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Social Election Day

04 nov Posted by in Uncategorized | Comments

Negli States si sono appena concluse le elezioni di medio termine, le prime affrontate dall’amministrazione Obama.

Cosa rimane di queste elezioni, a parte ovviamente i risultati?
Se mi rivolgessero questa domanda, risponderei che ci sono due aspetti fondamentali: il primo è che ogni campagna politica che si svolgerà negli States da qui in avanti sarà imprescindibile dall’utilizzo dei social media e che ciò sarà tanto più vero quanto più si andrà avanti.
D’altronde, non è altro che la conferma del fenomeno che tutto il mondo ha potuto osservare nel 2008 quando l’utilizzo sapiente dei social media contribuì in maniera determinante all’elezione di Obama, con quella che fu definita la più grande campagna di marketing di sempre.

Il secondo aspetto è che in questo momento, pur con numeri assoluti di tutto rispetto e tassi di adozione che in alcuni casi crescono a ritmi vertiginosi, i social media sono ancora lontani dal diventare la principale fonte di informazione (e probabilmente di influenza) per le elezioni politiche.
Secondo i sondaggi, oltre il 75% degli elettori ha ricevuto la maggior parte delle informazioni sulle elezioni attraverso la televisione, il 15% attraverso la radio e poco meno del 10% da internet e/o direct email e/o stampa.

Cosa è cambiato nell’utilizzo dei social media rispetto alle elezioni del 2008?
Sostanzialmente le modalità di utilizzo dei social media durante le elezioni del 2010 sono riconducibili alle stesse di due anni fa; abbiamo rivisto la modalità conversazionale (blog, gruppi su Facebook, sondaggi, …), la modalità push (social media monitoring) e la modalità pull (tweets, pagine su Facebook, …).

E’ cambiato invece il social media mix, con i social media che sono sempre meno megafono e sempre più efficace strumento di ascolto.

Rispetto a due anni fa diversi social network si sono evoluti (Facebook, Twitter), altri hanno perso appeal (MySpace), altri ancora due anni fa non erano ancora presenti (Foursquare).

Si è evoluta la tecnologia: buona parte degli accessi ora avviene in mobilità, grazie al lancio di dispositivi di nuova concezione (iPad) o al boom di vendite di quelli esistenti (iPhone, Android).
Anche la banda, talvolta, è più generosa e supportata da tariffe pensate appositamente per un utilizzo intensivo da dispositivi mobili di terza generazione.

Si sono evolute le persone, attraverso un processo di alfabetizzazione digitale spontanea: molte si sono avvicinate ai media digitali grazie per esempio a Facebook, alla semplicità d’uso dei dispositivi touchscreen e al contagio derivante dall’appartenenza a una rete sociale.

LE CONVERSAZIONI
Ovviamente, non sono mancati i sondaggi elettorali, come quello molto dettagliato pubblicato da Pew Research.

LA MODALITA’ PULL
Un esempio interessante è la strategia comunicativa utilizzata da Meg Whitman, in lista per i seggi Californiani.
Whitman aveva più di 20 persone dedite ai social media e che hanno gestito la comunicazione esclusivamente online, anche le liti più accese; una volta avviata la campagna, ha spostato la comunicazione (monodirezionale) sui più economici comunicati stampa.
Per la cronaca, Whitman poi è stata trombata.

In generale, nel periodo che va dall’inizio del 2010 fino alla fine di ottobre, la copertura sui media è stata dominata da Barack Obama, secondo quanto riferito da Journalism.org e secondo le rilevazioni di Pew Research: è stato protagonista di ben 343 delle 2.010 storie prese in esame riguardanti i candidati, dove per protagonista si intende che sia stato presente in più di metà della durata della singola storia.

LA MODALITA’ PUSH
Facebook ha dimostrato di riuscire a prevedere abbastanza bene gli esiti delle elezioni, anche grazie a un tracker elettorale che classifica i candidati per numero di fan.
Alla Camera, il 74% dei candidati con il maggior fan su Facebook hanno poi vinto; al Senato è capitato all’81% dei candidati.

Questa piattaforma si è anche rivelata ottima per la raccolta di dati, sia in termini quantitativi che qualitativi.
Più di 12 milioni di persone hanno cliccato sul tasto “Ho votato” in questa pagina, un incremento del 122% rispetto ai 5,4 milioni delle elezioni 2008.
Mentre in tv venivano trasmessi i dibattiti, su Facebook veniva analizzato il buzz generato da ogni candidato.

Facebook ha anche pubblicato un’applicazione per indicare agli elettori in quali luoghi potevano votare.

Twitter è stato usatissimo per seguire le notizie in tempo reale ma, affinché lo strumento fosse efficace, occorreva seguire sia account particolari che hashtag particolari, possibilmente in grande numero.

