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Broken news

10 Gen Posted by in Uncategorized | Comments

Le breaking news valgono il rischio di commettere un refuso o di non verificare come si deve la fonte? Secondo molti pare di si. Io stesso un paio di mesi fa, nel voler pubblicare a tutti i costi un post lunghissimo (non quindi una notizia ma un articolo di opinione) in tempi brevi, ho incredibilmente inserito un errore di battitura nel cognome di una delle persone a cui mi sento più legato in assoluto.

Come se non bastasse, ad accrescere la mia figuraccia si è aggiunto il fatto che il cognome fosse inserito nel titolo del post stesso, cosicché tutti quelli che l’hanno letto (amici, lettori occasionali e persino Google) non hanno potuto fare a meno di notarlo (e farmelo giustamente notare).

Cosa è quindi meglio fare? Ricontrollare con pignoleria i propri contenuti e poi pubblicare oppure buttare giù le prime impressioni e pubblicare il più presto possibile?

Le breaking news devono essere veloci, non eccessivamente dettagliate, soprattutto non sono approfondimenti né opinioni.

Qual è quindi il margine di errore che possiamo concederci?

Beh, diciamo che dipende molto dai contenuti, ma anche dall’effetto che avrebbe la stessa notizia data pochi minuti più tardi. Possiamo scegliere quindi di privilegiare l’uno o l’altro stile, ma anche di trovare un compromesso poco rischioso tra i due.

Se l’errore non cambia l’essenza della notizia direi che la colpa potrebbe essere espiabile con una semplice penitenza sui ceci, in caso contrario la lapidazione appare più che adeguata 😉

Nel mio caso l’errore è stato quello di voler pubblicare velocemente (per motivi miei) un contenuto molto corposo, articolato, e dai contenuti che potevano diventare (e sono stati) oggetto di critiche, quando notoriamente la velocità e la complessità non si sposano molto bene.

Nel caso invece di una prestigiosa testata on-line, un esempio calzante mi sembra quello odierno di Corriere.it. Si schianta un aereo in Iran: questa è una notizia da diffondere presto, senza pensarci troppo.

L’Ansa ne dà notizia per la prima volta alle 19:06, la testata milanese alle 18:53. Repubblica.it riesce a fare meglio, pubblicandola alle 18:39.

Morale: Corriere.it pubblica una prima versione indicando 156 (passeggeri?) a bordo, per poi correggersi più tardi (io me ne sono accorto dopo qualche ora, però magari la correzione è stata più celere) indicando 105 (passeggeri?) a bordo. Apparentemente avevano interpretato la fonte come 105 passeggeri deceduti più 50 superstiti, mentre i 50 erano già compresi nel conteggio (comunque errato, visto che 105+50 dà 155 e non 156).

Riporto qui sotto gli screenshot che ho fatto delle due versioni: il primo si riferisce al feed, mentre il secondo si riferisce al sito.

aereo iraniano precipitato

In un caso come questo io penso che abbiano fatto bene in redazione a dare la notizia velocemente perché in quel momento la priorità andava data al dover comunicare la disgrazia; il numero preciso dei passeggeri e altre informazioni utili potevano arrivare anche un un secondo tempo, anche in virtù del fatto che essendosi verificato l’incidente in un Paese lontano, la verifica delle fonti presumibilmente sarebbe stato difficoltosa.

Resta il fatto che in questo caso al Corriere.it sono riusciti a precedere un’agenzia di stampa come l’Ansa.

Qualcuno particolarmente pignolo potrebbe obiettare che su Repubblica.it sono arrivati ancora prima e senza errori. Ripeto: secondo me hanno fatto bene e ci può stare. Semmai, ho trovato molto curioso che sia nella prima versione che nella seconda non si specifichi la natura di quei numeri.

Persone? Mele? Pere? Euro? Automobili?

Già, perché una delle possibili interpretazioni era che l’aereo trasportasse un’Alfa 156 o una Peugeot 105.

Trattandosi di PERSONE, molte delle quali morte, forse era il caso di evidenziarlo. Non vorrei però che questo modo di esprimersi sia in realtà quello degli italiani identificabili negli spot “Parli a zero” (ma zero che?), il che sarebbe anche peggio.

 


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