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Il paywall cambierà il nostro stile di scrittura?

16 Giu Posted by in Uncategorized | Comments


L’altro giorno, vedendo scorrere nei feed un titolo interessante pubblicato sul Financial Times (il Sole 24 ore d’oltreoceano), ho cliccato sul link per accedere alla lettura completa e… SBAM!

Altro che pagina dell’articolo: vado a sbattere contro il paywall dell’editore!

Questa cosa mi ha stimolato alcune riflessioni.

Partiamo dalla considerazione che, nel mondo, tutti i principali editori di quotidiani online stanno introducendo il paywall, cioè una forma di pagamento per la consultazione dei contenuti, ultimo in ordine di tempo il Times che manterrà visibile solo l’homepage.

Gli editori che non hanno ancora applicato nessuna forma di paywall in realtà stanno alla finestra perché, non essendoci esperienza su questo terreno (ed essendoci il forte rischio di perdere lettori se la formula adottata dovesse rivelarsi fallimentare), aspettano di vedere le reazioni verso le iniziative degli editori apripista.

Anche in Italia qualcosa è già partito nei mesi scorsi (Corsera, Gazzetta, Repubblica…) e sicuramente altri partiranno a breve.

Ogni editore ha individuato una propria forma di remunerazione, in base ai propri contenuti, ai propri lettori e ai propri obiettivi.

Non è detto però che le prime strategie di paywall siano scolpite nella pietra, tant’è che qualcuno le ha già riviste.

Immaginiamo ora che io sia un lettore abbonato a una di queste testate che applica il paywall oppure che abbia acquistato il singolo articolo perché mi sembra particolarmente interessante (e di solito i contenuti più interessanti sono proprio quelli a pagamento).

Lo leggo, mi piace. Bene, sono soldi ben spesi.

Voglio condividerlo con la mia cerchia di contatti e con gli amici degli amici.

Mi ha anche dato l’ispirazione per scrivere un post: ovviamente, come si dovrebbe fare sempre in questi casi, inserisco un bel link alla fonte: in questo modo attribuisco un valore a chi ha prodotto il contenuto iniziale.

Inoltre  offro il modo a chi legge il mio post di verificare la fonte delle mie informazioni, di approfondire l’argomento sull’altro sito, dove magari sono presenti altri articoli dello stesso autore correlati a quello.

Un momento! Chi cliccherà sul link non potrà accedere a quel contenuto senza pagare.

Siamo sicuri che chi mi legge sia abbonato alla lettura di quei contenuti?

Oppure, siamo sicuri che sia disponibile a pagare la stessa mia cifra per la lettura di quell’articolo?

Ogni persona attribuisce un valore diverso a ogni contenuto, quindi rischieremmo di scrivere un post monco, a seconda del nostro stile di scrittura.

Faccio qualche esempio: a me piacciono moltissimo gli stili di scrittura di Giuseppe e di PierLuca, ricchi di link e di rimandi alle fonti e che presuppongono una grande abilità nel confezionare un articolo.

Comincio però a pensare che, di questo passo, potrebbe risultare più efficace uno stile di scrittura più simile a quello di Vittorio, spesso ricco di testi quotati presi dalle fonti, il che potrebbe evitare le situazioni spiacevoli sopra descritte.

E voi cosa ne pensate?

 


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