A loro volta molte persone, una volta votato, hanno lanciato un tweet associato all’hashtag #ivoted per indicare che avevano compiuto quel gesto.

C’è stato anche chi, come il Washington Post, ha sponsorizzato un Trend su Twitter, legato all’hashtag #election.

Circa 50 mila persone hanno segnalato su Foursquare (la grande novità delle elezioni 2010) che avevano appena votato, guadagnando un badge realizzato apposta per questa tornata elettorale; Foursquare è poi riuscita a visualizzare su questo indirizzo i loro check-in grazie a OpenStreetMap e HTML5.

GeoPollster è una variante curiosa e interessante di Foursquare (che ricorda in parte anche il Risiko), praticamente un servizio per la raccolta di sondaggi geolocalizzati attraverso i check-in su Foursquare: 1 account, 1 voto concesso.

Ancora  più interessante è l’iniziativa della testata Union-Tribute di San Diego, che offriva una copia gratis a tutti quelli che effettuavano un check-in su Foursquare da una delle loro sedi.

Questa è stata anche l’elezione in cui si è fatto largo uso di rappresentazione dei dati in forma grafica, visuale e interattiva, tendenze in atto già da mesi sui social media; accanto ai tradizionali sondaggi, abbiamo assistito a un tripudio di chart, di infografiche più o meno interattive e di mash-up, ma anche di servizi web liberamente accessibili per la visualizzazione dei dati (gadget, apps, API, ecc).

Per esempio, da una collaborazione tra Google e Pew Research è nato il Voting Information Project, un mash-up di mappe e di dati dove Google ha realizzato gadget e applicazione, mentre Pew Research ha raccolto e incrociato i dati (liberamente scaricabili e riutilizzabili in altre applicazioni) con la mappa, praticamente una ri-riutilizzazione di Open Linked Data.

Gigaom ha individuato anche altri esempi di servizi web più o meno ludici legati a queste elezioni, come quello di my.barackobama.com.

La maturazione degli strumenti e delle metodologie di social media monitoring nel corso degli ultimi due anni ha fatto si che si cominciasse a parlare seriamente di predittività e di sentiment analysis.

Come twittavo l’altro giorno, Dan Zarrella (il “guru” delle metriche sui retweet) ha pubblicato un interessante post in cui affronta l’argomento delle capacità predittive derivate dall’analisi dei tweet.

Assolutamente da segnalare il lavoro svolto dalla CNN, che ha tracciato decine di migliaia di tweet, dividendoli per Stato e seggio, piuttosto che analizzandone il “sentiment”.

Il New York Times invece ha sapientemente sposato dati e notizie, realizzando un sito in cui ha integrato articoli, video, tweets, profili dei candidati, collegamenti con pagine Facebook e risultati, il tutto pensato per essere facilmente accessibile anche da iPad (come segnala Marco Bardazzi).
Oltre a questo, ha realizzato quattro mappe interattive attraverso le quali è stato possibile seguire i risultati per Stato, Contea (di particolare d’effetto è la rappresentazione a bubbles per la visualizzazione pesata dei dati) e raffrontare questi dati con quelli delle precedenti elezioni del 2004.
Le mappe sono proiezioni e risultati al Senato, oltre a proiezioni e risultati alla Camera.

L’unico punto dolente è che, essendo realizzate in Flash, conseguentemente queste mappe non sono accessibili dai dispositivi mobili della mela morsicata, così come quella che conteggia ora per ora tutti i tweet che hanno referenziato ogni singolo candidato e rappresenta il tutto su una cartina animata (che però merita veramente la visione).

Anche dalle analisi ricavate dai motori di ricerca è stato possibile capire alcune cose, come nel caso degli Hot Trends di Google secondo i quali durante il 2 di novembre più della metà dei termini ricercati riguardavano le elezioni.

Queste ricerche riguardavano prevalentemente gli streaming in diretta e i canali giornalistici: appena una informazione veniva resa pubblica dai media, questa condizionava le successive ricerche, che spesso si concentravano sugli esiti incerti.

Sempre a proposito di Google, anche YouTube ha avuto la sua bella rilevanza come canale di comunicazione: sul blog ufficiale sono citati esempi di video che sono stati utilizzati durante la campagna elettorale, visionati anche milioni di volte, insieme alle immancabili parodie.

In tutta questa carrellata di segnalazioni, ho tenuto per ultime un paio di infografiche interattive:

  • Political climate: mostra, anno per anno, quali sono stati i temi caldi trattati durante la campagna elettorale.
  • Billionaires’ Favorite Politicians: mostra come sono stati distribuiti i 30 milioni di dollari che i 400 uomini più ricchi d’America (classifica Forbes) hanno donato ai politici dal 2006 a oggi

A questo punto non resta che darsi appuntamento per le prossime elezioni, nel 2012, per vedere quali saranno le prossime evoluzioni.

 


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