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Nuovi ruoli per social media, media tradizionali ed eGovernance

13 mar Posted by in Uncategorized | Comments

In questi ultimissimi giorni abbiamo potuto seguire attraverso i social media il disastro che ha colpito il Giappone per mano di un terremoto (ancora non placatosi) e – soprattutto – di uno tsunami.

Le informazioni sono prevalentemente di tipo visuale, non tanto a causa delle differenze linguistiche quanto perché eventi di questa portata sono difficilissimi da descrivere con le parole.

Un’immagine, un video, un grafico, un’animazione, un report o una ricostruzione al computer in questi casi sono estremamente più efficaci.

Io ho raccolto quelli che mi sono sembrati i casi più rappresentativi di questo nuovo modo di fare informazione.

Comincio con il Boston, una delle testate on-line che si è maggiormente distinta in questo senso: ha pubblicato infatti queste eccezionali raccolte di immagini, molto chiare e dettagliate.

Sempre il Boston ha pubblicato tempestivamente queste mappe dove sono indicati sia i luoghi colpiti che quelli che presumibilmente potrebbero essere raggiunti dallo tsunami nelle ore successive. Cliccando su un singolo segnalino viene mostrata l’ora presunta dell’evento.

Con questi grafici animati mostra invece come si forma uno tsunami.

Per capire come funzionano i sistemi di rilevamento dei terremoti e degli tsunami in Giappone, l’ideale è guardare le grafiche di Technology Review.

Il National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) è un istituto di ricerca americano che sviluppa metodi per ridurre i pericoli derivanti dal verificarsi degli tsunami; tra le attività svolte c’è anche quella della raccolta e della condivisione dei dati relativi agli eventi atmosferici e oceanografici. Questi dataset di dati sono accuratamente descritti ed esportabili per realizzare altre elaborazioni. Su questo tsunami pubblica molte informazioni interessanti, tra cui mappe aggiornate in tempo reale e mappe storiche degli eventi; inoltre attraverso un’animazione pubblicata sul proprio canale Youtube mostra fedelmente come si è propagato lo tsunami nel Pacifico.

L’immancabile Guardian pubblica la mappa interattiva dei terremoti nel mondo, visualizzati in tempo reale. I dati sono fortiti dal dipartimento geologico americano. Oltre a questi pubblica anche una mappa interattiva dei terremoti e degli tsunami più forti che hanno colpito il Giappone dal 1900 fino a oggi

La CNN ha geolocalizzato sulla mappa del Giappone diversi contenuti multimediali.

Business Insider ci mostra alcune foto catturate dal satellite, tra le quali anche le famose centrali nucleari.

Notevoli invece entrambe le mappe interattive realizzata dal NYT. Un ottimo elenco di risorse on-line per rimanere informati sull’evento ce lo fornisce Cnet: queste comprendono la tracciatura in tempo reale, la ricerca di familiari scomparsi, gli aiuti umanitari e informazioni di carattere generale provenienti da varie organizzazioni coinvolte.

Anche lo staff giapponese di Google si è dato da fare, mettendo a disposizione un altrettanto valido elenco di risorse, tra cui il Person Finder creato appositamente per il terremoto giapponese, oppure le foto geolocalizzate con Google Earth Outreach.

Ovviamente anche in questa occasione Twitter si è confermato ottimo canale per la condivisione di informazioni.
Mibazaar, lo stesso servizio che in occasione dei moti di protesta egiziani aveva realizzato un mashup per geolocalizzarne i video, questa volta ha realizzato ben due mashup, uno per geolocalizzare i tweet DAL Giappone e l’altro per geolocalizzare i video di YouTube SUL Giappone.

Tra le varie elaborazioni cartografiche realizzate, sono molto interessanti quelle di Views of the World – non strettamente legate a questo specifico evento – che mettono in relazione la densità della popolazione con il rischio di terremoti.

E ancora: la mappa dei terremoti avvenuti nell’ultima settimana, la mappa con la geolocalizzazione dei valori espressi in magnitudo, la mappa in giapponese con tutte le informazioni di emergenza spicciole utili a chi sta sul posto, la mappa in tempo reale dei terremoti nel mondo.

A queste particolari elaborazioni andrebbero aggiunti i tantissimi contributi video e fotografici.

Già con gli eventi di rivolta popolare in Nord Africa e in Medio Oriente abbiamo potuto osservare come questo approccio per distribuire le informazioni sia arrivato a un notevole livello di maturità.

Sia i social media che i media tradizionali stanno prendendo atto delle difficoltà oggettive per ognuno nel replicare le peculiarità dell’altro, evolvendo di conseguenza.

I social media rappresentano sempre più spesso la fonte delle notizie e delle informazioni specifiche, mentre i media tradizionali raccolgono e curano questi contenuti user-generated, in una sorta di ribaltamento dei ruoli rispetto a quelli del passato.

In mezzo tra media vecchi e nuovi ci sono le istituzioni, che possono e devono mettere a disposizione i dati utili ai cittadini, come nei casi sopra descritti; ovviamente devono essere dati aperti e strutturati, facilmente riusabili.

Questa situazione, se da un lato risponde a una domanda sempre più esigente da parte dei lettori e dei cittadini, colmando gravi lacune che le vecchie forme di giornalismo e di governance non possono risolvere per limiti endogeni, dall’altro pone interrogativi che una tale organizzazione e i nuovi equilibri sollevano inevitabilmente.

E’ un aspetto che assolutamente deve essere affrontato e sviscerato; lo riprenderò in uno dei prossimi post.

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