Close

Not a member yet? Register now and get started.

lock and key

Sign in to your account.

Account Login

Forgot your password?

Lezioni crowdsourced dalla Libia

28 Feb Posted by in Uncategorized | Comments

Il crowdsourcing ha avuto in questi giorni un ruolo fondamentale per fare circolare le informazioni tra i Paesi arabi del Mediterraneo (Libia in particolare) e il resto del mondo, per coordinare gli aiuti agli insorti oppure per aiutare i civili in fuga.

In questo caso però i social media non sono stati usati soltanto come cassa di risonanza ma anche per convertire i contenuti in modo che fossero comprensibili in tutto il mondo.

Accanto a un largo uso di informazione visuale, schiere di volontari hanno tradotto incessantemente in inglese i testi prodotti dai testimoni oculari: in Libia ci sono infatti molte zone sperdute – come quelle a ridosso del deserto del Sahara – dove non è diffusa la conoscenza della lingua inglese.

E’ grazie a quest’opera di traduzione che siamo venuti a conoscenza di messaggi come questo:

Greetings this is an urgent message from Kufra. Young people have taken complete control of the city, they hoisted the flag of Libya and Gaddafi down the flag.

Questo inizialmente era un messaggio vocale in lingua araba, trasmesso telefonicamente tramite Speak To Tweet (servizio di Google che, come suggerisce il nome, converte la voce in tweet) su Twitter. E’ sorprendente il tempismo di Google, che ha acquisito la startup SayNow, quella che possedeva questa tecnologia, solo lo scorso 25 gennaio!

Una volta su Twitter, i messaggi vengono letti e tradotti in inglese da un esercito di volontari.

Infine le notizie vengono pubblicate su Alive in Libya, un portale realizzato apposta per diffondere in lingua inglese nel resto del mondo tutto ciò che riguarda le rivolte in Libia, in Egitto, in Bahrein e in Iraq.

Anche le fotografie e i video dei manifestanti in piazza mostrano come normalmente i cartelli sono scritti sia in arabo che in inglese.

La differenza si è notata soprattutto nel primi giorni della rivolta, visto che i giornalisti occidentali erano arrivati in Libia solo a partire dal 21 febbraio.

Io per le traduzioni dall’arabo mi sono arrangiato con un javascript di Google Translate installato nel browser, però le traduzioni non erano ugualmente sempre comprensibili (e non mi stupisce, visto che anche da una lingua occidentale all’altra spesso escono traduzioni prive di senso). Devo dire però che mi è capitato poche volte di farlo, tanti infatti sono i contenuti disponibili in lingua inglese.

 


Leave a comment