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Fare formazione sui Social Media

13 mag Posted by in Uncategorized | 1 comment

Social Media Bubble

Come dicevo un annetto fa a una persona durante il Veneziacamp, una seria strategia di presenza sui social media da parte di un’azienda deve partire dall’interno.

Questo significa quindi fare in modo che il team interno abbia le conoscenze e le risorse adatte per gestire questa presenza e che l’azienda stessa (persone e processi) sia strutturata (ripensata?) in modo da agevolare e non vanificare questa strategia.

L’azienda che vuole formare sui social media il proprio team deve innanzitutto avere ben chiaro l’obiettivo che intende perseguire: vuole persone dotate di mentalità digitale oppure di cultura digitale?

Vuole diventare una Social Enterprise a tutti gli effetti oppure vuole semplicemente mettere le proprie persone in grado di confrontarsi con le altre aziende che utilizzano in modo spinto i media digitali?

Parleremo di mentalità digitale se desideriamo un team formato da persone con una discreta familiarità con i concetti base dei social media, quindi che cosa sono, come si possono usare, da chi vengono usati, una manciata di dati statistici, perché è importante conoscerli, ecc.

Parleremo di cultura digitale se desideriamo un team formato da persone che padroneggiano gli strumenti e il linguaggio, che utilizzano i social media costantemente per comunicare sia nella vita professionale che nella vita privata, che provano a ottenere risultati brillanti attraverso iniziative innovative.

Spesso è difficoltoso raggiungere direttamente il secondo obiettivo, quindi si sceglie di portare avanti una formazione per gradi, partendo da una prima fase dove l’obiettivo fissato è la mentalità digitale.

Se l’azienda in questione si occupa di media e comunicazione, quindi produce contenuti, non è sufficiente raggiungere il primo obiettivo ma è indispensabile spingere la formazione più in profondità.

Cosa succede di fatto?

Succede che molte volte chi eroga la formazione presta poca attenzione ai contenuti trasmessi, appunto perché viene attribuita maggiore importanza all’accettazione psicologica dei social media come strumento di comunicazione e all’abitudine di utilizzo, seppur limitata.

Si tende a pensare che chi si trova di fronte a noi per ascoltarci possa digerire anche errori, imprecisioni od omissioni.

Niente di più sbagliato!

Nel caso di una formazione sui social media la possibilità di trovarci davanti qualcuno che ci becca in castagna è tutt’altro che remota: questo potrebbe quindi scegliere se sbugiardarci davanti a tutti, twittare i nostri errori o raccoglierli tutti e scriverci un post a freddo su un blog.

Potrebbe cioè mettere in pratica con noi stessi ciò che noi gli suggeriamo di fare con gli altri. Se siamo fortunati, senza linkarci.

Esempi di informazioni superficiali?

Alcuni esempi “ipotetici” potrebbero essere:

  • A differenza di Facebook, Twitter non implica l’accettazione dei contatti“.
  • I tweet sono pubblici“.
  • La lunga coda è il titolo di un libro scritto da Chris Anderson“.

A parte il fatto che sarebbe da tradurre in “La coda lunga“, è un po’ come dire che “Pinocchio” è il titolo di un film di Comencini e non un libro di Collodi. Una affermazione simile, specie se fatta da persone che dicono di stare su Internet dalla notte dei tempi delle prime BBS, di solito suscita più di una perplessità.

  • Secondo il modello di Chris Anderson la maggior parte del fatturato sta nella coda“.
  • L’innovazione arriva dall’alto: occorre fare attenzione a non ascoltare troppo le richieste dei clienti“.
  • Dobbiamo lottare contro l’anonimato in rete“.
  • Utilizzando i social plugin di Facebook si combattono i commenti degli utenti fake“.
  • I social network comprendono blog, wiki e instant messaging“.
  • Tumblàr” (pronunciato esattamente così).
  • Se all’interno di una slide inserisci una immagine non realizzata da te, è opportuno citarne la fonte. Se poi l’immagine in questione è addirittura nota agli addetti dei social media di tutto il mondo – per esempio “The Conversation Prism“, la rappresentazione grafica realizzata da Brian Solis nel lontano agosto 2008 – è probabile che qualcuno che ti ascolta se ne accorga. Tieni anche presente che spiegarne il significato con “è un florilegio” a chi ti chiede esplicitamente di cosa si tratta non è buona cosa.
  • Il motore di Google non interpreta la stringa di ricerca, ma si aspetta di trovarla esattamente come è stata scritta“.
  • Bing è l’acronimo di “Better, but is not Google“.

La stragrande maggioranza delle persone invece tende a ricondurlo a “Bing Is Not Google“.

  • La ricerca di Google è nettamente migliore di quella di Bing“.

Al di là delle preferenze personali per l’uno o l’altro motore o delle pesanti critiche ricevute – che comunque non spiegherebbero come mai nell’ultimo anno Google sia sceso dall’84,96% della quota di mercato dei motori di ricerca mentre Bing sia salito dal 3,39% al 3,92% (dati NetMarketShare), oppure come mai nell’ultimo mese Google nei soli States abbia perso lo 0,3% e bing abbia guadagnato lo 0,2% (dati comScore) – oggi non c’è oggettivamente una differenza così abissale tra i due.

