati sul suo blog, dopo la notizia del suo rapimento.

In questo contesto forse era questione di tempo ciò che è successo, ma questo Amina lo sapeva quando ha scelto di restare.

Amina Arraf è solo l’ultima di circa 10 mila persone arrestate – e in parte torturate – dalla metà di marzo a oggi dalle milizie siriane, tra cui anche bambini.

Se pensate anche voi che tutto questo sia una terribile ingiustizia, potete offrire una grossa mano diffondendo la notizia e chiedendo la liberazione di Amina, sperando che serva a qualcosa.

Io sono stato tra i primi a iscrivermi a questo gruppo su Facebook, il più corposo di quelli creati per sostenerla.

Su Twitter l’hashtag da usare è #FreeAmina.

Oltre al blog, un’altro punto di riferimento per gli aggiornamenti sulla vicenda è Sandra Bagaria, la compagna di Amina che però vive in Canada e si mantiene informata attraverso la rete.

Come nota a margine, aggiungo che sono rimasto sorpreso dalla leggerezza con cui certe testate hanno riportato l’accaduto, parlando di “arresto” e usando frasi come “è stata fermata da tre agenti in borghese armati e costretta a entrare nella loro auto“. Quando tre uomini in borghese armati tappano la bocca a una ragazza che cammina per la strada, la infilano su un’auto e scappano, a casa mia si chiama RA-PI-MEN-TO. Se compiuto dalla polizia segreta o dai miliziani (come sostiene la cugina) è un gesto assolutamente in contrasto con i diritti dell’uomo e come tale va condannato. Punto.

Secondo un testimone oculare che vuole rimanere anonimo, sull’auto usata per il rapimento era visibile un adesivo del figlio dell’ex presidente siriano.

Altre testate hanno fatto meglio, sbagliando il titolo dell’articolo ma compensando con un corpo abbastanza completo e corretto.

 


Leave a comment