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Decalogo per scrivere sul web

06 Nov Posted by in Uncategorized | 4 comments

In realtà questo non sarebbe un vero decalogo, di quelli scolpiti nella pietra e che raccontano una verità assoluta.
E’ semmai un insieme di buone pratiche che ho assimilato e cercato di evolvere nel corso degli anni, per il piacere di scrivere e di essere letto.

Non esiste una ricetta adatta per ogni situazione: esiste semmai la capacità di ognuno di capire, volta per volta, quale stile e quale metodo è più adatto in quel momento.
In base a quelle che sono le mie capacità e cercando di non perdere mai di vista queste buone pratiche, ogni tanto riesco a pubblicare dei post che riscuotono un discreto successo.
Ho quindi pensato di condividerle nella speranza che possano essere utili a qualcun altro. Buona lettura!

Se esiste un riferimento a una fonte principale, è meglio non inserirne il link relativo nella prima frase del nostro post, perché potrebbe portare il lettore altrove prima ancora di avere letto quello che vogliamo raccontargli: meglio dalla seconda frase in poi. 
E’ invece utile spiegare nella prima frase di cosa si parlerà nel seguito del nostro post: questo è ancora più vero se il nostro è un post di indagine o di approfondimento.

Se il nostro è un post di indagine o di approfondimento, bisogna tenere sempre presenti le sempreverdi regole delle “5 W” (che in realtà sarebbero 6):
Who? What? Where? When? Why? How?

Se il nostro è un post di indagine o di approfondimento, la nostra credibilità aumenterà se citeremo fonti autorevoli.
Frasi, dati, grafici e link in questi casi non vanno risparmiati, evitando però di inserire tutto ciò che ci capita sotto mano “tanto per fare numero”: in questo modo il livello medio delle nostre fonti rimarrà elevato.

Se il post è particolarmente lungo, è utile strutturarlo.
Se il post è particolarmente corto, dobbiamo pensare che la sintesi non è mai un problema, se quello che vogliamo raccontare è ugualmente comprensibile, anzi…

Chiunque scriva sul web è più talentuoso di Dante Alighieri, si sa; è meglio però lasciar credere al lettore che siamo delle persone normali, usando un linguaggio a lui facilmente comprensibile e veloce da assimilare.

E’ utile passare dallo “scrivere per sé” allo “scrivere per SEO“: accantoniamo l’ego per un momento e pensiamo al fatto che il nostro lettore principale si chiama Google. 
Alcuni semplici accorgimenti per catturare la sua attenzione sono l’utilizzo di parole chiave nei titoli e negli URL dei post, l’uso di URL sintetici anziché autogenerati dal CMS (quelli di Mashable sono un ottimo esempio), link esterni su parole chiavi e pertinenti (anziché su articoli, congiunzioni, ecc.), la leggerezza dei contenuti espressi in bytes.

I metadati e i link fanno parte della storia: sceglierli con cura e amalgamarli sapientemente col resto è un’arte e ci aiuterà a crearci un tratto distintivo. 
Attenzione però a non abusarne.

Se un argomento non ci interessa, evitiamo di scrivervi sopra un post; lo stesso vale se non siamo ispirati o se siamo svogliati. 
Il lettore queste cose le percepisce e non possiamo pretendere che il suo interesse sia superiore al nostro. 
Allo stesso modo, il lettore percepisce se scriviamo con trasporto e si sentirà più coinvolto.

Certi argomenti sono di una noia mortale; se decidiamo di scrivervi un post, dobbiamo fare in modo di intrattenere il nostro lettore, per esempio scrivendo come se stessimo raccontando la trama di un libro o di un film.

Se sei arrivato a leggere fino a qui, significa che probabilmente non ti ho annoiato dopo le prime righe e probabilmente hai compreso che il concetto di fondo è quello di offrire ai visitatori un’esperienza di lettura.
Se il post ti è piaciuto e non hai niente da aggiungere, significa che sono riuscito a coinvolgerti talmente bene da non farti accorgere che in realtà il “decalogo” è composto da nove punti, a meno che tu non voglia contare come punto anche questo, l’effetto sorpresa.

 

4 comments

  • Granocchiaio ha detto:

    non ho letto l’avvertimento che chi non è padrone dell’inglese e delle varie sigle pole andà a nche a fa un giratina

    forse perchè implicito

    sorry forse ho sbagliato indirizzo

    • roberto ha detto:

      @Granocchiaio Come avrai notato, i punti sono legati l’uno con l’altro.
      L’avvertimento che tu dici io lo considero come parte del punto su Dante e del successivo, che suggerisce di mettere da parte l’ego (anche per la lingua italiana).

      Ognuno, secondo me, dovrebbe cercare di capire i propri limiti e scegliere uno stile di scrittura alla propria portata, per evitare di fare figuracce e, in certi casi, perdere di credibilità.

      Oltre a questa considerazione di carattere generale, il taglio di ogni singolo post dovrebbe rispecchiare le caratteristiche del lettore a cui ci rivolgiamo e quelle del canale di distribuzione e del tipo di riscontro che vogliamo avere.

      Vogliamo aprire delle discussioni? In questo caso non dobbiamo sviscerare l’argomento trattato in tutte le sue possibili declinazioni ma lasciare spazio a possibili integrazioni.

      Vogliamo scrivere un pezzo divulgativo o un rapporto? In questo caso la rigorosità e la profondità sono imprescindibili.

      Vogliamo pubblicare il pezzo su un social media dove verrà divorato velocemente o su una piattaforma dove rimarrà persistentemente a disposizione dei pronipoti (esagero volutamente)?
      Queste sono le domande che dobbiamo porci prima di cominciare a scrivere, secondo me.

  • MammaNinja ha detto:

    Anche se ho già letto diversi di questi post, confesso che ho voluto leggere anche questo perché non si finisce comunque mai di imparare 🙂

    Ora proseguo la navigazione sul tuo blog visto che tratti argomenti che mi interessano.
    Buon lavoro

    MammaNinja

    • roberto ha detto:

      Cara @MammaNinja (accidenti, che nome preoccupante 😉 ), ti ringrazio per il tuo interessamento.
      Fai bene, perché questo dovrebbe valere per tutti.

      Come dicevo, sono buone pratiche che ho assimilato e provato a mettere in pratica in questi ultimi anni.

      Una cosa da tenere presente, però, è che sono mutevoli col passare nel tempo: io stesso un anno fa bloggavo con uno stile leggermente diverso e due anni fa con uno ancora più diverso, perché nel frattempo sono cambiato io, sono cambiate le persone a cui mi rivolgo, sono cambiati gli argomenti, sono cambiati i social media, è cambiato il numero di informazioni e di persone che seguo quotidianamente ed è cambiato il tempo che ho a disposizione per occuparmi di queste cose.

      Ora però vado anch’io a sbirciare (oh, mamma! Leggo che pratichi le arti marziali!) sul tuo blog.
      Ciao!


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