  • I link alle pagine di Wikipedia generalmente vengono messi tra parentesi“.
  • Yahoo! Answers raggiunge tre volte gli utenti della home page di Yahoo, quindi è caldamente consigliato utilizzare questo canale a fini pubblicitari“.

Per quanto generino un traffico elevato, esempi come Yahoo! Answers oggi come oggi non sono esattamente calzanti come modelli credibili su cui verificare e gestire la propria reputation. Servizi di Q&A come Quora invece probabilmente ignorano quasi totalmente brand e personaggi italiani, visto che ci si può esprimere tassativamente in lingua inglese (pena il bannaggio).

  • Un ottimo esempio di virale realizzato con contenuti (foto) prese da Facebook è Lost in Val Sinestra“.

In questo caso ciascuno può personalizzare questo video inserendo foto dei propri contatti senza il consenso dei diretti interessati, punto delicato che sottolinea anche GBA.

  • Più breve è il virale e maggiori sono le probabilità che venga condiviso in rete“.

31 gennaio 2011: la Sora Cesira realizza “The Arcore’s Night“, un video di ben 3 minuti e 29 secondi. Genera 2 milioni e 400 mila visualizzazioni solamente su YouTube, 203 commenti sul blog, 3133 votazioni del post, ne parlano tutti i media (tv, radio, quotidiani, Internet).

  • Ai fini del SEO, sono importanti fattori come la keyword density e la link popularity; in futuro però quest’ultima sarà sempre meno importante a causa del prossimo rilascio di Google +1“.

In realtà, a parte i servizi che Google rilascerà in futuro o che sta rilasciando gradualmente oggi, già da tempo questi fattori hanno perso importanza.

  • Dimenticate la qualità dei contenuti: esistono dei trucchetti per essere primi su Google“.

Tra magheggi e posizionamento (o visibilità) c’è una bella differenza, un po’ come quella che distingue black hat SEO e white hat SEO. E’ utile informare che esistono certe possibilità e che certe scelte possono portare a situazioni spiacevoli. E’ lecito diffidare da chi intende impostare una strategia sui magheggi. E’ invece sempre opportuno ricordare concetti come “content is king” oppure “context is king“.

Sinceramente, voi affidereste il vostro bambino a una tata qualsiasi? No? E perché dovreste quindi affidare la vostra azienda (e il vostro business) a un formatore qualsiasi?

crediti immagine

E’ importante scegliere attentamente a chi affidare il delicato compito della formazione sui social media.

Questi sono alcuni dei motivi utili per scegliere o NON scegliere un servizio di formazione sui social media, partendo dal presupposto che non si abbia ancora una propria rete di relazioni sui social media che ci aiuti a discriminare.

Motivi per NON sceglierlo:

  • perché è il primo che ho trovato su Google
  • perché mi fa pagare meno degli altri
  • perché terminata la formazione mi fa anche il sito e la consulenza strategica sui social media
  • perché me l’ha consigliato mio cuggino

Motivi per sceglierlo:

  • Qual è la presenza on-line delle persone e della società che mi vuole offrire un servizio di formazione?
  • E’ presente su Twitter? Per caso ha 10 follower e 20 tweet all’attivo?
  • E’ presente su Facebook? In che modo? Partecipa alle conversazioni? Ne stimola di nuove? Come le gestisce?
  • Ne parlano sui social network? In modo positivo o negativo? Qual è la sua net reputation?
  • Sui social media si comporta coerentemente con i consigli dati alle aziende?

Persone come me queste cose le vanno a verificare, sempre. Predichi bene e razzoli male? Mi spiace, ma per me non sei credibile.

La profondità di una formazione non deve andare a discapito della rigorosità: quando io tengo dei corsi sono rigorosissimo, anche perché impiegherei lo stesso tempo sia a fornire informazioni precise che a fornirne di imprecise.

Se fossi nei panni di un’azienda che vuole formare le proprie persone sui social media, non cercherei un tuttologo (che non esiste, quindi chi si spaccia come tale mente sapendo di mentire) ma mi affiderei a una società di servizi che copra le mie esigenze a 360 gradi, preferibilmente con provata esperienza sulla mia area di business.

Per esempio, per me sarà molto meno rilevante un formatore con esperienza sull’e-commerce quando io sono un editore.

Avendo invece già una rete sviluppata, identificherei una serie di figure chiave a cui appoggiarmi a seconda delle mie esigenze, su intranet sociali, Knowledge Management, content management, marketing innovativo, social media, community on-line, SEO/SEM, web analytics/social media analytics, per esempio.

Ovviamente io avrei già attribuito mentalmente nomi, cognomi, nick e link a ognuno di questi profili perché certamente sono persone con cui già interagisco regolarmente e che fanno parte della mia rete di relazioni.

E tu, invece, cosa ti aspetti da una formazione sui social media?

 

One comment

  • evilripper scrive:

    haha che spettacolo la serie degli “Esempi di informazioni superficiali”…
    veramente un ottimo articolo!Concordo con quanto hai detto tu, peccato che qui in italia sia perchè il mercato è composto da aziende medio piccole sia perchè tutti cercano di risparmiare si tende sempre ricorrere una persona sola! :-D
    ciao


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