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Ok, il prezzo è quasi giusto sugli eMagazine

30 Lug Posted by in Uncategorized | 5 comments

Stavo osservando un paio di cose su Zinio.

La prima è che anche sui magazine digitali quella dello sconto selvaggio è pratica diffusa, alla stessa stregua delle versioni cartacee. Su queste ultime però gli sconti (e gli oggetti omaggi) servono a mantenere alte le tirature (alzando le quote ADS) e mantenere basso il numero di resi. Sulle uscite digitali evidentemente i motivi sono altri, tipo magari che a prezzo pieno non vendono.

Troppo alto il prezzo? Poco allettante il contenuto? Entrambi? Psicologia del “fattore sconto”?

Un abbonamento annuale digitale a Jack, per esempio, grazie a queste offerte si mantiene al 60% del costo dell’abbonamento cartaceo.

Rispetto al costo complessivo delle uscite singole, il risparmio per chi acquista varia dal 20% al 50% circa, comunque molto meno degli sconti applicati di solito sulla carta. Un’altra cosa che ho notato è che sul catalogo USA le offerte sono più allettanti, ma di parecchio.

Maxim, una testata presente in 80 nazioni con 30 edizioni, su Zinio te la tirano dietro con l’86% di sconto (nella versione USA), visto che da 72$ passa a 10$! Io, che pure non sono un amante della carta, ho provato a sfogliarla sul video del pc e non ho trovato lo stesso feeling che ho quando sfoglio una rivista patinata (senza far nomi, diciamo una qualsiasi) perché l’interfaccia mi ha trasmesso poche sensazioni positive.

Molto diverse sono le sensazioni che provo invece nello sfogliare Zinio su iPad: colori più vivi, definizione alta e gestualità nello sfogliare i contenuti sono le caratteristiche che mi hanno coinvolto positivamente.

Ecco, diciamo che dieci dollari per dodici numeri mi sembrano un prezzo più equo dei 72$ del prezzo pieno, per quelli che sono i miei metri di misura.

Va detta anche un’altra cosa, cioè che un Maxim di giugno 2010 lo si può trovare in rete facilmente grazie a Google e scaricare gratuitamente, per esempio da Hotfile (175 pagine in un file PDF di 48 Mb).

Ovviamente un’app sull’iPad è tutta un’altra cosa, però il PDF non si paga e se l’abbonamento (o la copia singola) digitale costa troppo una persona si fa tentare dai canali non ufficiali.

Concludo con un’ultima considerazione: mi sembra che anche sui media digitali i grandi editori stiano portando avanti i loro prodotti attraverso le vecchie logiche di marketing e questo non è un segnale positivo.

La leva del prezzo deve sempre essere utilizzata con le pinze per evitare di fare troppi danni.

E’ a dir poco curioso che vengano applicati gli stessi parametri, le stesse proporzioni e le stesse politiche commerciali al digitale e al cartaceo.

Davvero non si può fare qualcosa di diverso?

 

5 comments

  • Vinz486 ha detto:

    “qualcosa di diverso”

    Magari, ma cosa? Ci sono idee, proposte, progetti di qualcuno?

  • roberto ha detto:

    Anzitutto direi che andrebbero sfruttati bene fattori come la bidirezionalità del mezzo, la user experience, il maggiore coinvolgimento, la community: non è così scontato, in base a quello che vedo.
    Queste verifiche mi sono servite per capire che questo approccio è comune tra gli editori.
    I prezzi mi sembrano tendenzialmente esagerati in rapporto ai costi di produzione e di diffusione: gli editori devono cominciare a pensare che il passettino in avanti lo devono fare anche loro.
    Soprattutto dovrebbero coinvolgere sia nella realizzazione di un prodotto che (perché no?) nella scelta dei prezzi anche chi poi vorrà acquistare questi prodotti: sono certo che salterebbero fuori cose molto interessanti.
    Io ho l’impressione che chi stabilisce le caratteristiche di un prodotto e chi ne stabilisce le strategie di mercato non conoscano bene l’argomento.
    Purtroppo sono cambiamenti culturali che devono cominciare da dentro

  • roberto ha detto:

    Volendo, per esempio, si potrebbe pensare a forme diverse dal “pagami un tot al chilo”, che tengano conto di quanto il lettore interagisce con l’interfaccia e utilizza il prodotto che gli ho messo a disposizione (e sottolineo “messo a disposizione”, che è differente dal dire “venduto”).
    Il lettore mi può pagare anche (magari parzialmente) sotto altre forme: dipende tutto da quello che riesco a fargli fare con l’interfaccia, che non deve essere semplicemente la trasposizione di un PDF (purtroppo ho sentito anche questa, sigh!)

  • roberto ha detto:

    Neanche a farlo apposta, pochi minuti fa Louis Gray ha parlato di un’app per iPad che, nonostante un prezzo non bassissimo, ha avuto successo perché ha saputo trarre vantaggio dalla user experience.


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