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The digital news lifecycle

30 Gen Posted by in Uncategorized | 3 comments

Nel mondo dell’informazione 2.0 le notizie hanno un ciclo di vita molto breve.
Attraverso i tanti servizi di social media monitoring disponibili è facilmente verificabile che solitamente le notizie on-line resistono solo poche ore (a volte minuti) e raramente vanno oltre le 24 ore.
In realtà una volta pubblicata sui media digitali una notizia diventa liquida: proprio quando sembra morire, ecco che assume un’altra forma e riprende a diffondersi.
E così via, con un processo virale strettamente legato alle caratteristiche dell’ecosistema digitale col quale viene in contatto.
Da quel che mi risulta, a oggi non è ancora stata percorsa la strada che porta a un ulteriore tipo di trasformazione della notizia, ma ne parlerò in un’altra occasione perché richiederebbe una trattazione specifica.

Circa un anno fa il ciclo di vita di una notizia sui media digitali era visto da Gaurav Mishra come un interessante percorso disegnato dalla profondità e dal trascorrere del tempo.
Questo percorso veniva innescato da un tweet che segnalava un avvenimento.
A quel punto qualcuno scriveva un post linkando la fonte, venendo eventualmente ripreso da un media tradizionale.
La notizia veniva poi contestualizzata con altri contenuti sullo stesso argomento, analizzata e approfondita, eventualmente anche tramite interviste.
Conversazioni nascevano sui siti, sui blog, sui social network; alla fine rimanevano varie versioni della notizia di partenza, ciascuna con caratteristiche distintive.
Questo era lo scenario.

In realtà l’offerta negli ultimi dodici mesi è cresciuta notevolmente e i contenuti originali sono sempre meno; la tendenza è quella di un appiattimento generale dell’informazione.

A parte questo, diciamo che i vari passaggi sono ancora abbastanza attuali, anche se oggi io vedrei meglio una rappresentazione leggermente diversa, con più onde sovrapposte dove ognuna genera e influenza le successive, di profondità e durata diversa.

Anche il modello che Paul Bradshaw aveva pubblicato su Online Journalism Blog qualche anno fa – a onor del vero pensato più per una sala stampa che per altre forme di giornalismo e di distribuzione di notizie – appare ormai superato, così ho pensato di attualizzarlo.

Oggi infatti le notizie consumate attraverso i media digitali vengono curate, remixate, disaggregate, arricchite con altre informazioni, abbellite (molto più spesso abbruttite), sintetizzate, twittate, linkate, commentate, quotate, votate, etichettate, contestualizzate, raccontate, personalizzate, convertite in altri formati (da testuale a multimediale e viceversa), raccontate a voce, riprese ancora sui media digitali e ridistribuite anche su piattaforme diverse da quella di partenza.

In taluni casi – se la notizia si presta – nascono spontaneamente persino parodie e memi su quel tema, a volte superando come audience quella della notizia originale.

Qui sotto riporto lo schema della mia rivisitazione del modello.

Giusto due parole su questo modello:

  • Tra gli alert ho inserito le notifiche push e gli alert integrati nei mobile newsreader, ma il punto veramente importante è quello dei social network, ormai fonte privilegiata rispetto per esempio ai lettori di feed tradizionali. Accanto a Twitter si stanno ritagliando uno spazio altri servizi di microblogging, non necessariamente in competizione tra loro. Per esempio, con l’uso combinato di servizi come Twitter, Foursquare, Instagram e Tumblr si possono realizzare cose molto interessanti.

  • La prima pubblicazione della notizia avviene sempre meno attraverso un post sul blog ma più facilmente sulla stessa piattaforma attraverso la quale siamo venuti a conoscenza della stessa: attraverso un retweet nel caso del microblogging, oppure con un like nel caso dei principali social network. Entrambi i casi consentono una diffusione del contenuto in tempo reale e una maggiore visibilità.

  • Bene o male i social media sono bazzicati anche da chi lavora per i media tradizionali, i quali possono così catturare tempestivamente le notizie di una certa rilevanza.

