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Data journalism e modelli visuali

16 Apr Posted by in Storify, Uncategorized | Comments

Gli attuali drammatici avvenimenti in Nord Africa e in Medio Oriente ci insegnano una volta di più come sia cambiato il modo di fare informazione. Grazie a un utilizzo maturo dei social media assistiamo oggi alla distribuzione di informazioni più puntuali, pertinenti, accreditate e comprensibili.

Alcuni esempi:

  • attraverso il data journalism si aggiunge credito alle notizie
  • attraverso il geotagging si contestualizzano
  • attraverso il crowdsourcing si raccolgono e si verificano le informazioni da chi è testimone oculare degli avvenimenti
  • attraverso i modelli visuali si sintetizzano e si personalizzano le informazioni fruibili

I contenuti possono essere quindi infografiche, mappe statiche o mappe interattive, realizzate con tecniche a metà strada tra la cartografia e il design.

Si aprono quindi scenari su nuovi e interessanti modelli di business, alcuni dei quali sono quelli di cui parlavo a Roma durante l’incontro sul giornalismo iperlocale (non descritti nel mio post) quando notizie e territorio si incontrano
Quali sono i vantaggi dell’utillizzo di modelli visuali?

  • il messaggio è immediato e comprensibile anche da chi parla lingue diverse
  • i contenuti interattivi aggiungono personalizzazione perché ognuno può scegliere il proprio punto di osservazione
  • le infografiche sono un efficace strumento per la visualizzazione di dati eterogenei, altrimenti difficilmente assemblabili

A volte questi contenuti sono collaborativi, nel senso che viene stimolata la collaborazione per mantenere aggiornati i contenuti, come nel caso di Crisismappers o di Storyful.

In casi come questi si parte solitamente da mappe geofisiche, che vengono poi arricchite attraverso il r eal-time tracking degli eventi (sia visuale che numerico) piuttosto che da testimonianze multimediali.

Da notare che spesso i contenuti visuali vengono utilizzati a complemento di quelli testuali.

La sovrapposizione di dati e immagini attribuisce pertanto importanza alla disponibilità di open data, cioè dati aperti riguardanti il territorio in formato strutturato e facilmente riutilizzabile.

In oltre due mesi in cui ho osservato attentamente il modo in cui le informazioni sugli avvenimenti a cui mi riferivo all’inizio di questo post venivano confezionate e distribuite; io stesso ho cercato di essere nel mio piccolo parte attiva in questo flusso di distribuzione.

Ho quindi raccolto tutta una serie di esempi pratici, li ho catalogati, ordinati cronologicamente, descritti brevemente e li pubblico di seguito usando Storify. Non sono tutti: ho molti altri riferimenti, però già questi sono tantissimi e ricchi di stimoli.

Spero che troviate tutto ciò molto interessante, come l’ho trovato io.

 

 

 


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