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Anche il Guardian rinuncia all’iperlocale

30 Apr Posted by in Storify, Uncategorized | 1 comment

Dopo due anni dalla partenza, sembra ormai arrivato alla fine il progetto di informazione iperlocale del Guardian.

Il motivo è lo stesso che ai primi di marzo ha bocciato anche il sito di informazione iperlocale americano TBD, troppo oneroso rispetto ai ritorni economici.

Anche la raccolta pubblicitaria iperlocale, disegnata da molti come molto più efficace di quella generalista, è stata deludente; da un rapido colpo d’occhio, mi sembra in verità che non sia nemmeno molto adatta – la poca pubblicità presente – per l’integrazione con contenuti iperlocali o per creare engagement.

Secondo Marco, l’informazione cartacea probabilmente è ancora più vantaggiosa nelle realtà iperlocali rispetto al digitale.

Per l’esperto Marshall Kirkpatrick il punto è che finora raramente i siti di informazione iperlocale sono riusciti a creare sufficiente engagement con i lettori, preoccupandosi più di aggregare freddi dati iperlocali.

A questo punto di vista Mathew Ingram aggiunge su GigaOm:

Simply aggregating data isn’t going to produce enough traffic or engagement to get advertisers interested

Eppure i casi di successo – pochi – ci sono; AOL addirittura ci crede al punto da investire 50 milioni di dollari in Patch.com e di investire altri 10 milioni di dollari in Outside.in.

Il Guardian, insieme all’annuncio di abbandonare il progetto iperlocale, traccia le tappe di questo esperimento e cerca di analizzare i motivi del fallimento.

E i lettori del Guardian, cosa ne pensano?

Ah, beh, per quello è sufficiente leggere i loro commenti. Per esempio, trovo esemplare la sintesi di @suw, una lettrice:

Guardian proves there’s demand for city blogs, then proves it doesn’t know how to capitalise on that demand

 

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