  • All’utilizzo del classico link si sono affiancate altre pratiche per contestualizzare una notizia: metadati ben scelti aiutano a identificare la natura di un contenuto prima ancora di aprire un link. Un’altra importante è quella del journalism data driven.

  • Qui ho inserito una nuova fase, quella delle notizie co-prodotte. Questa è importantissima perché qui si decideranno le sorti del giornalismo che verrà. In realtà sarebbe una fase senza una collocazione ben precisa, diciamo trasversale alle altre.

  • L’analisi dei dati, strettamente legata al data journalism, utilizza ultimamente forme particolarmente efficaci per la rappresentazione dei risultati, affiancando le infografiche alle classiche chart. Possiedono discrete potenzialità anche le presentazioni interattive, al momento poco sfruttate.

  • Grazie a soluzioni interattive applicate a infografiche, mappe e diagrammi, le informazioni che si possono consumare sono sempre più personalizzabili. Potrebbero per esempio essere filtrate per una particolare area geografica o per parole chiave. In questo momento non è ancora chiaro se in futuro – accanto ai wiki tradizionali – potranno ritagliarsi un ruolo importante come fonte di informazioni anche i social wiki come Quora: secondo gli investitori parrebbe di si. Per confrontarsi attraverso un canale chat ormai non si utilizza necessariamente un client dedicato ma anche un client integrato in un social network, a volte anche multiutente. Il microblogging è una forma di interattività oggi indispensabile per chiunque abbia necessità di confrontarsi con chi legge i propri contenuti e un profilo Twitter è sempre caldamente consigliato.

  • Un esempio di database è Wikileaks, che raccoglie e cataloga tutta una serie di notizie e dati relativi a specifici argomenti.

Come tutti i processi, anche quello di produzione e distribuzione delle notizie on-line ha un costo e possiede un valore.

Il costo dipende dal tipo e dalla quantità di risorse profuse, la prima delle quali è il tempo dedicato; il valore dipende invece dalla percezione di chi ci legge.

Sia il costo che il valore sono strettamente legati a velocità e portata/profondità della notizia.

Per esempio, la verifica delle fonti ha un costo non indifferente, ma allo stesso modo attribuisce una maggiore autorevolezza all’articolo pubblicato; un’altra attività dispendiosa può essere quella di ricerca e analisi dei dati.

Per ottenere una curva soddisfacente del ciclo di vita della notizia occorre intervenire sulla efficienza e sulla velocità con la quale questa viene pubblicata.

Questo però significa curare il tipo e il numero delle fonti, il livello di separazione del segnale dal rumore di fondo e la capacità di individuare gli alert opportuni, tutti fattori che aumentano il valore percepito.

Molti si chiedono se questo valore possa essere riconosciuto ed eventualmente monetizzato, cercando di capire in quali condizioni ciò sia possibile.

A mio modo di vedere chiunque a vario titolo si inserisca in modo determinante in una qualsiasi delle fasi del ciclo di vita di una notizia on-line ha diritto a una qualsiasi forma di riconoscimento, in proporzione al valore percepito.

Si tratta quindi di ripensare la filiera dell’informazione e sostenere modelli più snelli, più flessibili, più efficaci e più efficienti di quelli attuali.

 

3 comments

  • Marco Dal Pozzo ha detto:

    Roberto, complimenti per il lavoro che hai fatto. Davvero interessante. Per me sono cose mai troppo approfondite ma utilissime per gli studi che sto facendo!

    Magari poi ripasso per qualche domanda!

  • roberto ha detto:

    Quando vuoi, Marco, quando vuoi.
    Ho deciso di scriverlo perché, cercando questo tipo di informazioni, avevo trovato stranamente solo 3-4 post degni di nota e per giunta datati.
    E’ più facile trovare analisi sul ciclo di vita di un tweet o di un trending topic.
    Pensa solo a quante di quelle cose che ho citato un anno fa non esistevano ancora o non erano così conosciute!

  • […] Per quanto mi riguarda non è certamente questo il giornalismo del futuro. […]


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